UNA WALCHIRIA IN "GALLERIA"
Impressioni sulla prima alla Scala in diretta dal "salotto" di Milano
Simbolo di affermazione della borghesia ottocentesca meneghina, l’amatissima Galleria è da sempre nota come “il salotto” di Milano, il lato mondano della città - contrapposto all’austerità sacra del Duomo - concepito come strada commerciale, con la funzione di "passaggio" coperto tra due vie. Il suo fascino tuttavia non risiede tanto nella pur bella struttura architettonica, bensì nella "passeggiata": la Galleria e' stata infatti la prima strada di Milano in cui si veniva appositamente per passeggiare, elegantemente vestiti, per guardare le vetrine dei negozi o anche solo per prendere un caffé. Ecco dunque l’idea di seguire la tradizionale Prima del 7 dicembre proprio dall’Ottagono - il cuore della Galleria - dove erano stati posizionati due maxi schermi sintonizzati su Rai 5, che trasmetteva “Die Walküre” in diretta dal Teatro alla Scala.
Al riparo dagli scontri e manifestazioni che hanno funestato il primo pomeriggio in Piazza Scala, abbiamo così ascoltato l’opera da questa insolita postazione, potendo godere pure delle impressioni delle persone di passaggio; gente comune, dunque, non il mondo patinato della prima, che però ci ha permesso di tastare il polso di questa manifestazione, che da decenni dà lustro ed orgoglio al dicembre meneghino. Ebbene, anzitutto c’è da dire che se la qualità video della proiezione era davvero ottima - con un lavoro di inquadrature e luci superbo - un po’ meno quella audio, con una presa sonora poco a fuoco sull’assieme orchestrale:ad esempio lo stesso energico tema stesso della cavalcata delle Walkirie nella resa trasmessa in televisione è parso a tratti per sola orchestra d’archi, con gli ottoni del tutto in secondo piano, frutto forse di una cattiva disposizione dei microfoni. Nell’andirivieni incessante della Galleria si è però potuto osservare un gremirsi progressivo di persone di fronte agli schermi specie nelle parti centrali dei 3 atti; gente in piedi, di tutte le età, incurante del freddo e della calca, eppure desiderosa di approfittare della cornice speciale dell’ottagono per godersi un pezzo di prima, senza contare un paio di appassionati giunti muniti addirittura di propri sgabelli.
Tuttavia la reazione più curiosa si poteva notare nelle persone davvero di passaggio: non certo musicofili, (distinte signore ignare della prima scaligera chiedevano addirittura di che opera si trattasse), ma bambini infagottati, adolescenti con musica rock nelle orecchie, turisti muniti macchine fotografiche, anziani, tutti restavano letteralmente incantati di fronte alla potenza della messinscena e anche solo per pochi minuti si fermavano a godersi lo spettacolo. Già, perché questa rappresentazione scaligera ha ben saputo cogliere dell’opera wagneriana il suo essere una “Gesamtkunstwerk”, “un’opera d’arte totale” , come nelle intenzioni del suo autore, dando vita ad uno spettacolo moderno che ha unito la forza ipnotica della musica e l’intensità teatrale dei personaggi ad una efficacissima scenografia, fortemente televisiva e attuale nei suoi effetti psichedelici.
Se la regia ha avuto i suoi detrattori anche tra il pubblico dell’ottagono, è indubbio che l’incisività drammatica di questo allestimento ha avuto il suo peso nel rendere la violenza primordiale e selvaggia dell’universo wagneriano in cui si muove la Tetralogia, un mondo che pesca a piene mani dalle saghe nordiche e dalla mitologia greca, ma che a sua volta - paradossalmente - è evidente precursore di successi letterari novecenteschi del genere Fantasy, da Tolkien alla Rowling, autrice del ciclo di Harry Potter. Da quanto si è potuto ascoltare ottima si è rivelata la prestazione dei cantanti - specie Brünnhilde e Sieglinde – come pure molto buona è stata la direzione di Barenboim, per la terza volta in carriera alla testa di una prima scaligera. Non molto si può dire dell’orchestra per i problemi di presa sonora già citati; peccato davvero constatare dalle riprese televisive come, pure per la sua illustre prima, un teatro come la Scala debba vedere le file degli orchestrali sguarnite dei titolari e si debba appoggiare ad un così grande numero di aggiunti.