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I PRIMI MADRIGALI DEL "PRINCIPE ASSASSINO"

Le composizioni di Carlo Gesualdo incise per la Naxos da Marco Longhini, alla direzione dell'ensemble "Delitiae Musicae"

 
 

Cosa divide Carlo Gesualdo, indubbiamente il compositore di musica antica a cui toccò in sorte una biografia più consonante allo stereotipo tenebroso del nostro '600, dalla fama assoluta? La parabola della sua vita s’inscrive negli stessi anni in cui la cultura europea venne radicalmente rinnovata da Caravaggio, Cervantes, Shakespeare. La "statura" della sua opera è tale da poterlo accostare a questi geni? Probabilmente no. Gesualdo, il principe di Venosa, appartiene ancora alla temperie culturale del tardo '500. Anche perché il suo astro è destinato ad essere oscurato da quello di Claudio Monteverdi, radicale rinnovatore di un linguaggio e di una sensibilità entrambi prossimi alla consuzione.

È dunque Monteverdi, e non Gesualdo e tanto meno Girolamo Frescobaldi, il primo compositore italiano moderno, nell’ultimo momento storico in cui il nostro Paese riuscì a esprimere un primato tecnico-artistico che passa anche per i nomi di Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini. Il mondo di Gesualdo non è quello di Shakespeare e di Cervantes, e resta invece ancorato all’epoca e ai luoghi di Ariosto, Tasso e Guarini.  Il musicista milanese Marco Longhiniche ha già inciso per Naxos la registrazione completa dei madrigali di Monteverdi, in 14 Cd e di cui ricordiamo anche il lavoro sulle composizioni di Cavalieri e Adriano Banchieri, si accinge ora ad affrontare in 6 Cd il corpus madrigalistico di Gesualdo, alla direzione dell’Ensemble vocale e strumentale “Delitiae Musicae”, che già lo accompagnò nelle registrazioni di Monteverdi.

È stato da poco editato il primo esito di questa nuova impresa, sempre per Naxos. È un Cd che riguarda il I libro dei madrigali di Gesualdo, pubblicato a Ferrara nel 1594, allorché il principe di Venosa aveva 28 anni. Si tratta di composizioni vocali, in cui compare episodicamente l’uso del clavicembalo. Ma non possiamo di certo liquidarle come composizioni giovanili. Anzi, il I libro di Gesualdo non tradisce certo il carattere acerbo degli esordi di Monteverdi. Non a caso lo stesso compositore cremonese indicava il collega come uno dei grandi rinnovatori responsabili del mutamento radicale verso la cosiddetta "seconda prattica".

Perché la pubblicazione avvenne a Ferrara? Nel Rinascimento i libri musicali non sono altro che raccolte di brani già conosciuti e apprezzati. Non a caso il I libro precede addirittura di un mese (il 10 maggio 1594 contro il 2 giugno) il II libro. Carlo Gesualdo era un nobile, e dunque l’etichetta dell’epoca avrebbe considerato sconveniente un suo impegno diretto in un’opera editoriale che riguardasse le sue pubblicazioni. La musica doveva rimanere una forma di diletto. Della pubblicazione si occupò così Giuseppe Piloni, amico del musicista fiammingo Jean de Maque, mentre le dediche introduttive sono affidate a Scipione Stella.

A breve distanza di tempo, nel 1595, uscirono anche il libro III e il libro IV: in tutto 80 madrigali. E dovremo aspettare il 1611 per registrare un’altra pubblicazione (stavolta a Venezia) dedicata al principe di Venosa. La scelta di Ferrara corrispondeva a due finalità. Da un lato, c’era una ragione squisitamente musicale. La corte estense costituiva certamente l’ambito in cui il madrigale all’epoca era più considerato e apprezzato. I testi, di forte tensione erotica, con la frequente parafrasi del “morire”, attingevano alle composizioni poetiche di Giovan Battista Guarini e dello stesso Tasso.

Un classico esempio è in questo senso “Tirsi morir volea” del Guerini, che nella prima parte recita:      Tirsi morir volea
     Mirando gli occhi di colei che adora
     Quando ella che di colui non meno ardea
     Gli disse: “oimè, ben mio, deh, non morir ancora, che teco bramo di morir anch’io
E nella ripresa:
     Frenò Tirsi il desio
     Ch’ebbe di pur sua vita allor finire
     Sentendo morte in non poter morire.


Nel 1594 la vita di Gesualdo è già stata "segnata" dal fatto di sangue per cui molti lo ricordano. Figlio di Fabrizio II di Venosa e Geronima de’ Medici, sposò a 20 anni Maria d’Avalos. La principessa era di 4 anni più vecchia di lui, già due volte madre e due volte vedova. Era celebrata però come una delle più belle donne di Napoli, e nel 1590 Carlo la sorprese con il suo amante, uccidendo all’istante entrambi. Quest’episodio però si riverbera curiosamente su sue composizioni successive, e resta solo come una nota biografica nel mondo di complicità passionali evocato dai madrigali del I libro. Pubblicare a Ferrara serviva però a Gesualdo anche a celebrare il compimento di un’oculata strategia matrimoniale.

Alfonso II d’Este, nipote di Lucrezia Borgia, non poteva avere figli. Il rischio dell’estinzione della dinastia avrebbe ricondotto il ducato nei possedimenti papali. Ecco allora il principe di Venosa fornire una "possibile soluzione" agli Este: sposando Eleonora avrebbe garantito il proseguimento della stirpe. Le nozze non bastarono a scongiurare la volontà dello Stato della Chiesa di riannettere Ferrara ai propri possedimenti, volontà che trovò in Clemente VIII Aldobrandini il proprio "esecutore", nel 1598: agli Este non rimase che Modena. Ma questi eventi drammatici che misero fine all’esperienza ducale e sprofondarono per sempre Ferrara nelle nebbie della storia, a inizio 1594 sembravano ancora lontane.

Il 19 febbraio si celebrò dunque in pompa magna il matrimonio, e durante il pranzo, nel quale furono servite 23 portate, furono probabilmente suonati i madrigali del novello sposo. Il quale, da parte sua, lasciò Ferrara appena dopo la pubblicazione del I libro, e se ne tornò a Venosa, senza la sposa, preferendo alla compagnia di Eleonora la solitudine nel paesino avito di Gesualdo, “ameno et vago alla vista quanto si possa desiderare, con un’aria veramente soave et salubre”.

 
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Autore: Andrea Dusio
18/06/2010 - 9.12.00
 
I primi madrigali del "principe assassino"
FOTO: I primi madrigali del "principe assassino"
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