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ROMEO E GIULIETTA, CONDANNATI ALL'INFELICITÀ DELLA RIPETIZIONE

Bruni e le dicotomie del testo di Shakespeare, sullo sfondo di una Verona ad "action painting"

 
 

Mettere in cartellone qualcosa di noto è scelta difficile, ma farlo con quello che si definisce 'testo teatrale' per antonomasia, è sicuramente una sfida ardita, che merita particolare attenzione.
Ci prova il 'Teatro dell’Elfo' che, in scena dal 13 gennaio al 7 febbraio, ha in cartellone "Romeo e Giulietta" di William Shakespeare.

Quest'opera è infatti un'arma a "doppio taglio": se, da un lato, tutto, a partire dal nome dei personaggi, evoca un universo noto, dall'altro, grande è il rischio che lo spettatore non ne rimanga coinvolto.

Tutto accade da secoli: i Montecchi e i Capuleti si odiano senza soluzione di continuità, al ballo a casa Capuleti il bacio tra i 2 amanti-bambini è ogni volta il primo, il giovane Mercuzio muore da sempre senza riuscire ad evitare il colpo infertogli da Tebaldo, e il veleno uccide chi non dovrebbe morire, dal momento che la lettera in grado di salvare Romeo e Giulietta non giunge mai in tempo.

Ferdinando Bruni, che di questo allestimento è regista, traduttore e ideatore dei costumi, ha dimostrato di cercare nei contrasti e nelle contraddizioni di questo capolavoro la sua chiave di lettura: da un lato c'è l'inno alla "giovinezza", alle passioni e all'irrazionalità, dall'altro un senso di condanna all’infelicità, di rovina, di morte.

Ma, più di qualsiasi cosa, c´è il contrasto tra un amore puro, incontaminato, assoluto, e l'odio cieco e devastante.

Ecco allora che queste dicotomie sono rese dal regista nei molteplici codici offerti dal teatro: lo spazio essenziale e solo evocativo, è più un'opera di action painting che un richiamo della città di Verona. Grigie pareti sono riempite di segni scuri, di croci, di scritte quasi illeggibili, e le luci segnano il susseguirsi dei giorni e delle notti: al centro di tutto, c'è la "fisicità" che ogni personaggio porta con sé.

Federica Castellini interpreta Giulietta con gesti teneri e trasognati, tipici di chi conosce 'Amore' per la prima volta e che affronta anche la morte come un gioco.

Più difficile invece è dare un giudizio univoco su Nicola Russo (Romeo): se infatti riesce bene, aiutato anche da un timbro vocale aspro, a dare l'idea di chi sta davvero compiendo i primi passi fuori dalla fanciullezza, con gesti impetuosi quanto goffi di chi non conosce gli affari del mondo se non per sentito dire, la sua interpretazione sembra perdere "smalto" nei momenti in cui il suo personaggio necessiterebbe di una maturità data - se non dall´età - dalle situazioni contingenti.

Degni di nota sono sia l'impronta data al personaggio di Mercuzio (Edoardo Ribatto), spiritoso, ironico, parodia del "bullo" pronto a far baldoria e a gozzovigliare, ma fondamentalmente di animo onesto e leale, e il brillante ruolo di padre Lorenzo giocato con ironia da Luca Toracca, che attraverso sguardi e sorrisi "camuffati" rende il pubblico complice, più di chiunque altro, delle trame di questa storia.

"Romeo e Giulietta"
Dal 13 gennaio al 7 febbraio 2010

Teatro dell'Elfo
Via Ciro Menotti, 11 - 20129 Milano
Tel 02.716791
E-mail biglietteria@elfo.org

Prezzi:
- posto unico euro 25
- convenzioni e advance booking euro 20 (novità, per chi acquista fino a 30 giorni prima dello spettacolo)
- riduzione giovani fino a i 25 anni euro 16
- riduzione anziani oltre i 60 anni euro 12,50
- riduzione gruppi Scuola euro 10
Il martedi ingresso a euro 15

 
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Autore: Eleonora Bigatti
29/01/2010 - 12.15.00
 
Romeo e Giulietta, condannati all'infelicità della ripetizione
FOTO: Romeo e Giulietta, condannati all'infelicità della ripetizione
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