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SIAE, QUANDO LA GESTIONE COMMISSARIALE È "ALLEGRA"
Un'interrogazione parlamentare del senatore PD Giovanni Legnini fa il punto sui costi esorbitanti e sulle scelte che hanno portato a una perdita nell'esercizio 2010 superiore a 18 milioni di euro. A partire dall'emolumento del direttore generale Gaetano Blandini, nel 2010 pari a 500mila euro
Sul tavolo del nuovo governo c’è un documento che scotta. È l’interrogazione parlamentare che il senatore PD Giovanni Legnini ha presentato in assemblea il 29 novembre. L’oggetto è la gestione della Siae negli ultimi anni, e in particolare da quando Gaetano Blandini ha assunto l’incarico di direttore generale. Nella premessa Legnini ripercorre le vicende recenti della Società italiana autori ed editori. A partire appunto dal momento in cui Blandini, il 26 ottobre 2009, in precedenza direttore generale cinema del Mibac, assume il nuovo incarico. Il punto successivo della ricostruzione di quanto accaduto negli uffici dio viale della Letteratura è la nomina a Commissario Straordinario di Gian Luigi Rondi, con Decreto del Presidente della Repubblica del 9 marzo 2011. Contestualmente vengono nominati sub commissari l’avvocato Mario Stella Richter e l’avvocato Domenico Luca Scordino, “che sembrerebbe l’avvocato di fiducia del direttore generale Gaetano Blandini”. Poi l’interrogazione prende in esame la questione del fondo pensione istituito dalla Siae per il personale di ruolo sin dal lontano 1951 con finalità di previdenza integrativa, e dotato, a partire dal 1955, di personalità giuridica autonoma, dunque con un proprio statuto, consiglio d’amministrazione e collegio dei revisori. Il fondo viene chiuso a nuove iscrizioni nel 1978, ed è dunque in esaurimento. Da allora, la Siae si è assunta l’obbligazione in solido del pagamento delle prestazioni, ossia delle pensioni o indennità liquidate dal fondo. Il 31 dicembre 2009 è stato stimato il valore del patrimonio immobiliare del fondo pensioni: 103 milioni di euro. I pensionati sono 600, e gli iscritti ancora in servizio circa 100. Sino al 2008, dunque nell’epoca pre-Blandini, la Siae erogava gli importi versati a copertura del fabbisogno del fondo pensioni a titolo definitivo, imputandoli nel conto economico del proprio bilancio consuntivo. Constatando che il valore del patrimonio immobiliare era abbondantemente superiore al valore delle prestazioni da erogare, si è proceduto a sottoscrivere un protocollo d’intesa tra Siae e fondo pensioni, stabilendo che da quel momento in poi il pagamento delle prestazioni pensionistiche fosse erogato come anticipazione e non più a titolo definitivo. Nel contempo, il consiglio d’amministrazione del fondo pensioni ha iniziato la dismissione del patrimonio immobiliare. Il 26 marzo 2011 il direttore del fondo pensioni ha lasciato l’incarico, che è stato assunto ad interim da Gaetano Blandini. Contestualmente, i 3 membri del Cda del fondo di nomina Siae hanno rimesso il mandato, e sono stati sostituiti con persone scelte dalla gestione commissariale dell’associazione. A distanza di pochi mesi, il progetto di dismissione del patrimonio immobiliare è stato revocato. Il 14 luglio 2011 è stato approvato il bilancio consuntivo 2010, che presenta una perdita di 18.696.871 euro, ascrivibili per 13.443.664 euro alla svalutazione delle anticipazioni versate nel biennio 2009/2010 e per 4.169.000 euro alla costituzione di fondi rischi per far fronte al disavanzo del bilancio tecnico del fondo pensioni al 31 dicembre 2010. I revisori dei conti di Ernst & Young nella loro relazione sul bilancio 2010 hanno espresso parere negativo in merito alla costituzione dei fondi rischi, ritenendoli ingiustificati e dichiarando che il rischio paventato dalla gestione Siae è remoto, perché nel lungo periodo il credito dell’associazione è ampiamente compensato dal valore degli immobili del fondo. Ma nonostante il parere della società di revisione, il commissario straordinario Gianluigi Rondi ha approvato egualmente il bilancio. Senza chiedersi a cosa servisse l’accantonamento al fondo di rischi di una somma così ingente, né perché il collegio dei revisori non abbia condiviso la svalutazione degli anticipi. Intanto Gaetano Blandini aveva fatto assumere sette nuovi dirigenti, tra cui il responsabile delle relazioni industriali Gianfranco Cerasoli, che però risulta ricoprire l’incarico di dirigente sindacale Uil presso il ministero dei Beni Culturali. Dunque la sua assunzione è in contrasto con la circolare del 6 agosto 2010 del ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta, che prevede limitazioni per chi ricopre incarichi sindacali nella copertura di ruoli dirigenziali in strutture che gestiscono il personale. Nell’ottobre di quest’anno, un mese dopo il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale dirigente Siae, che prevede un costo a regime di 2 milioni di euro, Blandini ha disdetto tutti gli accordi vigenti relativi al personale non dirigente, affermando di voler procedere a tagli drastici, e ipotizzando un esubero di 200 dipendenti di ruolo. E veniamo al compenso di Blandini: 350mila euro l’anno, che vanno a sommarsi a ulteriori 50mila euro come responsabile della sicurezza, e a un premio annuo di 100mila euro, legato ai risultati. La cosa stupefacente è che il direttore generale abbia riscosso quest’incentivo nel 2010: evidentemente 18 milioni di euro di perdita sono in linea con gli obbiettivi prefissati. C’è poi la voce consulenze: se è vero che in Siae c’è un esubero di 200 persone di ruolo, come si giustificano i 100 consulenti esterni, che costano ben 4 milioni di euro l’anno? La legge finanziaria del 31 luglio 2010 limita peraltro a partire dal 2011 la spesa annua per incarichi di consulenze al 20% di quella sostenuta nel 2009. E anche da questo punto di vista in viale della Letteratura si è sforato ogni tetto possibile. L’interrogazione del senatore Legnini chiede dunque al governo quali misure intenda adottare per garantire la trasparenza della gestione di un ente pubblico economico che si trova con una perdita d’esercizio di 18 milioni di euro, frutto delle scelte maturate dalla direzione generale e sancite dalla gestione commissariale, con particolare riferimento all’abnorme costituzione di fondi rischi e alla svalutazione degli antici erogati. E poi, naturalmente, domanda se sia giustificato un costo così alto in emolumenti del direttore generale, consulenze e stipendi dei dirigenti. Una cosa è certa: difficilmente questa “gestione eccessivamente onerosa” rientra nei parametri previsti dalle nuove misure di spending review contenute nella legge approvata il 14 settembre scorso. E per certi compensi a peso d’oro è arrivato il momento di mettersi a dieta.
| Autore: Andrea Dusio |
14/12/2011 - 9.42.00 |
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