IL "BALLOTTAGGIO" VISTO DALLA PARTE DELLA CULTURA
Le sfide culturali nel futuro del Presidente della Provincia di Milano
Da osservatori che hanno una propria idea, ma sono attenti a guardare più che al proprio punto vista, alla crescita della città, siamo contenti che le elezioni relative alla poltrona di Presidente della Provincia di Milano non si siano esaurite in un turno secco, e vadano per così dire ai “tempi supplementari”. Che tali poi non sono, perché in politica è bene che alla misurazione del polso della piazza segua un momento di verifica con le altre forze politiche in campo e con la società civile, affinché ad affermarsi non sia solo una coalizione elettorale, ma un progetto politico in grado di “tenere” sul campo, e di effettuare eventuali correttivi in corsa.
A chi scrive piace l’idea dell’alternanza di governo, ma ci rendiamo anche conto che una continuità di governo per 2 mandati anche a livello locale può permettere di portare a conclusione determinati progetti di lungo termine, mentre la discontinuità favorisce forse il ricambio della classe dirigente, ma rischia di creare una sorta di attitudine a disfare quel che ha fatto la giunta precedente, più che provare a individuare eventuali logiche di contiguità d’azione. È quel che sta accadendo da anni a livello di governo centrale, e il Paese in realtà non ha di certo beneficiato dei vantaggi dell’alternanza, anzi.
Ciò nonostante, ci pare di poter innescare un ulteriore riflessione a caldo, sull’opportunità o meno di avere tutte e 3 i livelli di amministrazione locale orientati dalla stessa parte. In questo caso, non è tanto il rischio di mancanza di alternativa democratica a spaventarci, quanto piuttosto l’assenza di obiettivi sfidanti per chi si trovi eventualmente, a Palazzo Marino, a Palazzo Isimbardi e al Pirellone, a fare sempre e comunque gara su sé stesso. Con il rischio anche che alla fine prevalgano gli interessi del “centro” sulla “periferia”. Ci pare in tal senso di poter dire che forse una “spartizione” non concordata a tavolino, ma prodotta di fatto dai risultati sul campo, farebbe bene a Milano, così come a tutte le realtà locali. E forse favorirebbe l’affermazione del modello di città metropolitana che, tanto a destra quanto a sinistra, non può che far bene a Milano.
Quanto allo specifico della cultura, crediamo di poter individuare per la Provincia una serie di priorità, su cui confidiamo che i candidati abbiano già riflettuto, ma che ci sembra giusto portare anche all’attenzione dei lettori, nel lasso di tempo che ci divide dal ballottaggio. Da primo, vorremmo sottolineare la necessità di far vivere culturalmente la città tutto l’anno. Il “palinsesto” milanese invece continua a prevedere un grosso calo d’offerta non solo d’estate, ma anche nel fine settimana. È indubbio che sono gli attori pubblici a invertire questa tendenza, in mancanza del “coraggio” dei privati, che preferiscono collocare gli eventi nelle giornate in cui è garantito il sold-out. L’idea che a Milano la cultura “chiuda per ferie” a partire dal 20 luglio e sino a inizio settembre, e faccia lo stesso per 20 giorni a Natale e nei lunghi ponti come quelli che si sono susseguiti da Pasqua a inizio giugno, non è consono al profilo di una grande città.
Ci aspettiamo poi che si faccia qualcosa per frenare l’emorragia dell’esercizio cinematografico nel centro cittadino: è questo uno dei rari casi in cui la cintura periferica è più ricca di proposta delle aree nevralgiche della città, ma non ci sembra che il dato possa essere annoverato come un punto di forza del territorio, anzi. La scomparsa dei cinema dal centro di Milano vuol dire anzitutto “spegnere” la città a una determinata ora della sera, per farla vivere solo nei luoghi della “movida”. Ma a noi piace l’idea di vivere in un luogo d’incontro e scambio culturale, non in un “divertimentificio” sempre più simile a un non luogo. Quanto alle periferie, non bastano certo i multiplex a farne dei luoghi culturalmente “ricchi”. È bene in tal senso che si continui a sostenere la rete delle associazioni a cui ha dato meritoriamente vita l’assessore uscente Benelli. E questo a prescindere da chi vincerà.
Ci piacerebbe poi, e qui lanciamo un’idea per cui auspichiamo di essere coinvolti come interlocutori diretti, che la Provincia di Milano diventasse promotrice di una rassegna dedicata all’editoria web. Tra il proliferare di Festival letterari di ogni genere, ne manca uno che sia focalizzato sulle forme di comunicazione e di produzione di materiale letterario e giornalistico concepito e divulgato attraverso Internet. Un luogo in cui blog, siti che raccolgono racconti, magazine on line, forum dedicati alla letteratura e alla cultura, newsletter e quant’altro, abbiano la possibilità di essere vissuti al di fuori della virtualità, con quel contatto fisico che oggi è diventato una componente decisiva delle forme di spettacolarizzazione della cultura, e dunque della loro capacità di convivere con il mercato.