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LA CHITARRA DI SEGRE NEI POMERIGGI MUSICALI

Le cinque corde dialogano con l'orchestra nel raro Concerto di Aranjuez

 
 

E’ davvero occasione rara potere ascoltare la chitarra in un recital di musica classica; lo strumento - così amato in ambiti musicali differenti - soffre infatti di un certo "ostracismo" nelle sale da concerto, milanesi e non solo.

Ancora più difficile è poterlo poi ascoltare da solista con alle spalle un’intera orchestra, complici problemi di acustica e un repertorio non conosciutissimo.

Ecco dunque che, in controtendenza, "I Pomeriggi Musicali" hanno proposto per l’appuntamento dello scorso 18 marzo (replica il 20 marzo) il "Concerto di Aranjuez", con un solista italiano d’eccezione, Emanuele Segre.

Capolavoro del compositore spagnolo Joaquin Rodrigo, questo concerto è diventato celebre per il suo secondo tempo, l’"Adagio", complice pure una sua rivisitazione “moderna” degli anni '60, cantata in Italia da De Andrè con il titolo Caro amore.

Eppure, nemmeno lo stesso Rodrigo sapeva spiegarsi l’enorme successo della composizione, che gli alienò per anni la simpatia del grande Segovia, offeso per non esserne stato il primo interprete. Questo concerto deve il suo insolito nome alla fonte d’ispirazione di Rodrigo, i giardini del Palazzo reale borbonico sito proprio nella località di Aranjuez.

La tradizione gitana è declinata in chiave classica ma il suo forte impatto resta vivo nella scelta timbrica della chitarra, in una scrittura che alterna virtuosisimo e effetti folkloristici.

Malgrado il pezzo sia calibratissimo nei rapporti tra solista ed orchestra, per l’occasione la chitarra di Segre è stata amplificata: scelta che sicuramente ha giovato alla comprensione della parte chitarristica, ma che ha schiacciato un po’ le dinamiche dell’insieme, creando oltretutto uno strano effetto “acustico” nel timbro del solista.

Segre ha scelto con il direttore Rovaris tempi leggermente più calmi, privilegiando i colori, specie nell’"Adagio"; coinvolgente l’"Allegro gentile" finale, nel piglio zingaresco del tema trattato con spirito e leggerezza. Eppure – come spesso succede per i grandi artisti - Segre ha dato il meglio di sé nel bis, "L’armonia di Giuliani".

Piccolo e leggero divertissement, il brano ha permesso all’artista di svelarsi raffinatissimo colorista, sua precipua caratteristica che ne ha fatto un interprete apprezzatissimo a livello internazionale.

Hanno incorniciato la bella performance di Segre 2 brani sinfonici piuttosto lontani tra di loro: "La casa del diavolo" di Luigi Boccherini e "La Riforma" di Felix Mendelssohn.

In realtà al posto di Boccherini avrebbe dovuto esserci un brano di Berio, un esperimento di orchestrazione tratto dalla celebre "Ritirata di Madrid" proprio di Boccherini. Davvero un peccato la sua mancata esecuzione, in una rassegna sempre molto attenta ad accostare il più diffuso repertorio classico a perle meno note di musica contemporanea.

Buona infine la direzione di Rovaris, con ormai alle spalle importanti esperienze da direttore ospite e che negli ultimi tempi è molto frequentemente sul podio proprio de "I Pomeriggi Musicali".

 
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Autore: Laura Faoro
31/03/2010 - 19.32.00
 
La chitarra di Segre nei pomeriggi musicali
FOTO: La chitarra di Segre nei pomeriggi musicali
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