"QUI RADIO LENINGRADO"
Intervista a Gian Piero Piretto, docente di Lingua e Letteratura Russa all' L'Universitā degli Studi di Milano e curatore della parte storiografica dello spettacolo "Ascolta" Parla Leningrado... Leningrado suona"
“Ascolta! Parla Leningrado ...Leningrado suona” è il titolo di uno spettacolo teatrale che prende le mosse da 2 radiogrammi trasmessi dalla Radio Svizzera Italiana nel 2006, con la regia di Sergio Ferrentino.
Si tratta di uno spettacolo volto a raccontare in maniera obbiettiva e senza troppi trionfalismi la storia dell’assedio tedesco di Leningrado, mediante memorie e documenti.
La ricerca storiografica è stata curata dal Dott. Gian Piero Piretto, docente di 'Lingua e Letteratura Russa' presso l’Università degli Studi di Milano, che ha rilasciato un’intervista a MilanoCultura.
In cosa è consistita la sua ricerca storiografica per lo spettacolo teatrale?
"Mi sono occupato principalmente di cercare, in archivi e biblioteche, diari dell’assedio, memorie autentiche, poesie e canzoni dell’epoca, traducendoli dal russo all’italiano. Molte canzoni ad esempio sono state citate dal testo dello spettacolo e, anche se non tutte sono state prese in considerazione per la messa in scena, sono servite agli attori per comprendere meglio lo spirito del tempo in cui è ambientata la storia. Una parte importante è stata svolta dalle poesie di Olga Berggolz, poetessa russa che teneva due diari, uno pubblico, che custodiva in casa e uno segreto, sotterrato in un cortile, dove annotava dubbi e incertezze sulla buona fede delle scelte del governo. Molti civili russi scrivevano le proprie memorie dove capitava, spesso sulla carta da parati, prima raschiata per fare zuppe con la colla (la fame portava anche a questo), e poi utilizzata come supporto per la scrittura. Ad alcuni colleghi che si sono complimentati per la stesura dei testi ho risposto che i complimenti andavano fatti semmai per il montaggio, perchè si tratta al 95% di collage di documenti originali. Infine, molte testimonianze sono state aggiornate, poichè di recente le biblioteche hanno messo a disposizione documenti storiografici che una volta erano tenuti in segreto."
Qual è stata l’effettiva importanza di 'Radio Leningrado' per i cittadini russi assediati?
"L’importanza di una radio che durante i mesi d’assedio non è mai stata messa a tacere. La sua rilevanza è stata grande specialmente per la gente comune, che cercava di continuare a vivere nel modo più normale possibile, lasciando per esempio aperti i teatri. 'Radio Leningrado' trasmetteva il bollettino sull’andamento della guerra, cercando di tralasciare le notizie più tragiche per non turbare troppo l’umore degli assediati, forniva consigli sulla sopravvivenza, tipo come proteggersi dal freddo con gli scarsi mezzi a disposizione o come seppellire i morti, e poi mandava in onda poesie, canzoni per tenere alto il vigore culturale della popolazione e il morale delle truppe. E quando non si riusciva a trasmettere in diretta si lasciava acceso il metronomo, come se il suo ticchettio fosse, simbolicamente, il battito cardiaco di una città ancora viva."
Quale fu invece, secondo lei, l’importanza della radio in generale durante il secondo conflitto mondiale?
"La radio ebbe un’importanza strategica per le potenze in guerra. Oltre a 'Radio Leningrado', anche 'Radio Londra' fu molto influente e, tra l’altro, il primo messaggio alla Russia fu trasmesso da Churchill proprio attraverso 'Radio Londra' e non da Stalin attraverso 'Radio Mosca'. I tedeschi, dal canto loro, trasmettevano finti comunicati in russo e diffondevano falsi volantini per spaesare i sovietici. Tornando a Leningrado, la radio dimostrò che la città resisteva più per lo spirito leningradese che per quello sovietico: i cittadini non stavano lottando per la patria, ma per la loro città eccentrica e anomala rispetto al resto della Russia. E questo a Stalin non piacque."
Negli anni 30-40 la radio fu quindi fondamentale per le sorti del conflitto, mentre oggi internet si candida al Nobel per la pace. E’ d’accordo?
"Assolutamente si. Oggi, in Russia, Putin sta chiudendo testate scomode per la sua gestione del potere. Internet per un Paese come questo, che ha vissuto 70 anni di incomunicabilità (sovietica) è una grandissima forma di libertà, alla quale l’attuale presidente non ha ancora messo freno. Alcuni romanzi sono stati pubblicati in rete, in particolare quelli dello scrittore Sergej Bolmat, i cui fan si contraddistinguevano indossando un floppy disc al collo. Internet, che per noi è stato un cammino graduale, per i russi, passati dai telefoni controllati a un’indigestione di nuovi mezzi di comunicazione, è stato un’orgia di scoperte. Negli anni ’70 il catalogo postalmarket era per i sovietici una vetrina sulla vita in Europa: guardando i prezzi degli oggetti comprendevano il costo della vita da noi. Oggi internet spalanca gli orizzonti su tutto il mondo."
Vuole aggiungere lei qualcosa?
"Vorrei sottolineare che abbiamo ripreso la storia dell’assedio di Leningrado per togliere quella patina di trionfalismo che contraddistingue eventi come questo. Abbiamo voluto scrivere invece con obbiettività e un pizzico di cinismo cosa è costato vivere in quel modo, sottolineando che non si è trattato di eroismo, ma è stata la forza della disperazione a generare la resistenza all’assedio. I leningradesi hanno continuato a vivere come se intorno non stesse accedendo nulla ed hanno sentito l’importanza di mantenere viva la vita culturale. Il grande emblema di ciò è la storia dell’orchestra di Shostakovich, che, anche se dimezzata, volle suonare a tutti i costi una melodia, la Settima, per la città di Leningrado."