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EVGENY BUSHKOV, DA MOSCA AL VENEZUELA

Il direttore russo ha guidato l'Orchestra Verdi in un concerto articolato tra pagine cantabili di Cajkovskij e una perigliosa, sarcastica composizione per piano, tromba e archi di Sostakovic. Tra i bis un tango di Stravinsky e il brillante "Moliendo Cafè"

 
 

La stagione della Verdi rappresenta da sempre un’occasione per scoprire direttori emergenti, dal giapponese Yutaka Sado (dimenticato persino dalla voce di wikipedia che dovrebbe ricordare la storia dell’istituzione di Largo Mahler), assistente di Ozawa e allievo di Bernstein, al moscovita Vladimir Yurovsky, sino al direttore-organista Wayne Marshall. Un nome che a nostro parere va ad aggiungersi all’elenco delle rivelazioni è quello di Evgeny Bushkov, musicista russo che sembrava destinato agli inizi degli Anni Novanta a una prodigiosa carriera di violinista (vinse quattro dei maggiori concorsi internazionali), e che invece ha scelto, a partire dal 1999, di dedicarsi soprattutto alla direzione. Il suo talento è stato in tal senso individuato da Dimitry Kitajenko, a lungo direttore della Moskow Philarmonic Orchestra. Bushkov si è segnalato in questi ultimi anni non solo per il successo crescente delle sue esibizioni, ma anche per la creazione di un format destinato all’insegnamento della musica classico ai bambini, le “children series”, in cui sdoppia il proprio ruolo tra narrazione e direzione. Qualcosa di quest’attitudine è certamente presente anche nel programma scelto per il suo concerto milanese, in cui ha inserito il “Capriccio Italiano” e le due suite dello “Schiaccianoci”, certamente tra le pagine di Cajkovskij più adatte a costituire un’introduzione dei giovanissimi all’orchestra. Guai però a scambiare le intenzioni di Bushkov per un “children’s corner”, per dirla con Debussy. Il pezzo forte del programma era infatti rappresentato da un periglioso ed asimmetrico “Concerto per pianoforte e tromba”, in cui le parti soliste erano affidate a Boris Petrushansky e Alessandro Caruana, prima tromba della Verdi. Petrushansky , allievo nel 1964 di Neuhaus, dunque del più importante insegnante di pianoforte del secolo scorso (quello da cui impararono i massimi esponenti del pianismo russo, da Emil Gilels a Sviatoslav Richter), e poi di Lev Naumov, di fatto l’erede di Neuhaus, è un concertista legato al repertorio del primo Novecento russo, che dal 1991 vive in Italia, e si dedica a Imola all’insegnamento. La pagina di Sostakovic che ha eseguito all’Auditorium è datata 1933, e costituisce uno strano meltin’ pot tra canzoni ebraiche ascoltate ad Odessa, consonanze con melodie di Haydn, temi cavati direttamente da “L’Appasionata” di Beethoven, o ancora dal “Peer Gynt” di Grieg, dalla “Terza Sinfonia” di Mahler alla “Kammermusik” di Hindemith, ma anche frasi appartenenti al repertorio autografo dello stesso Sostakovic. Estremamente impegnativo nell’iniziale “Allegro Moderato”, tocca poi punte inusuali di lirismo nel “Lento”, e finisce per accartocciarsi in quel modo programmaticamente sarcastico di alcune pagine cameristiche (all’epoca cil compositore stava lavorando anche a una suite per fagotto e archi e su alcuni lavori per una formazione jazz), con l’ “Allegro con brio” in cui si riconoscono le deformazioni parodistiche tipiche del Sostakovic liberato dalle necessità formalistiche del compositore di stato. Un bellissimo, inusuale tango per piano di Stravinsky, scelto come bis forse per rimanere nel solco dei tanti temi di danza proposti dal concerto di Sostakovic, e soprattutto l’inaspettato “Moliendo Cafè”, conosciuto da Bushkov probabilmente in occasione delle esibizioni con l’Orquestra Sinfonica de Venezuela, hanno finito per integrare brillantemente il programma di partenza.

 
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Autore: Andrea Dusio
25/10/2011 - 9.40.00
 
Evgeny Bushkov, da Mosca al Venezuela
FOTO: Evgeny Bushkov, da Mosca al Venezuela
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