KAFKA SULLA SPIAGGIA, DAL ROMANZO ALLA VERSIONE TEATRALE
Il testo di Haruki Murakami si dipana tra atmosfere oniriche e il sentimento di straniamento legato a un viaggio verso l'ignoto
In scena, personaggi alienati e alienanti, dai caratteri poco definiti, una storia il cui sviluppo è difficile da seguire, scandita da musiche evocative e, su tutto, una sensazione di straniamento che avvolge attori e spettatori.
È questa la sensazione che si prova assistendo a “Kafka sulla spiaggia”, trasposizione teatrale del romanzo omonimo di Haruki Murakami, indicato come uno dei possibili candidati al Premio Nobel per la letteratura.
Ben presto ci accorgiamo che, il senso di alienazione e di inconsistenza che attraversa i personaggi, è volutamente perseguito da chi scrive, desideroso di accompagnare lo spettatore lungo il viaggio della vita, il cui senso alle volte è da ricercare tenacemente risultando, per questo, straniante. È proprio attraverso un gioco di sguardi e rimandi, che pubblico e attori si ritrovano accomunati nel viaggio verso l’ignoto.
Due personaggi in fuga: il primo, un giovane quindicenne, Tamura Kafka, in fuga dal padre e dalla profezia che riecheggia quella di Edipo e, l’altro, il vecchio Nakata, dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto da bambino; entrambi si allontanano da Tokyo, diretti a Takamatsu, nel sud del Giappone.
Addentrandosi nella selva dell’incomprensibile e dell’oscuro, i 2 protagonisti vengono affiancati da diversi personaggi, Hoshino, un divertente camionista, la signora Saeki, il custode della biblioteca, Oshima e poi i gatti, gli animali amati dall’autore del romanzo. Si tratta spiriti solitari che avanzano tra numerosi enigmi e domande insolute.
L’allestimento scenico, affidato all’architetto Pierluigi Salvadeo, traduce in immagini un luogo indefinito e spaesante, reso tale attraverso la presenza di elementi non figurativi.
A livello tematico, oltre alla rilevante presenza del sesso, numerosi sono i rimandi intertestuali, con casi anche di citazioni dirette, al Macbeth di Shakespeare, alle musiche di Puccini e, fra tutti, al mito di Edipo.
Nessuno di questi fornisce una chiave di lettura univoca, ma tante quanti gli spettatori in sala, chiamati a decretare il senso della narrazione.
Queste le parole del regista Kuniaki Ida sull’attualità dello spettacolo: “Murakami attinge all’antica cultura giapponese e crea un ponte con il contemporaneo. Non si ferma però alla locale realtà giapponese, ma scava nel fondo comune dell’umanità”.