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MUSICA  ›  ALTERNATIVA

IL PAESE REALE ORA HA LA SUA COLONNA SONORA

Diciannove band testimoniano una scena capace di condividere un progetto che ha la forza di un manifesto

 
 

Abbiamo già parlato sulle pagine di Milano Cultura della partecipazione degli Afterhours al Festival di Sanremo. Siamo convinti che questo disco non sia un corollario dell’operazione, ma ne rappresenti il centro, o comunque, alla fine, il prodotto culturale di maggior interesse.

“Il paese è reale” rappresenta infatti un’iniziativa che esce dalle logiche del mercato discografico, e si pone come un happening collettivo, una sorta di manifesto sonoro che rappresenta una scena, quale quella della musica alternativa nostrana, che ha un peso inversamente proporzionale alla sua visibilità mass-mediatica. Definire gli Afterhours la “punta di un iceberg” è limitativo.

Di fatto, dall’organizzazione del Tora-Tora, alla serata del Traffic di Torino l’estate scorsa, sino a quest’uscita discografica, Manuel Agnelli ha dimostrato di saper far convivere la dimensione dell’artista fortemente concentrato sulla sua cifra estetica personale a una visione “politica” e culturale del rapporto tra occasioni sociali di fare musica in maniera collettiva per un pubblico sempre più allargato.

Cos’è dunque quest’album? Diciannove canzoni per altrettanti artisti, diciannove piume nere che danno dell’Italia un’immagine a cui non siamo più abituati: combattiva, impegnata, ferma nella proposizione di valori differenti da quelli dominanti. A rovesciare le logiche dell’entertainment e della società dello spettacolo, per rimettere al centro la libera espressione del proprio talento. Una cosa semplicissima e che parrebbe scontato, e che invece in un paese soverchiato da logiche di marketing sempre più astratte da un lato e compenetrate nella nostra vita dall’altro, suona davvero come un atto d’amore per la sincerità.

La canzone degli Afterhours è in questo senso una sorta di collante di tutto il progetto, un “primus inter pares” che definisce il taglio intimamente antagonista di questi solchi. Da sottolineare che “Il paese è reale” è venduto a un prezzo da titolo di catalogo, esclusivamente negli store della Fnac. Un' esclusiva che rappresenta un’anomalia distributiva, nella logica di un’operazione fuori dagli schemi.

La forte carica polemica verso la società italiana contemporanea ricorre anche nelle tracce affidare ad altri artisti. Paolo Benvegnù in “Solo io e il mio amore” firma un testo che parla di immobilismo morale delle gabbie individuali in cui ci rinchiudiamo. Marco Parente coniuga la sua cifra stralunata a una ballata minimale, “Da un momento all’altro”, attraversata dal suono del mellotron, il desueto strumento-principe del progressive rock, e sembra condurci in uno di quegli stati liminali alla narcolessia in cui abitano i suoi pezzi migliori. Dente in “Beato me” costruisce sul consueto meccanismo di antitesi paradossali una gemma che avrebbe figurato tra le tracce più taglienti del suo bellissimo album di fresca uscita “L’amore non è bello”.

Cesare Basile, cantautore catanese, titola la sua traccia “Le canzoni dei cani”, come il suo prossimo album. Il personaggio di cui canta è una di quelle figure che incarnano la violenza etica di una terra in cui la giustizia e la legge sono affidate alla coscienza degli individui. Dopo tanta densità, “What you said” di “A toys orchestra” segna una pagina di malinconica rarefazione. Ancora Basile accompagna Giovanni Ferrario in “California”: è la prima cosa che ci occorre di sentire del progetto “Reverendo”, che pare porsi tra Calexico e Deus.

In “L’uomo dagli occhi di ghiaccio” i Calibro 35 sembrano oscillare tra colonne sonore blackspoitation e suggestioni da cinema poliziottesco nostrano. Uno dei gruppi più radicali e amati della scena italiana, Il teatro degli orrori di Pierpaolo Capovilla con “Refusenik” firma forse il testo più nichilista di tutta la raccolta, innestandolo su di una struttura sonora venata di new wave deragliante. Beatrice Antolini è l’unica voce femminile a comparire nella raccolta, e lo fa con “Venetian Hautboy”, probabilmente il brano più accessibile del suo repertorio.

Il free-jazz in salsa post-rock degli Zu, il suono urticante degli Zen Circuì, la vena lisergica di Amerigo Verardi e Marco Ancona, il suono agreste dei Disco Dive e le incursioni pop di Marco Iacampo e dei Mariposa completano un disco in cui spicca quello che resta, unitamente agli Afterhours, il nostro miglior gruppo d’esportazione: i Settlefish, che con “Catastrophy Liars”, lasciano un saggio del loro post punk nervoso e spruzzato di emo. Un capitolo a parte meritano i Marta sui Tubi: “Mercoledì” ci è parsa al solito lunare e imprevedibile, ma ci è piaciuta soprattutto per la dualità tra intimismo e rabbia.

Che è un po’ il segno in cui si può riassumere un lavoro collettivo che ci rende tutti un po’ più ricchi.
E reali.

 
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Autore: Andrea Dusio
19/03/2009 - 12.45.00
 
Il Paese reale ora ha la sua colonna sonora
FOTO: Il Paese reale ora ha la sua colonna sonora
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