MITO, BUONA LA TERZA
Tanti gli appuntamenti di richiamo, anche se manca il coinvolgimento della scena sotterranea cittadina
Giunto alla terza edizione, il "MiTo", festival che poggia però su di un’esperienza ben più radicata, quella della kermesse torinese "Settembre Musica", introduce quest’anno una serie di iniziative, in grado di trasformarne il palinsesto in una grande occasione d’incontro con la musica per tutta la città, con momenti di edutainment, ampio utilizzo delle opportunità offerte dalla multimedialità, momenti d’incontro e di confronto con gli artisti e un salutare desiderio di continuare a intrecciare linguaggi e culture apparentemente incomunicanti. Interessante è l’idea di far costruire a ciascuno il proprio palinsesto, sia esso 'ondivago' tra i diversi generi, o 'mirato' ad approfondire uno dei tanti percorsi tematici "suggeriti".
Con un po’ d’inevitabile "frustrazione", legata alla 'necessità' di selezionare 'per forza', visto che in venti giorni, dal 4 al 24 settembre, si consuma una quantità di eventi che potrebbero dar vita a un cartellone annuale di primissimo piano, cerchiamo di individuare gli appuntamenti più interessanti.
Sabato 5, all’Alcatraz, si assisterà a un incontro inedito, quello di uno dei grandi padri della techno di Detroit, Carl Craig, con la musica classica. Artista eclettico, passato dalla consolle del dj e dalla battuta spasmodica del clubbing a uno stile più maturo e variato, con incursioni nel jazz Anni '70 e nel soul, Carl Craig nell’occasione presenterà in 'prima assoluta' la composizione "Les Siecles", che intreccia i beat elettronici con un'orchestra classica e un pianoforte.
Domenica 7 sarà di scena all’Out Off uno degli artisti più spiazzanti rivelatisi nell’ultimo anno, il chitarrista Artur Rafael Irisarri. Al debutto a Milano, Irisarri viene da Seattle, ma il suo stile non ha niente a che vedere con il grunge della città nordamericana e si situa, piuttosto, a metà tra atmosfere smooth jazz e soundtrack lynchiani. La sua musica, profondamente malinconica e cinematica, può aiutare a individuare una delle chiavi di lettura del 'MiTo', e cioè la possibilità di riformulare in un "nuovo blend sonoro" la musica di genere, dando luogo a veri e propri “tranche de vie” contemporanei, che riutilizzano i vari influssi in una dimensione onirica e nostalgica.
Lunedì 7, torna in città Paolo Fresu, con una delle sue creature più affascinanti, il "Devil Quartet", diviso con Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta e Stefano Bagnoli. Nato come scherzosa risposta a un'altra formazione di successo guidata dal trombettista di Berchidda, l’ "Angel Quartet", questo quartetto ad assetto variabile frequenta soprattutto sonorità acustiche e rilassate. Per Fresu, l’interplay con Bebo Ferra e la sua chitarra costituisce una sorta di zona di decompressione, aperta alla suggestione di vecchi standard, ma che non rinuncia a frequentare anche territori più sperimentali e il filtro dell’elettronica.
Sempre per quel che concerne la scena jazz nostrana, segnaliamo martedì 8 il set che il talentuoso pianista Michele Di Toro terrà al "Blue Note". Rivelatosi recentemente, Di Toro viene da una formazione classica. Ha suonato spesso nell’hinterland, grazie anche alla collaborazione con altri musicisti che vivono a lavorano a Milano e in Brianza, e ha raggiunto in breve lo 'status' di artista di culto, pronto a ricalcare lo stesso percorso di altri solisti segnalatisi negli ultimi anni, in omaggio però a un pianismo più torrido e anarcoide, che costituisce per molti versi il pendant del calore sudista che Giovanni Falzone ha applicato alla tromba.
Venerdì 11 Murray Perahia, nel doppio ruolo di pianista e direttore, guiderà quello che è considerato in assoluto uno dei migliori complessi orchestrali al mondo, l’ "Academy di San Martin in the Fields", in un programma incentrato sulla produzione di Bach padre e figlio, ma anche su di una pagina di sicuro fascino come la sinfonia “Praga” di Mozart.
Un altro complesso estremamente collaudato, la Royal Philharmonic Orchestra, porterà agli Arcimboldi quello che resta il concerto per violino “romantico” per eccellenza, l’ "opera 64" di Felix Mendelssohn-Bartholdy, eseguito da Salvatore Accardo.
L’appuntamento in assoluto più atteso da 'MilanoCultura' è la performance di Dean & Britta dedicata a Andy Warhol, al Teatro Versace. “13 Most Beatiful…” è un progetto commissionato ai 2 ex componenti della band dreamy pop dei "Luna" dall’ "Andy Wharol Museum", nell’ambito del quale ricorrono i brani musicali composti per gli "Screen Tests" realizzati al "Factory Studio" con Lou Reed, Nico e Dennis Hopper.
Un’autentica 'maratona jazz' è quella che vedrà protagonisti domenica 20 alla Fabbrica del Vapore tre formazioni jazz di caratteristiche diverse. Ad aprire la kermesse è lo Swallow Quartet, del grande bassista Steve Swallow: una formazione nella quale compare all’Hammond la leggendaria compositrice Carla Bley, e che si avvale anche della chitarra di Steve Cardenas e del sax tenore di Chris Cheeck.
Sarà poi la volta del trio Salis-Angeli-Drake, guidato dal portentoso pianista e fisarmonicista sardo Antonello Salis. Chiude la serata il quintetto del contrabbassista Ben Allison, fondato sul solido interplay con il sax di Michael Blake e la tromba di Ron Horton.
Martedì 22 è di scena l’opera barocca, con l’ "Agrippina" di Handel, portata al Crt-Teatro dell’Arte dal magistrale Alan Curtis: un’occasione preziosa per poter assistere in un’ambiente raccolto quanto una corte settecentesca a questa brillantissima concatenazione di arie e recitativi, con cantanti solisti di primissimo piano, a partire da Svetlana Doneva e Klara Ek.
Questa la nostra selezione, incentrata da un lato sull’opportunità di ascoltare grandi interpreti, e dall’altro sulla ricerca dei progetti più 'spiazzanti'.
"MiTo" però può anche essere fruito in maniera 'lenticolare', soprattutto per quel che riguarda il "Focus Giappone", costruito in modo da offrire un’opportunità di avvicinare quanti più aspetti possibili della cultura giapponese, dalla musica classica a quella contemporanea, dal cinema all’arte al teatro, e che fa da preludio al preziosissimo percorso monografico che verrà dedicato da "Milano Musica" alla figura di Toru Takemitsu, a partire dal 24 settembre, in un incastro ideale, ripartendo proprio da dove 'MiTo' sembra concludersi.
Resta il rammarico di vedere ancora una volta alcune 'espressioni musicali' trascurate. Pensiamo anzitutto alla musica 'alternative rock', che non ci sembra aver trovato lo spazio adeguato nel palinsesto. In tal senso, è forse l’occasione per "rimarcare" la mancanza di ambiti adeguati alla richiesta di questo genere da parte della città. Milano è sempre stata, e rimane, una delle culle europee delle sperimentazioni in quest’ambito, capace di recitare un ruolo importante per tutta la scena nazionale. Però ora servono nuovi contesti e forse anche uno spirito diverso, più coraggioso e meno ripiegato sulla tradizione, da parte degli amministratori, a partire dall’assessorato alla cultura.
Un po’ meno "tentazioni accademiche" (con progetti come quello su Hitler legato al testo di Giuseppe Genna, che francamente lascia un po’ il tempo che trova e sposa la causa di uno dei più brutti e discutibili romanzi partoriti recentemente dalla letteratura italiana) e più 'estroversione' nell’avvicinarsi alle espressioni sotterranee che fanno "ricca" questa città non avrebbero guastato.