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YUJA WANG, RIVELAZIONE DEL PIANO, SUPERA LA PROVA DEL SECONDO CONCERTO DI BARTOK

La giovanissima solista cinese è stata ospite della stagione dell'Accademia di Santa Cecilia: l'orchestra guidata da Antonio Pappano ha eseguito nell'occasione anche alcune tra le pagine più note di Dukas e Dvorak

 
 

Mentre viene data alle stampe per la Emi la sua registrazione della sinfonia numero sei di Gustav Mahler, alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Antonio Pappano ha portato all’Auditorium, per la stagione sinfonica dell’istituzione capitolina, un programma di largo respiro, che spaziava dalla pagina più celebre di Paul Dukas, “L’apprendista stregone” alla Sinfonia n.9 “Dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvorak. Due pezzi in qualche misura “facili”, soprattutto se messi a confronto con i perigliosi gorghi delle sinfonie mahleriane con cui la compagine orchestrale di Santa Cecilia si è misurata nelle ultime settimane.
In mezzo, una pagina certamente meno immediata, il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Bela Bartok. E forse la titolazione del programma “Dal Nuovo Mondo” era meno tautologica di quanto potrebbe apparire: da un lato Pappano, inglese di nascita e studi, italiano d’origine, è di fatto da tempo trapiantato in America. Dall’altro poche musiche sono così legate all’immaginario cinematografico hollywoodiano quanto la composizione di Dukas inclusa nell’evergreen disneyano “Fantasia”. E soprattutto Yuja Wang, solista cinese di ventiquattro anni, chiamata a interpretare il percussivo concerto bartokiano viene appunto da quello che per la musica classica è il “Nuovo Mondo”. Un Paese, la Cina, in grado di sfornare ogni anno decine di nuovi talenti di primissimo piano, che sono riusciti ormai a occupare stabilmente i primi posti dei più prestigiosi concorsi internazionali, a fronte delle accusa, diventate un po’ uno stereotipo di frigidità e immaturità interpretativa, quasi si trattasse di virtuosi irrimediabilmente meccanici.
Si sa di Dukas che distrusse personalmente molte delle sue opere, ritenendole imperfette o superate. Quel gioiello di orchestrazione e di qualità cinematica ante litteram che è “L’apprendista stregone” invece è sopravvissuto. E con un sottile paradosso, viene spesso piegato ad eccessi di brillantezza interpretativa, com’è stato anche durante il concerto dell’Auditorium, quasi che la scrittura del francese sia talmente piana e leggibile da non chiedere un’intensità interpretativa uniforme. Ci è sembrato cioè che Pappano si affidasse soprattutto alla sua capacità di ritagliare micro-sketches memorabili, dimenticandosi di offrire una lettura d’insieme.
Il secondo concerto di Bartok rappresenta per molti versi lo scioglimento e-perché no-la semplificazione- delle tortuosità di quello precedente, in merito al quale il compositore ungherese si disse più volte insoddisfatto per le letture che ne avevano fornito alcuni tra i più stimati direttori e solisti dell’epoca. Ecco allora che la partitura si segnala da subito per alcune peculiarità: l’ “Allegro” iniziale esclude del tutto l’uso degli archi, che, unitamente ai timpani, sono invece il solo accompagnamento dell’ “Adagio”. Quest’economia strutturale è funzionale al desiderio di lasciare il pianoforte libero di definire il colore timbrico e la trama di ogni movimento. Yuja Wang ha interpretato con straordinaria leggerezza il ricorso a figure e stilemi del barocco che ricorrono nel primo e nel quinto tempo, senza farsi intimorire dal carattere esplicitamente percussivo che attraversa da un capo all’altro la composizione. E ha poi concesso un paio di bis, con i quali ha ribadito di meritare la fama internazionale che si è costruita in pochi anni.
Che dire infine che non si sia già scritto migliaia di volte sulla sinfonia “Dal Nuovo Mondo”? Certo, il primo e il quarto movimento sembrano ritagliati su misura per l’Orchestra di Santa Cecilia, che ha a parere di chi scrive proprio tra gli ottoni alcuni dei suoi musicisti di spicco. La profondità della lettura di Pappano però viene applicata soprattutto al respiro sconfinato del “Largo” (e qui c’è da rimarcare la prova del corno inglese) e alla classicità beethoveniana dello “Scherzo”. Il concerto è stato ripreso in diretta da Rai 5 (che in realtà ha sede a Milano): un’iniziativa che speriamo si ripeta e che, anche grazie a una regia di grande puntualità, può aiutare a proseguire nel solco di una certa idea di divulgazione che forse qualcuno, come è capitato al sottoscritto, ha voluto leggere in controluce nel programma selezionato da Pappano.

 
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Autore: Andrea Dusio
28/11/2011 - 11.10.00
 
Yuja Wang, rivelazione del piano, supera la prova del secondo concerto di Bartok
FOTO: Yuja Wang, rivelazione del piano, supera la prova del secondo concerto di Bartok
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