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PIERS FACCINI: HO SCRITTO MUSICA SULLA SABBIA

Intervista senza peli sulla lingua al cantautore apolide…

 
 

Un padre italiano, una madre inglese, una vita in continuo movimento, una carriera cominciata tardi (tardissimo per la verità…), un blues-folk appiccicato soavemente alla sua maniera di fare musica ed ora pure una sorta di “buen ritiro” spirituale trovato tra i panorami incantevoli delle Cévennes, nel sud della Francia, assieme alla sua famiglia.

Tutto questo è Piers Faccini, classe 1970, cantautore “importante”, capacissimo di costruire melodie non banali e cariche di groove che, qualche settimana fa, ha pubblicato lo splendido “Two Grains Of Sand” (Ponderosa/Edel), album numero “tre” della sua sorprendente discografia. Lo abbiamo intervistato per voi, in una tranquilla mattina di primavera…

Questa intervista verrà pubblicata su un portale chiamato MilanoCultura. Dato che siamo in argomento, cos'è la “cultura” per uno come te?
“Bé, la cultura è una cosa semplicemente infinita. Un'espressione senza confini che distingue l'essere umano dal mondo animale. E' la nostra ricchezza principale oltreché la più grande: con ogni probabilità, senza cultura, ci saremmo già estinti da un pezzo...”

Ti ho fatto questa domanda perché uno come Piers Faccini sembra davvero un artista d'altri tempi, perfino “rinascimentale” se vuoi, quando s’approccia alla materia musicale... I tuoi dischi comunicano l'idea di un cantautore solitario, autoctono, che fa canzoni adoperando quasi un metodo “alla De André”...
“Grazie innanzitutto per le belle parole. Per semplificare diciamo che amo fare scelte personali senza troppa gente attorno. E che amo prendermi i miei tempi visto che il mio primo album solista (“Leave No Trace” del 2004, Ndr) è uscito quando avevo già trentaquattro anni… Una scelta assurda, se ci pensi, in un mondo musicale esclusivamente rivolto verso l'universo dei giovani e sempre attento all'ultima moda del momento, all'ultimo divo “usa e getta” (fa una specie di smorfia, Ndr)... Una scelta che, però, mi avvicina all'esempio dei miei due maestri principali, ovvero Leonard Cohen e Bill Withers, ossia personaggi che hanno debuttato nel music-business quando avevano passato la trentina da un pezzo...”

Altri maestri incontrati lungo il tuo cammino…?
“Mmh, sicuramente gli Smiths di cui facevo parecchie cover quando, da giovane, suonavo in un gruppetto con alcuni miei amici. E poi un'infinità di vecchi bluesman provenienti dal delta del Mississippi. Tra i contemporanei, invece, mi piace tantissimo il Bonnie “Prince” Billy (all’anagrafe Will Oldham, Ndr) di opere come 'I See A Darkness' e 'Ease Down The Road', ovvero il lato più grezzo della sua discografia. Sono sempre stato un ascoltatore dai gusti esigenti e, soprattutto, non ho mai strepitato per gente tipo Duran Duran o Bon Jovi (ride, Ndr) !”

E Nick Drake?
“Bé, lui è stato un cantautore straordinario e mi sento oltremodo lusingato quando la critica mi paragona, spesso, alla sua figura. Però, onestamente, io questa cosa della somiglianza esplicita tra noi due non la avverto proprio... E meno male, altrimenti ne sarei troppo influenzato e non riuscirei più a comporre come piace a me!”

Deduco che, a parte il buon Bonnie “Prince” Billy, tu non sia un grosso sostenitore della contemporaneità...
“Il discorso, purtroppo, è un altro. Il fatto è che Andy Warhol, alla lunga, ha avuto torto: i suoi famosi 'quindici minuti di popolarità' in questo 2009 sono diventati al massimo... una ventina di secondi! C'è molta roba scadente in giro e, a causa della troppa informazione, le icone alla Leonard Cohen o Bob Dylan nei prossimi anni non esisteranno più. Per non parlare poi dell'esercito dei nuovi cantautori alla moda... Ok, il sottoscritto ha esordito a trentaquattro anni mentre adesso MySpace pullula di teenager depressi desiderosi di far sentire al mondo il proprio talento. Prendila come una provocazione ma, prima di postare una canzone su quel social-network, io suggerirei a certa gente di andare a lavorare almeno per un lustro o due. Come ho fatto io...”

Come nasce un disco fatato come “Two Grains Of Sand”?
“Scrivendo molto, moltissimo. Non sai quanti pezzi ho scartato a priori per arrivare ai dodici brani che trovi su quest'album... E poi facendomi un mucchio di domande sulla follia contemporanea, sull'intolleranza di quest'epoca storica; le canzoni, infatti, vanno vissute e non semplicemente raccontate. Ecco perché mi piace usare molte metafore di tipo naturalista – come il vento, la sabbia, la tempesta, la polvere, la luce, etc. - all'interno dei miei testi. La sensazione di toccare la sabbia o affrontare il vento l'abbiamo 'vissuta' tutti, no?”

Quando parli di “intolleranza” a cosa ti riferisci in particolare?

“A quello di cui parlo nella stessa titletrack 'Two grains of sand'. Lì, infatti, racconto la storia di un amore impossibile tra un uomo musulmano ed una donna cristiana ai tempi della guerra nella ex-Jugoslavia. Non è un messaggio o un proclama politico di Piers Faccini ma solo una vicenda romanzata che mi andava di raccontare. E che mi ha fatto riflettere a lungo mentre la componevo...”

Prima che qualche lettore equivochi, “Two Grains Of Sand” non è solo un disco acustico e monocorde ma anche decisamente ritmico e carico di groove...
“Già e nel mio caso non potrebbe essere che così: reputo, infatti, il ritmo la componente più importante all'interno di una canzone. Il groove è sempre stato presente nel mio DNA e, stavolta, mi sono voluto sfogare per bene collaborando con un produttore francese che, in passato, aveva già lavorato con Feist e Manu Chao. Artisti, dunque, che amano far ballare il loro pubblico…”

Siamo in conclusione, Pier… Quando tornerai a trovarci in Italia dopo il tuo recente ed applauditissimo showcase di Milano?
“Sicuramente a maggio visto che il mio promoter italiano ha già fissato quattro concerti nella Penisola: per la precisione a Roma, Napoli, San Nicandro vicino a Bari e a Lecce. E poi mi piacerebbe partecipare a qualche festival estivo prima di riprendere il mio tour nei locali attorno al prossimo ottobre. Quando prevedo di tenere un’altra data a Milano. Ma per il momento non c’è ancora nulla di ufficiale”.

I prossimi concerti italiani di Piers Faccini:
6 maggio - Circolo degli Artisti (Roma)
7 maggio – Rising (Napoli)
8 maggio – Castello (San Nicandro, BA)
9 maggio – Istanbul Café (Lecce).

Il sito ufficiale di Piers Faccini.

 
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Autore: Simone Sacco
20/04/2009 - 15.18.00
 
Piers Faccini: ho scritto musica sulla sabbia
FOTO: Piers Faccini: ho scritto musica sulla sabbia
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