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TEATRO  ›  CONTEMPORANEO

IN NOME DELLA MADRE, MARIA SI CONFESSA AL PUBBLICO

La maternità della Madonna, evento quanto mai laico, visto con gli occhi di De Luca e Pierazzini

 
 

Questo figlio è mio, mio, mio, solo mio.

Francesca Censi lo ripete più volte nel corso dello spettacolo e risuona quasi come un ritornello. Uno sfogo, una preghiera, una scongiura. Ma anche una certezza, perché mater semper certa est. O no?

“In nome della madre”, tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore napoletano Erri De Luca, in scena fino al 30 Aprile al Teatro Libero e diretto da Paolo Pierazzini, è la storia di un amore che tutti conosciamo, ma che qui per la prima volta riscopriamo in tutta la sua umanità. E' la storia di una maternità preannunciata e inaspettata, ma mai tanto voluta. E' la storia di Giuseppe e Maria e di quel figlio che non sarà mai solo loro, ma che accoglieranno come un dono.

A raccontare la vicenda, in un intenso monologo dai diversi punti di vista, sono gli occhi e le parole di un'adolescente, Miriam/Maria, che pur con tutti i dubbi e le debolezze tipiche di quest'età, mostra una maturità adulta di fronte alla volontà divina.

E per la prima volta il racconto si sofferma sulla figura di Giuseppe, un uomo semplice, il più bravo falegname in paese, che per proteggere la propria donna non esita a mettere a repentaglio la propria vita, la propria attività, la propria credibilità. Il rispetto. Lui le crede, nel senso più alto del termine: crede che quel figlio che ha concepito senza di lui (ma che comunque non è frutto di alcun seme, solo di una polvere d'amore, come dice Miriam) sia un meraviglioso miracolo, non il simbolo di un tradimento o di una violenza, e crede che Maria sia nata per essere madre.

La maternità è l'altra macrotematica della pièce: Maria “si riscopre esperta” nei gesti e nei movimenti, la sua gravidanza non le porta dolore, solo felicità. Non teme il parto e sa di doverlo affrontare da sola. O forse in cuor suo sente che quello sarà l'unico momento in cui potrà stringere quella creatura sentendola solo sua. Poi, sarà di tutti e per tutti. E' la sua paura di perderlo che genera una sorta di preghiera al contrario in cui, rivolgendosi al suo Signore, lo supplica affinché Gesù non susciti invidie, non sia benvoluto, non sia particolarmente bello, ma sia solo uno tra tanti.

Il testo e la regia sono le perle di questo spettacolo: lo spettatore ha la sensazione che Maria si stia confidando con lui, sente una certa familiarità nelle sue parole - che non nascondono paure né ingenue riflessioni - e la scenografia crea un luogo intimo, al quale solo il pubblico e la donna possono accedere. Sul telo appeso verso il fondale del palco intanto vengono proiettate immagini che rimandano alla natura e alla fertilità, contribuendo con tutto il resto a rendere quanto mai laica un'esperienza così sacra e trascendentale.

 
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Autore: Valentina Arena
27/04/2009 - 12.47.39
 
In nome della madre, Maria si confessa al pubblico
FOTO: In nome della madre, Maria si confessa al pubblico
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