AL TEATRO I SHAKESPEARE DIVENTA IPERTECNOLOGICO
Roberto Latini utilizza Mocap e aurofonia nella sua rilettura della storia di Otello e Desdemona
“Già morti. Appena morti. E lo sono inevitabilmente dal primo momento in cui si amano. Dal primo bacio si muovono verso un destino già segnato e forse anche consapevole, dentro una tragedia che ha l’assolutezza dell’umano perché è in realtà una storia d’amore”.
In una
riscrittura drammaturgica che volutamente
omaggia l'operazione che
Tom Stoppard ha fatto sui 2 personaggi minori dell’Amleto (
Rosencrantz e Guildenstern), Roberto Latini
analizza e sviscera i
percorsi individuali e comuni di
Desdemona e
Otello, attraverso un
dialogo intessuto di
forti valenze verbali, movimenti corporei e suoni.
All'interno di una “scatola” di vetro, scenografia minimalista dello spettacolo, in un tempo ancestrale, si muovono i 2 personaggi, in un gioco di alternanze polari, di avvicinamenti e allontanamenti.
Due le tecniche sperimentali utilizzate, cifre peculiari dello spettacolo, capaci di innovarne gli aspetti visivi e uditivi.
Da una parte la motion capture (Mocap), tecnica di animazione digitale che permette di applicare a personaggi virtuali i movimenti di persone ripresi sullo schermo, attraverso l'utilizzo di speciali sensori posti nei punti di giuntura delle ossa e di contrazione dei muscoli.
Dall'altra l'aurofonia, una resa del suono nella quale, per mezzo di apposite incisioni sonore e di una particolare disposizione degli altoparlanti, viene resa in modo reale la tridimensionalità del locale di registrazione.