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LA "CAPPELLA DELLA PIETÀ DE' TURCHINI" OSPITE DEL "QUARTETTO"

Il gruppo di Florio propone lo Stabat Mater di Pergolesi con le voci della Schiavo e della Basso

 
 

Se ogni anno la "Società del Quartetto" ha la pregevole abitudine di inserire in cartellone almeno un appuntamento dedicato a gruppi di spicco del mondo della musica barocca (lo scorso anno era venuto ad esempio Bonizzoni con il suo ensemble La Risonanza) in questa stagione la rassegna ha davvero superato se stessa, portando in sala Verdi "La cappella della pietà de’ turchini" lo scorso 30 marzo.

Ensemble forse poco noto agli habitué di una stagione come quella del "Quartetto" principalmente dedicata alla cameristica otto-novecentesca, è in realtà un gruppo che esiste e opera nell’ambito della barocca da oltre 20 anni, essendo stato fondato da Antonio Florio ancora nel 1987 al fine di riportare alla luce e divulgare il repertorio musicale napoletano dei secoli tra il Cinquecento e il Settecento.

Merita un po' di attenzione la storia di questa "Cappella" che rispecchia tristemente il becero stato della cultura in Italia: stiamo infatti parlando di un ensemble rinomatissimo all’estero tanto da godere dell’onore di essere ensemble in residence presso il Centre Lyrique d’Auvergne, con 2 nuovi allestimenti ogni anno ma del tutto ignorato dalle istituzioni in Italia.

A tal proposito è giusto di pochi giorni fa l’appello del direttore Florio dalle pagine de Il Giornale della Musica, che denunciava il pesantissimo taglio dei fondi destinati alla sua formazione da parte del Ministero, tale da metterne a rischio la sopravvivenza della "Cappella" e del lavoro del "Centro di Musica antica Pietà de’ Turchini".

D’altra parte, sempre riguardo il malcostume italico che trascura - o peggio - ignora le sue stesse pregiate risorse culturali, fa amaramente sorridere l’elenco dei premi nel curriculum di questo gruppo, che riporta - accanto a riconoscimenti internazionali come il premio Unesco - 1 Premio Napoli - attenti bene - nella sezione "eccellenze nascoste" della città. "Nascoste" appunto (sic!), e destinate - pur "nell’eccellenza" - a rimanere tali se qualcosa non cambierà.

Ed eccellente è stata proprio la performance della "Cappella" che ha aperto la serata con il "Salve Regina" di Orazio Benevoli, brano prezioso perché uno delle poche composizioni dell’autore salvata dall’oblio, grazie al lavoro di ricerca del "Centro di Musica antica Pietà de’ Turchini" che ne ha riportato alla luce il manoscritto, giacente presso la biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.

Antifona mariana canonica, il pezzo si mostra originale nel taglio dato alla figura della Vergine, appassionata protagonista, in una scrittura che abbandona la polifonia corale a favore di una sola voce solista, in questo caso quella di Romina Basso, contralto dal timbro molto scuro, ma nel contempo agile e ricco di colori.

E’ seguito un bel mottetto di Leonardo Leo, "Miser agnosce te" (sempre recuperato grazie alle ricerche de "La Pietà de’ Turchini") che ha visto entrare in scena l’altra protagonista della serata, l’eccellente Maria Grazia Schiavo.

Il "pezzo forte" della serata è stato rappresentato però dalla seconda parte del concerto, occupata per intero dallo "Stabat Mater" di Giovanni Battista Pergolesi. Certo uno dei brani più incisi ed eseguiti di tutta la storia della musica, che deve il suo fascino alle infinite sfaccettature melodicamente intriganti cucite sul testo del Savonarola, a tesserne episodi musicali differenti quasi per ogni terzina.

Nonostante il grande successo che dal momento della sua nascita fino ad oggi lo ha accompagnato, bisogna pur riconoscere che si tratta di una composizione scritta tutto sommato non benissimo, con salti impervi nelle voci e passaggi intricatissimi nell’insieme, tanto da essere oggetto di una revisione bachiana ancora adesso diffusamente adoperata.

La "lettura" di Florio ha prediletto tempi calmi, con grande cura per il bilanciamento tra ensemble e voci e per le messe di voce, alcune delle quali particolarmente incantevoli per precisione d’intonazione e direzione di suono.
Bello poi il suono d’insieme e l’evidente affiatamento dei musicisti, che testimonia un lavoro continuativo con un organico stabile da parte della "Cappella", davvero raro di questi tempi.

Certo più di tutto hanno infine brillato le 2 cantanti, specialiste del barocco e già più volte colleghe in altre produzioni. La Basso e la Schiavo hanno saputo "colorare" lo "Stabat" di cielo e terra: tanto eterea ed angelica la voce della Schiavo quanto materico e profondo il timbro della Basso. Azzurro e castano, divino ed umano, il bipolarismo stesso della Mater dolorosa, stretta tra la contingenza terrena della morte del figlio e la fede nella divinità del Cristo.

 
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Autore: Laura Faoro
07/04/2010 - 16.20.00
 
La "Cappella della Pietà de' Turchini" ospite del "Quartetto"
FOTO: La "Cappella della Pietà de' Turchini" ospite del "Quartetto"
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