SANDRO GORLI E IL SUO "DIVERTIMENTO ENSEMBLE"
Gorli ci parla della nuova stagione e del "segreto di lunga vita" della sua formazione
Aristotele annoverava l’entusiasmo tra le virtù dell’uomo: pochi i virtuosi, ahinoi, di questa rara dote, in un mondo sempre più ricco di “direzioni date” e sempre più povero di grandi slanci ideali. Eh già, perché l’entusiasmo è la virtù dell’ “avventura”, la dote che dà vita a progetti e lascia prendere forma alle idee, quella che dà il coraggio e la forza necessari a seguire una direzione, una propria strada, nonostante tutto.
L’incontro con Sandro Gorli, fondatore e direttore artistico del Divertimento ensemble (formazione di musica contemporanea), ci ha dato conferma di ognuna di queste nostre convinzioni e di quanto l’entusiasmo sia parte del “loro progetto” e di quanto sia tra gli artefici dei 33 anni della “carriera” musicale del gruppo.
M° Gorli, a gennaio scorso è iniziata la vostra 7° stagione stabile di musica contemporanea. Cosa prova quando alza la bacchetta al nuovo primo concerto di una nuova stagione?
"A 'Rondò' io tengo molto, perché è una stagione che abbiamo fatto noi, di cui siamo interamente responsabili, in cui possiamo scegliere senza la minima intrusione esterna nella scelta dei programmi: dunque è proprio il luogo in cui il Divertimento ensemble può esplicitare nel modo più radicale la propria linea culturale. Uno dei nostri punti di forza, ad esempio, è eseguire composizioni di quanti più giovani possiamo: facciamo una media di 7-8 commissioni di opere nuove ogni anno. Certo la nostra è una programmazione poco popolare di cui però siamo convinti fino in fondo, perché pensiamo sia necessario portare avanti un pensiero che esiste, anche se non è tra i più popolari, né tra i più semplici. Quando alzo la bacchetta al primo concerto di 'Rondò' penso: “Bene, ce l’abbiamo fatta anche quest’anno!”, e per me e tutti i miei collaboratori (è così che mi piace chiamare le persone che lavorano con me) vuol dire dare vita ad una manifestazione cui teniamo molto."
Ci parla della stagione di quest’anno?
"Quest’anno, per la prima volta, abbiamo invitato un ensemble esterno: uno dei concerti della stagione, per la prima volta, non è tenuto dal 'Divertimento', ma da una formazione da noi invitata, l’ensemble 'Kuraia' di Bilbao, con un programma interamente spagnolo. Vogliamo proseguire in questa direzione invitando uno o due ensemble ogni anno, per far conoscere ai milanesi anche i nostri colleghi, un gruppo analogo al nostro, giovane e che crede nelle nostre stesse idee.
Un appuntamento molto importante per noi è il concerto che chiude il corso di direzione d’orchestra che quest’anno è dedicato al 'Pierrot lunaire' di Schoenberg e alle 'Folk Songs' di Berio e nello stesso concerto abbiamo fatto una commissione ad un giovanissimo compositore, Bertelli. Un brano, il suo, che sarà dedicato a Gillo Dorfles, in occasione di un evento molto importante per la città di Milano, i festeggiamenti per i suoi 100 anni: per l’occasione il concerto non sarà alla 'Palazzina Liberty' come tutti gli altri, ma al Teatro Dal Verme. Un concerto molto interessante, di cui sono molto soddisfatto perché riusciremo a mettere in contatto un compositore poco più che ventenne come Bertelli con Dorfles che di anni ne ha qualcuno in più! Avremo poi un concerto in cui eseguiremo le partiture vincitrici di un concorso; ai 3 vincitori commissioneremo, inoltre, una composizione su testi sacri che ci impegneremo ad eseguire nella stagione dell’anno prossimo di 'Rondò'.
Sempre lungo la direttrice radicale che ci impegniamo a seguire, avremo un doppio concerto (uno alle 18:00 e uno alle 21:00), in una domenica di aprile, in cui la nostra pianista Mariagrazia Bellocchio eseguirà 12 partiture di 12 giovani allievi dei Conservatori italiani, anche loro scelti tramite un concorso. Inviteremo i 12 compositori, li faremo parlare, incontrare, sperando di riuscire ad intravedere cos’è che pensano e in che territori musicali si muovono i giovanissimi."
L’anno scorso, a metà della vostra stagione, è arrivato un suo appello per il “sostegno” alla vostra formazione e alle attività portate avanti da voi. Appena un mese dopo avete “annunciato” tutte le attività che avreste fatto nel 2010: concorsi, corsi, nuove commissioni e iniziative di ogni genere. Insomma, nonostante le difficoltà, avete rilanciato, avete “raddoppiato l’offerta”! Dove trova tutto questo entusiasmo?!
"Beh, sono assolutamente convinto che l’entusiasmo non si trovi al di fuori di noi, ma dentro, e innanzi tutto arriva dal fatto che io e i miei collaboratori crediamo molto in quello che stiamo facendo, altrimenti le assicuro che ci saremmo fermati da tempo. Abbiamo poi una serie di persone intorno a noi che ci aiutano, non quanto vorremmo, ma di certo non siamo abbandonati a noi stessi, come purtroppo accade ad altri. Anche se economicamente non è abbastanza certo questo sostegno ci dà un po' di ulteriore forza."
Tornando al primo concerto di ogni stagione…dietro di lei ritrova sempre le stesse facce, le stesse persone? Oltre agli “affezionati” (meno male che ci sono), sono presenti anche “nuovi arrivi”, c’è un ricambio nel pubblico? E i giovani?
"Io ho l’impressione (che spero non sia tradita quest’anno) che vi sia un aumento del pubblico, certo non vertiginoso, ma pur sempre un aumento: di strada ne abbiamo fatta rispetto alla nostra prima stagione in cui abbiamo avuto concerti con davvero pochissime persone, per cui evidentemente il buon lavoro che stiamo facendo, in qualche modo, contribuisce a questo aumento di partecipazioni. Ci sono senza dubbio gli affezionati e ci sono tutti gli anni: c’è chi non ha mancato neppure un concerto in 6 anni e ci saranno ancora persone così, ma certo i nuovi sono sempre graditi. Ciò che lamentiamo è la quasi totale assenza di giovani e abbiamo in effetti un pubblico con una media superiore ai 60 anni. Non dico che manchino i ventenni, ma mancano anche i trentenni e i quarantenni. A Milano, tra l’altro, ci sono 12 classi di 'Composizione', eppure si presentano qui solo i compositori eseguiti."
Domanda impegnativa, ma chi più di lei è immerso nella “contemporaneità”? …in un momento in cui è imperante il culto dell’immagine, del successo, in cui tutto è marketing, pubblicità, l’arte e la “necessità dell’arte” occupano un posto sempre meno importante. Secondo lei ci sarà un ritorno (usiamo pure una parola “forte”) alla spiritualità, intesa nella sua accezione più ampia, alle necessità dello spirito? O siamo condannati ad una “discesa” inesorabile?
"Ho assolutamente fiducia che l’arte sarà rivalutata; ora come ora, certo, non è un buon momento, non solo per la musica, ma per tutte le arti: ogni volta che muore un grande autore si sente dire: 'Ma adesso chi c’è al posto suo?'. Rimane fuori da questo oblìo l’arte figurativa, perchè ha tutto un percorso diverso, riesce a stare attaccata al marketing. In definitiva, però, posso dire che la gente conosce poco gli artisti contemporanei, quelli che fanno arte oggi. Ma io ho fiducia che tornerà ad esserci una maggiore esigenza di spiritualità. Ma del resto ci si accorge di questa mancanza di esigenza anche fra i musicisti, come mi capita semplicemente guardando le partiture: io ne vedo tante e devo dire che trionfa il manierismo, ovvero il contrario della necessità interiore di scrivere. Le partiture che abbiamo ricevuto per il concorso, ad esempio, per i ¾ sono addensate in una valutazione intermedia, perché sono simili, simili fra di loro; sono ben scritte, con una buona professionalità; non vorrei dire accademiche, non c’è una vera Accademia, ma piuttosto c’è una Koiné comune: ciò che sembra non esserci è proprio una necessità interiore di scrivere. Si scrive per essere eseguiti, dunque si cerca di modellare la scrittura a seconda del gusto che si presume abbia il pubblico, del tutto lontano dalla realtà. C’è stato qualche anno fa l’ondata dei cosiddetti 'neoromantici' che scrivevano 'alla Puccini' per intenderci: questi non ci son più, però sono stati sostituiti da una tendenza che in ogni modo fa sempre l’occhiolino ai gusti del pubblico."
C’è dunque un “peccato “ commesso dai compositori: non è solo il pubblico a “non capire”…
"Secondo me quando un compositore tenta di fare dei compromessi tra quella che potrebbe essere e dovrebbe essere la sua ricerca artistica e i gusti del pubblico paradossalmente perde ancora di più pubblico. I compromessi non fanno che diminuirlo: l’essere radicali paga. La sincerità paga sempre di più del compromesso."
Quindi la radicalità che mettete nelle vostre scelte dovrebbe appartenere un po’ a tutti…
"Sì, io ho esattamente quest’idea…"