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ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE, LA GLORIA DEL MARTIRIO

Torna al Piermarini il capolavoro di Ildebrando Pizzetti Assassinio nella Cattedrale in otto recite dal 22 maggio al 12 giugno

 
 

Il desiderio nascosto di diventare un martire trasforma il sacrificio per la fede in un peccato? È la questione nel cuore della tragedia in 2 atti e un intermezzo "Assassinio nella Cattedrale".

Basata sulla dramma di T. S. Eliot "Murder in the Cathedral" la storia racconta un crime politico del XII secolo – l’uccisione di Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury e cancelliere di Re Enrico II. La dodidecisa e penultima opera del compositore Ildebrando Pizetti compiuta l’11 agosto 1957 debuttò al teatro meneghino il 1 marzo 1958.

Il libretto di Pizzetti è una riduzione riuscita della traduzione italiana di Alberto Castelli. L’opera si svolge a Canterbury nel dicembre del 1170 ed esplora il conflitto per il Potere tra la Chiesa e la Corona. È una tragedia senza dramma, con poca azione e tanta introspezione. Merito alla sua profonda ispirazione religiosa l’Assassinio nella Cattedrale ha un carattere piuttosto oratoriale che melodrammatico e per quella ragione viene spesso eseguita nelle chiese. La musica di Pizzetti è un omaggio all’antichità. Il declamato sillabico d’ascendenza gregoriana e simile alla monodia greca è molto caratteristico di Pizzetti. È geniale sia la scrittura polifonica che le pagine sinfoniche dense e sofisticate del grande compositore italiano.

Nel centro del dramma è il personaggio impotente di Beckett con la sua monumentale autorevolezza. È un ruolo molto esigente che richiede una vera voce di basso con tanto volume e colore. Alla prima in 1958 il ruolo fu eseguito da Nicola Rossi-Lemeni, mentre questa volta è toccato a Ferruccio Furlanetto. Senza dubbio dotato di un bellissimo strumento naturale, Furlanetto ha dimostrato grande professionismo e la sua esperienza gli è servita molto per l’intensa interpretazione. In opposizione della figura imponente di Beckett sono i meravigliosi cori - quello femminile delle donne di Canterbury e quello maschile dei sacerdoti della cattedrale. I ruoli delle due corifee soliste sono state affidate a Raffaela Angelleti che ha affrontato benissimo la scomoda scrittura della prima corifea e Anita Raveli, una giovane voce importante uscita dall’Accademia.

La semplice e lineare scenografia del greco Yannis Kokkos crea un’atmosfera buia di un medioevo freddo e violento. La riuscita della regia è proprio nella perfetta sinfonia tra modernismo e antichità. “Una modernità ricercata non con il dispendio di mezzi espressivi, ma attraverso l’impalpabile ricordo di un Medioevo sognato, fatto di splendori di vetrate e di oscuri recessi in cui l’inquietudine e l’esaltazione diventano visibili” spiega Kokkos.

Donato Renzetti
dirige l’orchestra con molta energia e decisione, attento a non coprire mai le voci. Lui era allievo di Gianandrea Gavazzeni che dirisse la prima assoluta dell’opera in 1958 e a cui è dedicata questa produzione scaligera.

 
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Autore: Bissera Nikolova
23/06/2009 - 11.48.57
 
Assassinio nella cattedrale, la gloria del martirio
FOTO: Assassinio nella cattedrale, la gloria del martirio
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