LE LEZIONI VIENNESI DI KRUDER & DORFMEISTER
I due musicisti leader della scena downtempo celebrano i 12 anni delle K&D Sessions con un tour celebrativo
Sono già 12 anni di Kruder & Dorfmeister. Il duo viennese, che ha rivoluzionato l'idea di dancehall, porterà a Milano lo show celebrativo delle K&D Sessions, in un live set arricchito dalla presenza di mcs e visuals. In un mondo in cui domina ormai la logica del revival, e che riclica le estetiche sino a svuotarle del loro senso originario, la battuta bassa della "scuola di Vienna" rimane per molti versi un'eccezione.
Peter Kruder e Richard Dorfmeister si affermarono alla fine degli Anni '90 come deejay, e solo in un secondo momento iniziarono a costruirsi una reputazione di remixer e di musicisti in prima persona, dando infine spazio ai propri progetti personali, dalla Peter Kruder's Peace Orchestra a Tosca. In cosa consisteva il fascino di quel suono? Le linee di basso erano per molti versi simili a quelle dei Massive Attack e di tutto il meglio della scena trip hop. Campionamenti vocali, inserti di lounge music utilizzati in chiave retrofuturista, bossa a samba che si andavano a incastonare nel groove, dub e camere d'eco, e un senso irresistibile del rallenty, con la cassa sempre più rara e rallentata.
Il downbeat sdoganò i bpm inferiori ad 80 nella musica da ballo, continuando però a suonare assolutamente eccitante. Niente catatonie, e anzi un'oscillazione tra le atmosfere di un party strappato a qualche film italiano della fine Anni '60 e gli "intarsi dark", contigui al lavoro sull'idea stessa di soundtrack, per come la stava ridefindendo in quegli anni Angelo Badalamenti. A nessuno prima era riuscito di diventare un classico con un album di remix. Kruder & Dorfmeister fecero di più, editando addirittura un album d'esordio doppio, per la propria label personale G-Stone: una raccolta di brani altrui, dai Depeche Mode a Rony Size, passando per Count Basic, riprocessati con grande attenzione alla forma, e dunque a una rigorosa coerenza interna. Passate per le mani dei due, le tracce divenivano sì altro da sè, ma senza che fosse applicato alcun disegno di "decostruzione".
Le linee melodiche più importanti restavano evidenti, ma il tratto distintivo diveniva una specie di prospettiva laterale, spiazzante, una sorta di sospensione fenomenologica che faceva credere all'ascoltatore di vivere un'esperienza parallela. Dopo l'house parigina, si affermava così il beat viennese: lentezza, sospensione, atmosfere vaporose, forte senso cinematico, dilatazione delle sensazioni. Sarà Dorfmeister, con i lavori a nome "Tosca", ad approfondire questo tipo di suono. Kruder con la Peace Orchestra invece virerà verso territori più oscuri, incarnando un'idea di suono meno materico e più spirituale, innervato di psichedelia.
Intanto, le "K&D Sessions" hanno di fatto contribuito a un'internazionalizzazione del suono viennese, con ramificazioni negli Usa (i Thievery Corporation di Washington D.C.), in Inghilterra (i Filia Brazilia), e in particolare in Germania (i gruppi della Compost). A livello di sensibilità, però, gli artisti più affini al duo viennese sono stati, per quel che riguarda i loro due primi lavori, i milanesi Dining Rooms. Altri nomi da segnalare, tra quelli transitati anche dalla stessa G-Stone, sono i Madrid de los Austrias, Makossa & Megablast, Stereotyp e gli Urbs.
Tra coloro che beneficiarono dell'arte di remixer dei "bedroom rockers", anche Madonna, Bomb the Bass, i Lamb e un'altro genio della consolle, David Holmes. Difficile immaginare artisti nello stesso tempo così defilati e seminali: in fondo i 2 maestri viennesi incarnano tutti i paradigmi della contemporaneità, nel loro lambire artistry e fashion, nella scelta di costruire un lavoro minimale e pure straordinariamente compatto, e nella capacità di rendere ludica l'autoreferenzialità. Ecco perché ai due spetta un posto di rilievo non solo nel panorama del dancehall degli anni duemila, ma anche nel novero ristretto dei visionari, capaci di tracciare le linee di una nuova maniera di fare cultura partendo da materiali già esistenti. Andiamo allora tutti ad ascoltare le loro "lezioni viennesi"...