CINQUE TROMBE PER SAN MAURIZIO
Cassone e il "Pian&Forte" inaugurano, dopo il restauro, il "coro" affrescato dal Luini
Se la serata milanese dello scorso 7 giugno rendeva la città piuttosto "inospitale" a causa di una cappa di calore e umido che perseguitava chi si avventurava per le strade, l'occasione offerta dall'inaugurazione del neo-restaurato coro di san Maurizio ha convinto molte persone a sfidare la canicola e a cercare di accaparrarsi un posto per il primo concerto organizzato sotto le volte affrescate dal Luini, recentemente restaurate e riaperte alla città.
Aveva lasciato parecchio amaro in bocca ai fans della musica antica scoprire che il cartellone primaverile di "Musica e Poesia in San Maurizio", da più di vent'anni dispensatore di concerti di altissima qualità musicale, sarebbe stato piuttosto striminzito: solo 4 appuntamenti, tutti concentrati nel mese di giugno. D'altra parte, l'amore della città nei confronti del Festival è stato confermato dai molti spettatori presenti, per tacere dei moltissimi che già dal tardo pomeriggio si erano preparati a una lunga coda in via Luini, sperando in qualche rinuncia sui biglietti, già esauriti in prevendita.
L'ensemble Pian & Forte, denominazione che dal 1989 descrive i progetti orchestrali del duo tromba e organo di Gabriele Cassone e Antonio Frigè, si è presentato questa volta con un'insolita (per il pubblico italiano) formazione di cinque trombe, organo e timpani, organico da loro proposto ormai da un decennio. Il concerto si è articolato in tre sezioni: una dedicata al repertorio tradizionale del duo (Fantini, Viviani), incastonata tra altre 2, dedicate a brani con l'organico completo (presi dal repertorio francese, tedesco e italiano).
Cassone e Frigè rappresentano, com'è noto, una delle formazioni più stabili del panorama italiano (nel 2012 festeggeranno i trent'anni di carriera come duo) e anche una di quelle più richieste nell'ambito dei festival europei, cui va aggiunta la carriera internazionale dei due come solisti. Vale la pena di ricordare che Cassone, tra i primi in Italia a propugnare l'utilizzo di trombe "naturali" (cioè senza pistoni), sia ora uno dei più accreditati solisti di questo strumento a livello mondiale (ha collaborato, tra gli altri, con T. Koopman e J. E. Gardiner per le loro incisioni delle intricate partiture Bachiane); ma la sua tecnica e la notevole versatilità l'hanno reso un nome estremamente richiesto anche per la tromba moderna, specie nell'ambito della contemporanea.
Per Antonio Frigè basterà invece ricordare il grande successo come raffinato concertista nei principali festival organistici, come collaboratore all'edizione dell'opera omnia di Vivaldi e come docente presso l' "Accademia internazionale della Musica" di Milano. La formazione allargata presentata a Milano ha visto la partecipazione, alla tromba naturale, di un ben noto comprimario, Jonathan Pia (già collaboratore, tra gli altri, di Dantone e Alessandrini) e di tre più giovani strumentisti (Matteo Frigè, Simone Telandro, Guido Guidarelli), coadiuvati dal timpanista Balbinutti.
L'estrema varietà del programma ha permesso di ascoltare i diversi ruoli della tromba nel barocco: come strumento da parata (nella March for the Ark di CPE Bach e nelle "imperiali" di Fantini), da cerimonia di corte (le "Symphonies" di Delalande e le "Arie" di Philidor), ma anche di culto (nel preludio del "Te Deum" di Charpentier): in tutto il concerto Cassone - ottimamente supportato dai colleghi - si è confermato come solista di grande classe, con un suono inconfondibile e un approccio solido e ben ponderato ai frequenti momenti di virtuosismo.
Non sono mancati però i momenti dedicati all'organo solista (Frescobaldi, Gabrieli e Hassler), che hanno fatto apprezzare la finezza di Frigè come interprete, specie in relazione al '600 italiano. Inoltre è risultata molto apprezzata la scelta di eseguire gli unici brani dedicati agli ottoni non accompagnati (alcuni duetti di Biber) disponendo 2 solisti sul proscenio e altri 2 nella chiesa (quindi alle spalle muro che separa i due ambienti), con la pregevole conseguenza di permettere agli ascoltatori di poter ascoltare l'effetto udito quando San Maurizio era un monastero e tale separazione divideva i fedeli (in chiesa) dai monaci (in coro).
Dopo questo primo appuntamento al fulmicotone (terminato con la "Toccata" dell'Orfeo di Monteverdi, eseguita come bis) e la piacevole sorpresa - all'uscita - di un po' di vento che finalmente rinfrescava la città, ai presenti non è rimasto che darsi appuntamento alla prossima tappa della rassegna (il recital di Ottavio Dantone, previsto per il prossimo 16 giugno) che si preannuncia altrettanto stupefacente.