LE "VERSAILLES SESSIONS" DI MURCOF E SAUL SAGUATTI
Il musicista elettronico di Tijuana ha portato al MiTo una suite ispirata agli stilemi della musica barocca, arricchita dai visual eseguiti in tempo reale dall'artista bolognese
L’appuntamento più interessante del MiTo di quest’anno era di certo la performance per molti versi defilata che Murcof, il musicista elettronico messicano, e Saul Saguatti, artista bolognese, hanno portato nella Sala Pio XII del Centro Schuster. “The Versailles Sessions” è un lavoro commissionato nel 2007 da Get Sound, ed eseguito per la prima volta come solo accompagnamento sonoro a uno spettacolo di acqua, luci e suoni nel Jardin du Roi di Versailles. Murcof, che negli ultimi anni ha mostrato sempre più apertamente la volontà di emanciparsi dalla lezione canonica della musica cosmica, per approdare a una formula più aperta, che prevede l’influenza di autori contemporanei di composizioni sinfoniche classiche, così come il ricorso agli stilemi della musica antica, ha utilizzato nell’occasione il repertorio barocco, per produrre una suite che sfrutta le rielaborazioni elettroniche di strumenti seicenteschi, così come suonano nei brani di compositori come Couperin e Lully.
Dunque clavicembalo, viola da gamba, flauto, violino e la voce di un mezzosoprano, microprocessati sino a diventare perfettamente congruenti alle texture digitali dell’artista messicano. Ma la parte più interessante è certamente quella che riguarda i visuals di Saguatti. Spesso infatti la musica elettronica chiede, per cercare di “contraffarre” la staticità tanto dell’esecuzione quanto della fruizione, di un supporto multimediale. In questo caso però la parte performativa che ha colpito maggiormente il pubblico è proprio quella legata alla capacità di Saguatti di intervenire in diretta sulle suggestioni di Murcuf, lavorando dal vivo, grazie alla connessione tra videocamera e pittura manuale. Chi è andato a fine spettacolo a spiare la consolle di lavoro dei due, si è trovato di fronte a una teoria di pennelli e vasetti di colore tradizionali. La qualità degli effetti prodotti, così come la capacità di interagire, con dilatazioni e compressioni del segno, in tempo reale con i suoni di Marcuf, hanno fatto pensare che Saguatti opera in diretta, senza filtro. La questione è un po’ più complicata: le sue pennellate vengono riprese da una videocamera, la quale manda il segnale di quel che sta facendo a un computer, che aggiunge gli effetti grafici. Ma la sensazione dell’esecuzione dal vivo rimane fortissima, perché il ritmo delle pennellate è sincronizzato in ragione degli impulsi sonori. L’aspetto più spiazzante delle creazioni di Saguatti consiste nell’utilizzo di una serie di solventi e schiume, che vengono miscelati alla pittura, e producono così l’effetto di una vera e propria animazione, dando l’impressione che l’inchiostro si muova (probabilmente anche in virtù del fatto che l’immagine catturata dalla videocamera è riprocessata in tempo reale, e sovrapposta a visual che immaginiamo pre-registrati). Si realizza così un’inversione della dinamica musica/visual a cui ci hanno abituato gli artisti del digital beat. La parte “attiva”, suscettibile di continue trasformazioni è quella relativa alle immagini. Il che permette di superare l’impatto “statico” del flusso sonoro, in merito al quale le interazioni operate dal musicista dal vivo si riducono a poca cosa. In questa nuova concezione di “live” la musica è in definitiva una sorta di sorgente emozionale, un motore primo che produce risultati imprevedibili.