LA POETRY DI DJ GRUFF NEL NUOVO ALBUM SANDRO O.B.
Atmosfere oniriche si staglian sul fondo di rime che prendono la distanza dall'involuzione commerciale del rap
Quando nei primi anni ’80 il rap si diffondeva in Italia, nelle crew nostrane della prima ora, come Radical Stuff, si rappava ancora in inglese. Viene da questo contesto Sandro Orrù, in arte Dj Gruff, che ha abbracciato da subito le discipline dell’hip hop, cimentandosi dapprima negli “screcci” per poi avvicinarsi anche al beatmaking e alle rime. Così con Neffa e Deda, dopo una serie di collaborazioni con i Casino Royale, fonda i Sangue Misto nel ’93 ed è subito SxM, un album prodotto dalla Century Vox e diventato una pietra miliare della storia del rap italiano.
Poco dopo fonda Alien Army assieme ad altri dj influenti come Skizo, Tayone e Double S. Anni di musica alle spalle, con produzioni che si moltiplicano anno dopo anno senza mai perdere qualità, non esauriscono la sua creatività, che anzi matura fino al suo ultimo lavoro, Sandro O.B. (Orrù Bastardo), uscito da poco. Sandro O.B. vanta collaborazioni con i migliori mc del panorama italiano, molta Campania, con Clementino, Sangue Mostro, Svez, Paura e Sawerio, ma anche Esa, l’americano Dre Love e Marco Lombardo.
E’ un disco multiforme che vive la sua freschezza nelle ballate come “1500 lire” o “Mentre ci penso un pò” negli assoli di scratch come “Screcci freschi” o “Del fumo” e nelle rime che farebbero rabbrividire anche un sasso. Tutti elementi che dimostrano la rinnovata maturità artistica di Dj Gruff. Acoltandolo con attenzione, Sandro O.B. rivela una presa di distanza dal rap odierno di chi fà il “boss dentro una filastrocca” ostentando pose gangster senza appartenere alla strada, di chi dice che per fare rap non è necessario vestirsi da “marcione come Dj Gruff”, di chi ciarla senza sentimento.
Non si tratta di un dissing, ma di una presa di posizione nei confronti di quella vetrina vuota in cui molti stanno trasformando il rap negli ultimi tempi. Un brano di critica, “Ronde”, chiude il disco con il featuring di un rinato Esa. E’ il sentimento ad animare questo disco quasi onirico, assieme alla passione per una musica che non si recinta in un genere, che non racconta menzogne per sembrare più interessante, ma che vuole solo scoprire le emozioni per portarle sempre con sè, per dirla come Sandro. E’ una sensibilità che si compone di note e parole che non sfuggono, ma restano a coccolare i pensieri a lungo perchè tutto è fatto con amore. I brani spaziano dalle sonorità elettroniche per passare alla dolce musicalità di un pianoforte, attraversando il funk più allegro e la musica salentina.
E la qualità mantiene sempre alti standard. Le atmosfere suggerite sono svariate, dalla festa alla solitudine al sogno, ma i fremiti si amplificano se lo si ascolta con le cuffiette, magari in metrò, con in tasca 1500 lire.