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TILL FELLNER "SCALA" L'ULTIMO BEETHOVEN

In programma per le Serate Musicali le impervie op.109, 110 e 111, testamento musicale del compositore tedesco

 
 

Serata un po’ sfortunata lo scorso 14 giugno per il recital a Milano di Till Fellner, pianista tra i più interessanti della sua generazione; già perché la data del suo arduo programma – che prevedeva tutte le ultime 3 Sonate di Beethoven – coincideva con il "debutto" dell’Italia ai Mondiali di calcio in Sudafrica. Il risultato (e che peccato!) è stata una Sala Verdi decisamente vuota per l’ultimo appuntamento della stagione delle Serate Musicali.

Un’occasione mancata per gli appassionati e gli addetti ai lavori che hanno preferito la televisione, perché non è così frequente ascoltare tutte in una sola sera "la 109", "la 110" e "la 111", le ultime e più "criptiche" sonate che Beethoven volle dedicare al pianoforte. Ormai quasi completamente sordo, il compositore diede vita a 3 capolavori di difficile interpretazione, tanto nella struttura - completamente stravolta rispetto alla Forma Sonata che lui stesso aveva portato a compimento - quanto per il contenuto, che alterna momenti "percussivi" a passaggi di calma estatica, in una sovrapposizione libera di idee che pare scaturire da un’improvvisazione continua.

Anche a livello pianistico si tratta di 3 lavori che richiedono una tecnica del tutto particolare, completamente diversa da quella delle opere precedenti e molto muscolare. L’autore sperimenta qui nuove architetture sonore, come la fuga (finale op. 110) e la variazione (finale op. 109 e 111) arrivando addirittura ad anticipare di circa un secolo i temi del jazz e dello swing nella variazione del secondo movimento dell'opera 111. Curioso che proprio quest’ultima risultasse talmente ostica ai suoi contemporanei da essere per vari decenni considerata un vero e proprio "refuso" dovuto allo stato di sordità del compositore (!).

Interessante dunque ascoltare l’interpretazione di un “giovane” come Till Fellner, noto camerista oltreché fine interprete bachiano; lanciato dalla vittoria al celebre Concorso Klara Haskil nel ’93, il pianista viennese è stato ospite a Milano già lo scorso anno in trio con Adrian Brendel (violoncellista figlio del grande pianista) e la violinista Lisa Batiashvili, brillando particolarmente. Per chi aveva sentito Fellner in quell’occasione, il recital beethoveniano dell’altra sera era dunque un bel banco di prova per riascoltarlo da solista: e non ha deluso. Una lettura molto analitica la sua, che nulla ha lasciato al caso, fine e pulita, supportata da una tecnica impeccabile e sicurissima.

Un Beethoven levigato e ben squadrato, colorato ma senza eccesso alcuno: quasi impalpabile e dolcissimo nelle parti cantabili e sospese (nell’Andante molto cantabile ed espressivo op.109 come nel Moderato cantabile, molto espressivo op.110) ed energico e vigoroso nelle masse accordali dalla funzione marcatamente percussiva. Se nel complesso è risultato un Beethoven molto strutturato e “bachiano”, questo ha riservato però dei dettagli esecutivi di rara bellezza, come nei crescendo su accordo ribattuto, nei cambi repentini di colore degli arpeggi o sulle singole note ribattute e nei pianissimo improvvisi e delicatissimi, che hanno ben evidenziato la perizia e lo spessore musicale di questo interprete non ancora quarantenne.

 
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Autore: Laura Faoro
19/06/2010 - 11.31.00
 
Till Fellner "scala" l'ultimo Beethoven
FOTO: Till Fellner "scala" l'ultimo Beethoven
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