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"MUSICACROSS": 3 PRIME ASSOLUTE IN UNA SERA

Il Festival "targato" Caterina Caselli ha proposto composizioni di Battistelli, Francesconi e Fedele

 
 

Direttamente proporzionale. È il rapporto che intercorre tra la molteplicità dei linguaggi odierni e la loro diffusione. Ogni gesto ha mille gesti “gemelli” da qualche parte nel mondo e ne ha altrettanti che vi si oppongono. E tutti possono comunicare fra loro. Il paradosso del battito d’ali di una farfalla capace di generare tempeste dall’altra parte del mondo trova riscontro nel mondo della cultura, delle idee, dei pensieri. I linguaggi, i codici comunicativi sono sempre più differenziati ma tra loro sempre più vicini, fino a toccarsi, fino a contaminarsi, coinvolgersi, condizionarsi.

È la filosofia da cui muove Music Across, il Festival voluto da Caterina Caselli e dedicato ai linguaggi della musica d’oggi, lontani ma capaci di comunicare: un evento che guarda con grande intelligenza al mondo contemporaneo e che vuole farsene rappresentante.

In virtù di questo spirito di convivenza dei linguaggi quest’anno evento "centrale" della kermesse è stata la musica contemporanea, realtà certamente tra le meno diffuse, tra le più radicali, ma che esiste, produce, vive, in qualche modo “respira”. L’attenzione verso la contemporanea si è concretizzato nel concerto dell’8 marzo scorso al Teatro Dal Verme, in cui sono state presentate 3 composizioni in prima esecuzione assoluta, scritte da 3 musicisti tra i più ricercati e importanti del momento: Giorgio Battistelli, Luca Francesconi e Ivan Fedele; musiche di cui l’ottimo ensemble MusikFabrik è stato eccellente interprete.

Ad unire idealmente le 3 composizioni commissionate direttamente dal Comune di Milano per conto del Festival, il "filo" suggerito dal committente delle opere: la figura di Claudio Monteverdi. Ognuno dei 3 compositori ha proposto una sua personale "lettura" del lavoro monteverdiano.

L’entusiasmo dovuto alla rarità dell’evento (nello specifico, una commissione di musica contemporanea del Comune di Milano) ha fatto sì che lo spirito critico di chi vi scrive abbia inizialmente latitato, lasciandosi trasportare da facili entusiasmi. Ma immediatamente tornato ligio al suo dovere si è reso conto che a contribuire al piacevole riposo del suddetto prezioso “spirito critico” ci stava pensando la musica “piacevole” di Battistelli, senza momenti “stridenti”, senza grandi tensioni, scivolata via fin troppo facilmente.

Ed in effetti il titolo lo anticipava: "Inventis facile est addere". 

Un brano ben scritto in cui Monteverdi appariva e spariva, ma senza troppo affascinare, per la verità; sembrava un silenzioso e anonimo personaggio, anche un po’ impaurito, che di tanto in tanto si affacciava sulla scena e subito ne veniva allontanato. Senza clamore, senza entusiasmo, senza alcuna suggestione. Senza magia.

Battistelli, insomma, sembra non aver trovato la "chiave" per rapportarsi a Monteverdi: il “peso” del geniale compositore cremonese non è facile da portare…

Molto più disinvolto si è mostrato invece Luca “Narciso” Francesconi (così, simpaticamente, ci piace chiamarlo…) con il suo brano "Attraverso". Le sue idee "luminose", cangianti, accattivanti si innamorano spesso di sé stesse e "peccano" di vanità: un compositore spesso "vittima" della sua stessa fantasia.

Una "vanità" che in questa occasione Francesconi sembra essere riuscito a mettere al servizio della musica e dello spettacolo, scrivendo un brano efficace, in cui l’equilibrio formale (tormento di ogni grande compositore) ha trovato nella musica di Monteverdi un "alleato" prezioso. Un rapporto “attivo” quello con il compositore cremonese: frammenti riconducibili a Monteverdi, schegge di idee, istanti estrapolati dalle sue pagine più celebri: da qui il materiale di cui si è nutrita la musica di Francesconi, organizzato in modo da ripercorrere la favola (che il tempo mai consuma) di Orfeo ed Euridice.

Non sembra essere ancora impresso a ferro e fuoco il marchio Francesconi nelle sue composizioni: forse perché il suo "codice linguistico" non si discosta da quello utilizzato mediamente nella musica contemporanea, anche se ne rappresenta il lato migliore. Raffinate parole, certo, ma di una lingua "parlata" da troppi.

Poi, per chiudere, il brano di Ivan Fedele. Non ce ne voglia il bravo compositore e musicista onorato di grandi magnificenze, anche fuori dall’Italia, ma la delusione  per il suo brano è iniziata già prima di ascoltarne una sola nota e precisamente quando ci siamo resi conto che il problematico rapporto con Monteverdi è stato risolto dal compositore semplicemente ignorando l’illustre collega.

Unico filo di congiunzione un testo comune utilizzato da entrambe, tratto dal “Combattimento di Tancredi e Clorinda”, dalla “Gerusalemme liberata” del Tasso, sulle cui parole è nato il suo brano "Thanatoséros". 

Un testo in cui Fedele ha visto (intravisto? Svisto?) il combattimento tra 2 entità superiori, éros e thanatos: come altre volte accade (è un rischio sempre in agguato), le grandi speculazioni filosofiche si mostrano in qualche modo restìe a diventare musica. Il risultato è stato quello di un brano non particolarmente brillante, nonostante l’inizio preannunciasse una pagina carica di colpi di scena, di scelte timbriche originali.

Tutto è andato a perdersi dietro un “discorso musicale” prolisso e incapace di prendere una direzione precisa. La strada dell’ emotività, la via dell’astrazione intellettuale e molte altre strade sono state sfiorate, ma mai percorse.

L’uso dell’elettronica è stato poi deludente (e non ha aggiunto molto al brano). Parti del testo lette da 2 voci che si incrociavano e una ritmica dance (e non stiamo esagerando), che appariva di tanto in tanto senza alcuna connessione con tutto il resto. Anche senza voler cercare a tutti i costi un legame fra elettronica e acustica, il punto è che si sono ascoltate “trovate” già familiari all’elettronica degli anni ’70: per un musicista ospite fisso dell’Ircam di Parigi è davvero poco.

Nulla togliendo alla bontà di alcune trovate, il brano è risultato, in pratica, di quelli che appartengono al genere della "dissuasione da orologio": di quei brani, per intenderci, che mentre li ascolti inizi a leggere il programma di sala e poi (non c'è scampo) a guardare l’orologio, sospirando rassegnatamente: ma quando finirà?

 
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Autore: Giuseppe Califano
14/03/2010 - 23.02.00
 
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