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STACEY KENT, EASY WAY TO JAZZ

Al Blue Note, nella cornice di MiTo, il concerto della vocalist anglo-americana, sospeso tra l'amore per gli standard di Jobim, Gainsbourg, Henry Salvador, e i brani scritti con Jim Tomlinson, che l'accompagna dal vivo con il suo sax tenore

 
 

Per ottobre Tania Maria. A novembre Madeleine Peyroux e Chiara Civello. Ma per iniziare, nell’ambito di MiTo, Stacey Kent. Il Blue Note propone ad autunno un calendario di formidabili vocalist jazz. Il set tenuto dalla Kent costituisce comunque sin d’ora un punto di eccellenza difficilmente raggiungibile dalle rivali. Con il suo stile vocale assolutamente non appariscente, basato sulla misura e sulla leggerezza, Stacey ha alternato standard e composizioni originali, tratti dagli otto album realizzati dal 1997 a oggi. Da “The best is yet to come” a “Jardin d’hiver”, il suo repertorio è costituito da brani che il marito Jim Tomlinson ha arrangiato per quartetto. Jim accompagna stabilmente Stacey dal vivo, suonando il sax tenore, e firma con lei buona parte dei brani che ricorrono nei suoi album. Il suo suono estremamente cantabile deve molto alla lezione del jazz latino, così come alla sua frequentazione dei territori più raffinati del pop (ha collaborato con Brian Ferry). Quanto a Stacey, non è forse un caso che l’album per il quale ha ottenuto la nomination al Grammy nel 2007, “Breakfast on the morning tram”, abbia visto la collaborazione ai testi di quattro canzoni dello scrittore inglese di origine giapponese Kazuo Ishiguro.
Così come l’autore di “Quel che resta del giorno”, la Kent sembra soprattutto seguire il filo di una suggestione capace di trasformarla in altri luoghi e altre atmosfere. Ci si sorprende quasi che, con la sua maniera di star dentro agli standard come a un tubino, nel quale devi scivolare attenta a non strapparlo, sia in grado di far combaciare tempi tutti suoi con quelli della sezione ritmica. Spesso sembra isolarsi, come se stesse ancora cercando la maniera di cantare una determinata canzone. Non forza la voce, non ama strafare, è esclusivamente al servizio della reinvenzione saltellante della linea melodica. Per Stacey assume poi un particolare valore il fatto di cantare non solo in inglese, ma anche in lingue che non sono la sua, a partire dal francese. Il suo album più recente, "Raconte-moi", è anzi interamente costituito da un songbook di dodici canzoni che oscillano tra autori quali Serge Gainsbourg e Henri Salvador, senza disdegnare autori pop più recenti, come Benjamin Biolay e Keren Ann, o ancora Claire Denamur e Camille D’Avril. Quando canta in francese, Stacey sembra avvicinarsi ancor di più alla sua sensibilità, come se la voce fosse ancor più vulnerabile. Il padre di Stacey era di origine russe, e nella sua maniera di cantare, album dopo album, quest’attitudine “europea” sta riemergendo. Anche l’amore per Antonio Carlos Jobim's in , "Les eaux de mars” è mediato dal testo di Georges Moustaki.
Mescolando la sensibilità un po’ vintage della scrittura con una maniera di cantare che proietta invece il jazz in una dimensione casual-intimista, lontana da contorsioni e lacerazioni sentimentali, il gig di Stacey scivola via lieve, come un pennino intriso d’inchiostro blu. Nella costruzione artificiosa di eventi che ha segnato anche quest’edizione del MiTo suona come un controcanto leggero e in qualche misura scanzonato. Esattamente come fare colazione sul primo tram del mattino.

   
Autore: Andrea Dusio
28/09/2011 - 16.57.00
 
Stacey Kent, easy way to jazz
FOTO: Stacey Kent, easy way to jazz
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