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BRERA, L'ACCADEMIA STAVA BENE DOV'ERA

Rompere il legame con la Pinacoteca è molto pericoloso per entrambe le istituzioni. Ed esiste il rischio che la Pinacoteca diventi un'istituzione privata

Qualche settimana fa mi trovavo a Palazzo Citterio, per vedere la mostra di Paul McCarthy, uno degli artisti più vuoti e sopravvalutati degli ultimi decenni. A titolo d'inciso, va detto che la Fondazione "Nicola Trussardi" resta il simulacro patetico di quell'impoverimento impressionante dei linguaggi dell'arte contemporanea che si è consumato negli ultimi decenni nel nome di "Flash Art", e che oggi è incarnato da patetici curatori rampanti come Massimiliano Gioni, per il quale ci auguriamo vivamente non arrivino in porto le nomine che qualcuno pronostica.

Annoiato a morte della mostra e delle sue provocazioni scontate, e "maledicendo" il gesto di generosità della soprintendente Sandrina Bandera che ha concesso la location della mostra, mi sono ricordato di quando, negli anni della mia gioventù milanese, venne affidato al celebre architetto scozzese James Stirling il compito di costruire proprio all'interno degli spazi di Palazzo Citterio l'ampliamento di Brera (Stirling, tra l'altro, era di Glasgow, e non come forse Gioni, più interessato alla genialità di Paola Pivi, fa scrivere sul booklet della mostra, "inglese"). Tutti sanno come finì la storia. Il progetto non trovò compimento, e Stirling morì nel 1992. Fece in tempo a realizzare gli "spazi interrati", quelli in cui oggi, a fronte dell'impiego per una mostra, piove letteralmente dentro, come ho avuto modo di vedere direttamente.

Ma il progetto era giusto, ed è un peccato che la "Grande Brera" non si sia fatta allora. Perché l'idea di avere una Pinacoteca in grado di esporre le opere che ora sono in deposito, sfrattando però l'Accademia, a noi continua a non piacere, per una serie di motivi. Anzitutto, Brera è l'Accademia, non la Pinacoteca. Al limite è la seconda che andava trasferita in spazi più modenti e più consoni, anche perché dove ha fallito clamorosamente Gregotti è difficile che riesca qualcun altro. In secondo luogo, non è che i depositi della pinacoteca celino tutto questo ben di dio; si potrebbe anzi in maniera proficua per lo spettatore razionalizzare l'attuale percorso di visita, eliminando il 20/25% delle opere, e facendole ruotare con più frequenza: un museo di assoluta eccellenza ha bisogno di pezzi di assoluta eccellenza, e a Brera c'è anche qualche opera minore. Punto terzo: cosa resta della vita del quartiere di Brera senza l'Accademia? Nient'altro che il solito divertimentificio notturno alla milanese, corredato di qualche boutique di moda, pochi galleristi sempre più privi di gusto, bar che non sono più nemmeno il pallido ricordo della grande epoca di Luciano Bianciardi e Piero Manzoni.

E poi c'è il problema della nuova sede di Via Mascheroni: che senso ha portare l'Accademia in una zona residenziale dove sono carenti i servizi, e in particolare manca quell'indotto che la presenza degli studenti generava a Brera? Il che pone una riflessione sullla vocazione di determinati quartieri, e sul fatto che si possa davvero pensare di stravolgerla in maniera indolore dalla sera al mattino. Certo, gli spazi didattici aumenteranno, i laboratori saranno finalmente consoni alle necessità. Ma senza l'interconnessione con la sua storia, l'Accademia di Brera, cos'è? Facciamo un esempio analogo: prendiamo la Biblioteca Ambrosiana. Certamente, se portata altrove potrebbe essere organizzata ancor meglio, e nella stessa sede attuale si potrebbero stabilmente mettere in mostra tutti i fogli di Leonardo che oggi invece vengono ora sapientemente "ruotati". Ma nessuno pensa di dividere Pinacoteca e Biblioteca, perché il loro valore sta anche nella loro storia.

Non propriamemnte frequentatissima, poco conosciuta e poco amata dai Milanesi (invito tutti i nostri lettori a mandarmi un elenco a memoria di dieci opere che vi sono conservate), la Pinacoteca di Brera possiede sì molti capolavori, ma non accrescerà di molto il suo appeal aumentando l'area espositiva. Si dovrebbe piuttosto pensare a potenziare (per usare un eufemismo) i servizi. Ma la cosa più importante è rompere il legame non tra Pinacoteca e Accademia, ma tra Pinacoteca e Soprintendenza, restituendo quest'ultima al compito che le spetta, che è di tutela delle opere sul territorio. Poi occorre entrare nel merito del ruolo troppo importante assunto dagli "Amici di Brera", che dovrebbero semmai essere semplici sostenitori della Pinacoteca, e non i "padroni", come avviene adesso, allorché l'associazione arriva a influire persino sugli acquisti di nuove opere.

L'Accademia dunque se ne va. Ma tutti i problemi restano. Con uno in più: la paventata, o forse sarebbe meglio dire "minacciata" trasformazione in Fondazione, come accaduto al Museo Egizio di Torino, con incarico ad Alain Elkann. Brera è di tutti i milanesi, non di un piccolo giro di famiglie che la vorrebbe gestire come un "salotto buono"...

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Autore: Andrea Dusio
22/07/2010 - 16.32.00
 
Brera, l'Accademia stava bene dov'era
FOTO: Brera, l'Accademia stava bene dov'era
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