Milano Cultura
Milano Notizie
 
 
MUSICA  ›  ALTERNATIVA

PERCHÉ GLI AFTERHOURS AVEVANO GIÀ VINTO

Considerazioni a margine della partecipazione della band milanese al Festival di San Remo

 
 

La partecipazione degli Afterhours a San Remo pone in maniera particolarmente evidente il problema del rapporto tra le forme più popolari di entertainment e quella creatività che, pur praticando il mercato, sceglie di misurarsi con contenuti e stilemi che in nulla cedono alle logiche commerciali, dal punto di vista del codice estetico, e dunque della forma, e, dall’altra parte, del messaggio.

Sono in molti tra coloro che si definiscono seguaci della band milanese ad aver accolto con scarso entusiasmo la notizia della loro partecipazione al Festival della Canzone Italiana. Chi ha letto durante i giorni dell’evento un celebre quotidiano nazionale, si sarà accorto che Manuel Agnelli, il leader della band, ha tenuto una breve striscia intitolata “Mork chiama Ork”, in cui, giorno dopo giorno, il cantante ha raccontato il senso straniante della propria esperienza. Personalmente, ci eravamo fatti un’idea di come sarebbe andata.

La canzone “Il Paese è reale” (che non avevamo ascoltato ma di cui conoscevamo il testo) avrebbe fatto breccia tra gli ascoltatori della kermesse televisiva, e il brano avrebbe vinto non già il Premio della Giuria, ma la gara ufficiale. Siamo convinti che anche la direzione artistica del Festival avrebbe visto di buon occhio una conclusione del genere. Invece, ancora una volta, quella costola della pop music che ci sentiamo legittimati a tutti gli effetti a inserire nelle pagine culturali del nostro sito è rimasta come invetriata in un pregiudizio di incomunicabilità che noi non le riconosciamo affatto, ma che il grande pubblico continua in qualche misura a condividere.

Unitamente alle altre 2 canzoni di un certo spessore in gara, quelle di Tricarico e Nicky Nicolai, anche quella degli Afterhours è stata eliminata prima della serata finale. Fin qui, la cronaca, forse banale per qualcuno, comunque amara per chi come il sottoscritto immaginava che dai versi di Manuel Agnelli potesse venire uno scossone salutare. Qualcosa di diverso, insomma, dall’atto di testimonianza che comunque gli Afterhours hanno voluto portare sul palco.
 
Esiste insomma anche un’altra Italia, e le 2 facce del Paese possono trovare situazioni di dialogo. Il che non vuol dire far tacere i conflitti e le spinte al cambiamento, o le voci dissonanti. Significa anzi provare a misurarsi con un contesto molto meno accomodante e rassicurante. Nell’unica volta che ci siamo parlati a lungo, durante un’intervista per l’uscita di un loro quadruplo Dvd che condensava i primi 20 anni della band, Manuel Agnelli mi ha parlato della "grande paura che abbiamo in Italia a fare qualcosa con piena convinzione e fiducia nei nostri mezzi e nei nostri intenti. Spesso si finisce anzi per sembrare grotteschi, allorché si crede incondizionatamente in quel che si fa".

La scena culturale di questo Paese risente di questa mancanza di fiducia. A Manuel, tra i moltissimi meriti, va riconosciuto proprio quello di essere sempre andato dritto per la sua strada, anche quando, appunto, le persone che aveva intorno, a partire dagli addetti ai lavori, consideravano con sufficienza la serietà e l’ostinazione con cui difendeva determinate scelte. Come quella di passare alla lingua italiana, che nessuno aveva mai provato ad applicare a un suono rock post punk. O, al contrario, il ritorno all’inglese, con la pubblicazione all’estero di “Ballads for little Hyenas”.
 
La sempre maggiore autorevolezza con cui gli Afterhours hanno maturato le loro scelte artistiche, e che li ha portati a condividere con pochissime altre entità un ruolo di assoluta preminenza nella musica rock alternativa europea, sfidando ad armi pari il mondo anglosassone, è frutto anche di questa indifferenza al rischio di apparire grotteschi o fuori luogo.

In altre sedi ci sarà modo di parlare dell’operazione molto bella che il gruppo ha compiuto rifiutandosi di pubblicare il solito album “post San Remo”, e optando invece per una raccolta che riunisce tutti gli artisti più interessanti della scena italiana. Quel che conta è invece sottolineare la personalità di una band che non riconosce più alcuna utilità nell’autoghettizzare i propri linguaggi e la propria forza espressiva. È una scelta che condividiamo, perché solo così la musica, e in ultima analisi la cultura, potranno continuare a giocare un ruolo sociale importante e ad ascrivere a se stesse la responsabilità di provare a cambiare le cose.
 
Le nicchie sono dorate per antonomasia, e l’oro interessa ai mercanti, non agli artisti autentici.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

La fotogallery necessita di JavaScript e Flash Player. Scarica Flash qui .

   
Autore: Andrea Dusio
25/02/2009 - 9.16.00
 
Perché gli Afterhours avevano già vinto
FOTO: Perché gli Afterhours avevano già vinto
PRIMO PIANO
INTERVISTE
Quotidiano di notizie, eventi e personalità
Registrato presso il Tribunale di Milano con il n° 518 del 15/09/2008
Direttore Responsabile: Gianluca Grossi
Edito da Milano Web Publishing Snc  -  Web Hosting Company: Aruba SpA