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CHONG KWAN, VIAGGIO DA FERMO NEI PAESAGGI DEPERIBILI

La Galleria One+One dā spazio a una personale della giovane artista britannica, che opera sul doppio binario della fotografia e dell'installazione

Dopo un breve periodo di break, via Ausonio, e con essa una delle zone più attente all'arte contemporanea della città, può di nuovo contare su di uno spazio che opera scelte attente, focalizzate sui nuovi talenti stranieri, anche se nei prossimi mesi si annuncia un'escursione anche tra gli artisti italiani. La Galleria Uno+Uno esordisce così con "Sensorial Universe", monografica dedicata al lavoro di Gayle Chong Kwan, recentemente invitata a una residenza artistica da Michelangelo Pistoletto.

Chong Kwan opera sul doppio binario dell'installazione e della fotografia. Realizza una sorta di riflessione sui concetti di consumo all'interno della società contemporanea, trasformando di fatto il mondo dei beni deperibili, a partire dal cibo, in un'architettura del desiderio, effimera ed allusiva. Di fatto, costruisce scenari che poi, attraverso un colto gioco illusorio, rende simili a veri e propri paesaggi, che poi fotografa. Ma l'immagine mantiene sempre una leggibilità, a partire da "Cockaigne", che rimanda evidentemente all'esistenza mitica di un luogo in cui tutti gli appetiti vengono soddisfatti. Guardando con attenzione i dettagli della foto, ci si accorge che il paesaggio stesso è fatto di cibi in via di disfacimento. C'è dunque una sorta di sospensione temporale, in cui il tempo dell'appetito e quello della "consunzione" finiscono per coincidere.

Il lavoro successivo è "Paris Remains": un messaggio quasi di "resistenza antagonista", di fronte alla capacità del turismo di massa di introiettare ogni cultura, deprivandola della propria specificità, e rendendola "commestibile" per la propria pulsione introiettiva. E invece, in quelle rovine ineffabili, c'è qualcosa che non si farà assimilare, proprio perché già troppo guasto e decadente. Un sentimento disincantato dall'identità, che procede proprio dal cibo, come elemento destinato a corrompersi, e però a torreggiare sull'appiattimento del nostro gusto. Potremmo così definire l'intento di Chong Kwan anti-colonialista o anti-globalizzazione, nella stessa maniera in cui lo era "Tristi Tropici" di Claude Levy-Strauss. C'è però nella sua poetica qualcosa che rimanda anche al Calvino delle "Città Invisibili". E che altro era, se non una oggettivazione paesaggistica e urbanistica dei meccanismi del desiderio, quel formidabile libro, il classico più antinaturalista del Novecento Italiano.

Allo stesso modo, una cifra antinaturalista, aspramente concettuale, illusoria e certamente post-moderna è quella che informa "Atlantis", che apparentemente si potrebbe invece liquidare come il lavoro più cedevole sul piano di una "riconoscibilità della bellezza". Qui i cibi sono sostituiti dai contenitori, e il loro posizionamento, che ancora una volta va a creare una veduta dall'alto simile a una leggendaria città sottomarina o alla fortezza fotografata da Valerio Zurlini nel remake cinematografico de "Il deserto dei Tartari", va a creare un'installazione nello spazio della galleria. Installazione che però, ed è il trittico delle foto a ricordarcelo, è ancora una volta una forma provvisoria di racconto, che è necessario invetriare nello scatto prima che si decomponga.

Così, nel dialogo tra la sua opera e la documentazione della stessa, Chong Kwan condensa di fatto tutta la traiettoria compiuta dall'arte povera dalla "Venere degli stracci" di Pistoletto alle montagne di vestiti di Boltansky, senza però scivolamenti verso il nichilismo e, dall'altra parte, il romanticismo. Approdiamo infine a "Senscape Scotland", che si pone quasi come un omaggio alla figura di Daguerre, e dunque all'invito implicito a "viaggiare da fermo", come nel celebre libro di De Maistre, che sta nel dispositivo del diorama. Prima dell' "invenzione del turismo" e della fotografia, esisteva già una forma di "realtà virtuale" con cui avvicinare mondi lontani, per affastellamento di suggestioni e di oggetti. Chong Kwan sembra domandarsi qual è l'eredità di quel meccanismo e di quella maniera di guardare e desiderare l'esotico, come riproduzione del reale e nel contempo fuga da esso.

GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Andrea Dusio
16/07/2010 - 20.33.00
 
Chong Kwan, viaggio da fermo nei paesaggi deperibili
FOTO: Chong Kwan, viaggio da fermo nei paesaggi deperibili
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