È DI SCENA IL DIO-DENARO
Ferdinando Bruni dirige "Shopping & Fucking" all'Elfo-Puccini, nuova sede dei Theatridithalia
Alla sala Fassbinder dell’appena inaugurato Elfo Puccini è in scena per un mese (dal 16 aprile al 16 maggio) "Shopping & Fucking", prodotto da Theatridithalia, per la regia di Ferdinando Bruni.
Questo testo, scritto da Mark Ravenhill nel 1996, mantiene tutta la carica provocatoria del debutto, avvenuto sulla “puritana” scena inglese più di quindici anni fa, portando a teatro le difficoltà sociali ed emozionali di una intera generazione.
Un salotto domestico, uno studio, un bar, una camera da letto e una boutique, sono i "luoghi-vetrina" in cui i 5 personaggi intrecciano le loro vite e i loro drammi: attraverso pochi quanto chiari elementi i 15 quadri si susseguono in maniera serrata lasciando spazio ad una recitazione fredda e quasi distaccata, a volte concitata, sofferta, urlata, ansimata.
E’ infatti la parola il vero cardine di questo spettacolo: una parola forte, pesante, che diventa insopportabile, attraverso la quale ci si rende conto della fragilità e della vulnerabilità che ognuno dei protagonisti cerca di tenere nascosta, ma che inevitabilmente pervade la scena.
Ognuno di loro è vittima e carnefice di se stesso e degli altri, avvinto ad uno sfrenato consumismo materiale e sessuale: ogni cosa è dominata dalla logica del denaro, del guadagno e del sesso. Si compra e si vende tutto, vestiti, droga, sesso e persone, e si finisce per perdere gli affetti, i valori e la propria dignità.
Forse nessuno di noi si ritrova totalmente in Brian, l’unico adulto presente in scena, che ha come legge sacra quella dettata dal "dio-denaro", o in uno di quei quattro giovani (Lulu, Mark, Robbie e Gary) che, annullandosi nell’incapacità di essere appagato dalla “normalità”, si spinge alla ricerca del limite estremo, ma tutti, chi più chi meno, possiamo sentirci in qualche modo toccati dalla reale incapacità di relazionarsi con l’altro, di trovare prima di tutto in noi un qualche equilibrio emozionale.
Bravi gli attori che hanno dovuto cimentarsi in un lavoro non certamente semplice, ricco di scene e contenuti forti, ai limiti della rappresentabilità (se non si può parlare troppo apertamente di morale).