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LA PRIMA VISTA DALLA TV

Su Rai 5 c'è di tutto, dalla Marini alle valchirie: il servizio pubblico e l'idea di cultura...

 
 

Quest’anno abbiamo scelto di assistere alla Prima della Scala sul digitale terrestre che ha aperto le porte alla lirica in tv, dopo anni di assenza “ingiustificata”. La novità di un canale che facesse della cultura la sua bandiera ci ha reso entusiasti e animato dei migliori propositi nella valutazione di tutto ciò che sarebbe arrivato dopo. La trasmissione che accompagnava la visione della Prima, affidata a Philippe Daverio, ci ha rivelato però che a Rai5 (sarà perché giovanissima) l’idea di “cultura” è ancora da calibrare. Il programma era di per sé piacevole e Daverio ha il suo modo (forse un po’ troppo “colorato”) di fare divulgazione: ma il taglio non ci è sembrato del tutto sbagliato. Tutto ciò che è la Prima della Scala è finito dentro la trasmissione (come è giustissimo che sia): anche perché non c’è dubbio che si tratti di un evento anche mondano. Ma aldilà del tentativo legittimo di dare una chiave di lettura alla serata più leggera, forse troppo spesso si è fatto gossip e troppo poco si è parlato di musica. La visione dell’ombelico di Valeria Marini è stata l’apoteosi della diretta di Rai5. Il collegamento proposto (e neanche troppo sotterraneo) tra le valchirie e la Marini era di gusto dubbio e ha tolto troppa solennità ad un evento che, se da una parte ha troppa polvere addosso, dall’altra non può essere trasformato in un programma televisivo come gli altri.

Oggi che la Rai ha finalmente trovato lo spazio per trasmettere la diretta della Prima alla Scala non può continuare a pensare di voler piegare al linguaggio televisivo un mondo che ha altri codici, altre esigenze, altre attese. Nulla contro la Marini o chi per lei, ma dubitiamo che la sua presenza a teatro vada oltre l’apparizione alla prima scaligera e siamo sicuri che il pubblico che era collegato a Rai5 (proprio perché pre-selezionato dalla scelta di andare su un canale con fosse la rete ammiraglia) cercasse altro. Ma il vero punto è che anche quella andata in onda su Rai 5 non è la Prima di “oggi”, ma quella di “ieri”. L’evento della Prima è sempre stato un termometro della situazione italiana, se volete molto specifico, ma attendibile. E ieri ci è sembrato che molto fosse cambiato rispetto agli anni passati e che alcuni eventi fossero segnali precisi di un malessere generale innegabile.

Segnali che non arrivavano da loggionisti fischianti (quelli c’erano un tempo ormai) contro questo o quel cantante o direttore: ma dalle proteste davanti al Teatro, dalle parole di Baremboim che ha letto l’articolo 9 della Costituzione, e, più di tutto, da un’assenza che ha dell’incredibile, quella del Ministro della Cultura Bondi, che ha disertato un evento che è tra i più importanti per la cultura italiana. In un periodo in cui il Ministro non gode di grande stima dagli addetti ai lavori e travolto da polemiche più o meno giuste per i crolli di Pompei, non è stato una bella mossa per l’immagine del Ministro, ma neppure un bel segnale per gli addetti ai lavori. “Avrà altro da fare” ha commentato con amarezza Lissner. Ci chiediamo cosa, visto che le Camere sono chiuse fino alla fiducia del prossimo 14 dicembre, e che poche cose dovrebbero essere più importanti per un Ministro della Cultura come l’apertura di un teatro.

Ma la musica, ad un certo punto, è iniziata ed è diventata, per fortuna, l’unica protagonista: la forza drammatica di Wagner scaraventa tutto lontano. Le oltre 5 ore di intenso spettacolo, immerse in una regia visionaria, hanno sorpreso molti: siamo sicuri che tanti di coloro che erano seduti in platea e nei palchi, in teatro solo per l’occasione (e che erano entrati in attesa della famosa “cavalcata delle valchirie”, per poter fischiettare il "tema" entrato nella top ten delle sonerie più utilizzate sui telefonini) siano rimasti a più riprese catturati da una musica troppo poco conosciuta. Baremboim ancora una volta sul podio della Prima, è quel genere di direttore che assomiglia molto ad un filosofo della musica: ama parlarne, descriverla, dirige “immagini” affascinanti, in ogni battuta evoca la magia, la suggestione. Il rischio è di “dimenticarsi” che l’orchestra è fatta di altri 50 elementi almeno che hanno altre idee e altre immagini nella testa e di lasciarli troppe volte soli nell’interpretare molti passaggi. E a dimostrazione di quanto la tensione in sala, appena dopo la prima alzata di sipario, sia scesa (e la “colpa” non può che essere del direttore) sono stati i numerosi passaggi in cui la sezione degli ottoni non è riuscita ad “intonare” (in particolare nel secondo atto) molte delle note che sarebbero dovute essere piene di magia (il ponte fra il mondo degli uomini e degli dei), tutte “calanti”, insicure, a trasformare quel colore magico della musica in un miscuglio di colori non ben identificato. Ma il fascino della figura di Baremboim è innegabile, forse maggiore sul pubblico in sala che non sugli orchestrali, ma rimane uno dei più applauditi di sempre. E così il successo per la Prima è stato assicurato. Rai5 ha fatto ottimi ascolti. Ma ora che i riflettori si spegneranno rimarranno i problemi di un mondo della cultura in sofferenza, una situazione difficile per migliaia di persone (i lavoratori dentro il teatro e dai lavoratori che erano fuori a protestare).

L’unica certezza è che ormai sono da dimenticare le Prime dei “fischi dei loggionisti”, dei “partiti pro e contro” i cantanti: tutto appartiene al passato. La Prima alla Scala oggi è altro. Anche le proteste, una volte rivolte dagli ambientalisti alle signore con pellicce di ermellino, oggi sono di natura politica, sociale, dettate da una situazione difficile per tutti. Quello che era il contorno di un evento culturale centrale oggi è una situazione concreta che tocca tutti, compresi i musicisti seduti a suonare, mesi fa impegnati in scioperi ad oltranza. Ora a prevalere sembra la rassegnazione: aldilà della lettura dell’articolo 9 (una specie di visione per chi fa cultura e sogna un Paese che ne faccia una bandiera) da parte di Baremboim, non molto sembra possibile fare. Come dire: rimane la musica, in questo momento unico ristoro e rifugio in attesa di tempi migliori…

 
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Autore: giuseppe.califano@milanoweb.com
08/12/2010 - 17.20.00
 
La Prima vista dalla tv
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