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TEATRO  ›  CONTEMPORANEO

RONCONI TORNA A LAGARCE CON 'GIUSTO LA FINE DEL MONDO'

Al Piccolo Teatro va in scena la solitudine dei nostri tempi, veicolata dall'incapacità di comunicare

 
 

Dopo 'I pretendenti', Luca Ronconi e il Piccolo Teatro scelgono 'Giusto la fine del mondo' per tornare a omaggiare Jean-Luc Lagarce e la sua drammaturgia terribilmente anticipatrice della nostra contemporaneità, abitata da persone che si sforzano di comunicare i propri sentimenti ma si perdono nel proprio egoismo e nell'incapacità di capire e di farsi capire.

La trama offre agli attori e ai loro personaggi lo spunto da cui partire per lanciarsi in infiniti dialoghi che paiono più dei soliloqui: Louis, dopo aver scoperto di essere sieropositivo e condannato a morire, decide di tornare dalla sua famiglia, che aveva abbandonato anni prima per costruirsi una vita propria e godersi la propria omosessualità senza il peso di imperterriti pregiudizi.

Troverà una madre silenziosa, che ha raggiunto una pacifica indifferenza: ha accettato l'omosessualità del figlio anche se gli rimprovera la leggerezza con la quale la vive, gli dice cose terribili e lo accusa di aver abbandonato la propria famiglia, sottraendosi all'impegno che gli spettava, ma riconosce che Louis è riuscito là dove Antoine, il figlio maggiore, si è arenato: andarsene di casa e seguire la propria via.

Catherine, la cognata, è l'unico personaggio davvero ironico: bigotta, conservatrice, goffa, i suoi interventi non sono che gaffes e contraddizioni continue, spesso quasi balbettate o interrotte da sguardi e parole sottovoce dette al marito, come a voler trovare conferma a ciò che sta per dire.
del lei a Louis, come a volergli portare rispetto, ma non fa mistero del suo turbamento dovuto all'omosessualità di lui; lo accusa di non interessarsi della vita del fratello, ma è lei la prima a non sapere che mestiere faccia il cognato.

Irruenza e aggressività caratterizzano Suzanne - la sorella minore - tipiche più di un'adolescente che della giovane donna che è. Quando Louis è partito non era che una bambina e la rabbia che gli riserva oggi è in realtà causata dall'incompatibilità del fratello con l'immagine mitizzata che si era costruita di lui in tutti questi anni.

Infine Antoine, il fratello maggiore; costretto a farsi carico della famiglia, rimprovera il fratello per il suo egoismo, ma il modo in cui si parlano svela il grande affetto che provano l'uno per l'altro, radicato nell'adolescenza che hanno vissuto insieme. E' Antoine infatti che sul finire della pièce smaschererà il Loius, unico artefice della propria infelicità causata dalla barriera che ha sempre voluto mettere tra sé e la propria famiglia.

E' senza dubbio il testo a far da protagonista in questo spettacolo, su un palco nudo, abitato solo da una poltrona scorrevole e poche sedie: non ci sono veri e propri dialoghi tra i personaggi ma sfoghi, tentativi di farsi ascoltare, soliloqui, momenti in cui un personaggio confida al pubblico ciò che vorrebbe dire ad altri senza poi riuscire a farlo.

La parola viene letteralmente stirata, fino a risultare completamente svuotata e ad essere portatrice della solitudine e dell'incomunicabilità che caratterizza la nostra società: simbolica a questo proposito la scena finale che vede Louis camminare solo lungo una strada ferrata, immerso nella bellezza della natura che lo circonda ma incapace di gridare di gioia.

 
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Autore: Valentina Arena
14/04/2009 - 16.21.14
 
Ronconi torna a Lagarce con 'Giusto la fine del mondo'
FOTO: Ronconi torna a Lagarce con 'Giusto la fine del mondo'
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