FRANKENSTEIN, PROMETEO MODERNO
All'Elfo l'allestimento di Stefano Massini del classico forgiato dalla fantasia di Mary Shelley
Interessante è l’allestimento ospitato al teatro Elfo dal 2 al 14 Marzo diretto da Stefano Massini e realizzato per il teatro Stabile toscano del Metastasio.
Liberamente ispirato al romanzo di Mary Shelley, "Frankenstein ovvero il Prometeo moderno" riporta sulla scena i temi dell’uomo e del suo incessante interrogarsi su se stesso e sulla sua esistenza.
La prospettiva da cui noi vediamo e viviamo la vicenda non è quella "comoda" di chi può con sufficienza additare e condannare la creatura mostruosa per antonomasia, colpevole, per il suo stesso esistere, ma, al contrario, quella di chi si sente coinvolto e disorientato dal racconto in prima persona di un essere costretto a pagare per le colpe di un uomo, Victor Frankenstein e per quelle di tutta l’umanità, la smania di vincere il più grande limite del nostro essere: la morte.
L’assenza fisica dell’attore-protagonista rende la vicenda ancora più forte: ad accompagnarci attraverso l’esistenza di Victor dalla sua nascita fino al momento della rovina totale è il racconto della stessa creatura resa presente attraverso una proiezione in 3D che riproduce il viso e le mani di quest’essere che tutto ha tranne che del mostruoso: la voce e la fisionomia del volto sono infatti di Sandro Lombardi.
Una recitazione calda ed intensa infatti disvela il dolore di chi non ha nulla in sé, se non il suo stesso non esistere come uomo: non ha genitori, infanzia, , ricordi e nemmeno un nome (la gente infatti si riferirà a lui con il nome del suo creatore).
E chi non ha un nome non ha un’identità, non ha una vita, non ha un destino, se non quello di soffrire in solitudine la sua stessa sorte.
Oltre al lavoro drammaturgico, interessanti sono le rese scenografiche e i costumi ricostruiti in maniera filologica: il palco vistosamente inclinato ci mostra personaggi ed ambienti di fine Settecento (tetri e bui antri sono passaggi per ulteriori spazi: ad esempio una botola usata come supporto per il letto della partoriente madre di Victor, sarà poi utilizzata come tomba per la stessa donna).
Nel finale tutta la resa scenica si annulla però con lo straziante discorso sulla solitudine e sul dolore di questo essere-non essere che nel buio della scena e della sala invade il nostro "rassicurante" spazio di spettatori e smuove, una volta ancora, le nostre coscienze.