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MK, IL CURIOSO COMFORT DI FLIRTARE CON IL DISASTRO

La soluzione proposta nello spettacolo visto all'Out-Off è l'adattamento, non la ricerca di certezze perdute

 
 

Cosa c'è di più confortante di una casa, dell'idea di avere un posto accogliente, caldo, che sentiamo solo nostro, dove poter ritornare?

Mai come in questo particolare momento, dopo la disgrazia avvenuta in Abruzzo, ci siamo ritrovati a riflettere su quello che abbiamo sempre dato per scontato essere un bene dovuto, un diritto. E mai come ora, crisi economica imperversante, ci siamo ritrovati a mettere in discussione le nostre priorità. Un lavoro precario, l'insicurezza economica e i prezzi alle stelle di mutui ed affitti mettono in difficoltà tutti, a partire dai giovani, nell'annosa avventura della ricerca di un proprio nido. E il risultato è che è sempre più improbabile poterselo permettere.

Lo spettacolo di teatro-danza andato in scena - nell'ambito del Festival Danae - domenica sera all'Out-Off, parte proprio da quella che sentiamo come esigenza, l'abitare, per sgretolarla fino a dimostrare che non è altro che sinonimo di flirtare con il disastro. Ora che ci si ritrova - realtà mai vera quanto per gli attori e tutti quegli artisti portati dalla propria professione ad essere nomadi - a cambiare casa in continuazione, ad inscatolare e scartare più volte all'anno tutti i propri averi, l'unica cosa che resta certa e che nessuno può portarci via è solo il nostro corpo. Lui resta, ma si adatta a nuove mura, a nuovi climi, a nuove città, a nuove persone. E allora non è detto che il conforto che cerca lo trovi in casa.

Così gli MK per Comfort organizzano il palco in 2 spazi, divisi da un fondale a mezz'asta: in lontananza sta avvenendo un impreciso trasloco, determinato da una scala, qualche attrezzo da muratore sparso sul pavimento e delle lastre di polistirolo che sembrano rappresentare dei mattoni e che un individuo (che per quasi l'intera durata dello spettacolo sarà visibile solo dalle ginocchia in giù) sta cercando di mettere uno sull'altro, senza mai riuscire a portare a compimento la propria operazione. Sul resto del palco invece una danzatrice e 2 ballerini compiono delle danze di forte impatto dinamico e gestualmente complesse, producendo continue situazioni di incontro che si trasformano in altrettante rinunce.

Lo spazio è dunque caratterizzato da forte instabilità, rafforzata anche dalla musica - in realtà un rumore assordante e continuo che imperversa per tutti i 50 minuti dello spettacolo - e coloro che lo abitano non riescono a prendere delle decisioni, perché continuamente obbligati ad adeguarsi al cambiamento e alla mobilità assoluta. Spesso l'incontro con l'altro non è che la causa della distruzione delle proprie certezze: i 2 danzatori ad esempio si muovono sempre in coppia, ma spesso l'uno è l'impedimento dell'altro, e allora l'unica soluzione possibile è trovare uno stesso linguaggio con cui dialogare che sia semplice, qui quasi primitivo, primordiale, tradotto con il sirtaki con cui finalmente i 2 corpi diventano uno solo.

E' la danza dunque che permette di vivere nel mondo esterno, dove però s'incontrano altri corpi e altri progetti con i quali si rende necessario trovare un equilibrio. E allora forse è più confortante l'adattamento a questo mondo in continuo divenire che l'affidamento a certezze che ormai non sono più tali.

 
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Autore: Valentina Arena
22/04/2009 - 17.18.46
 
MK, il curioso comfort di flirtare con il disastro
FOTO: MK, il curioso comfort di flirtare con il disastro
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