"MMX ARCHITETTURA ZONA CRITICA", BENZINA PER IL DIBATTITO SU MILANO
Il libro collettivo firmato dal gruppo di ricerca Gizmo entra nel vivo delle questioni relative all'urbanistica del ventunesimo secolo. Con un'attenzione agli antefatti e un senso della narrazione che lo pongono a metà strada tra "Petrolio" e "Gomorra"
Un testo di architettura militante non può probabilmente prescindere dalla critica di ciò che è successo a Milano nell’ultimo decennio. E “MMX Architettura Zona Critica”, curato da Marco Biraghi, Gabriella Lo Ricco e Silvia Micheli per Zandonai, e che raccoglie contributi a firma di una quarantina di autori diversi, non sfugge alla necessità di raccontare nel dettaglio quei fatti che hanno riempito le pagine dei quotidiani, e che però chiedevano un inquadramento diverso, dall’interno della comunità scientifica che in definitiva li ha prodotti o assecondati, e che è chiamata ora a elaborare una reazione e una via d’uscita.
Non si tratta però esplicitamente di un libro su Milano, e l’articolazione degli interventi segue una ripartizione in “zone” (zona città, zona architettura, zona verde, zona teoria, zona storia, zona futuro), precedute da gli “Antefatti” e chiusa dalla sezione di recensioni “L’architettura che mi piace”. Prima i problemi e poi le soluzioni, dunque. E in mezzo, alcune questioni che non riguardano solo urbanistica e architettura, a partire dalla “lotta degli anziani contro i giovani”, dalla “mancanza di coraggio di rompere gli schemi”. Con numi tutelari in qualche misura prevedibili (Pasolini) e obbiettivi polemici meno scontati. Perché leggerlo? Anzitutto perché, e crediamo che su quest’impostazione abbia giocato in maniera decisiva la presenza di Biraghi, il tentativo di raccontare quel che sta accadendo e di rapportarlo al dibattito teorico interno a quella che dall’esterno può apparire come una conventicola chiusa è prezioso proprio perché conferma che anche dall’altra parte della barricata, tra gli architetti, c’è qualcuno che è convinto che i propri colleghi abbiano fatto dalla fumisteria una prassi, e si siano fatti volentieri sfilare di mano il controllo di determinati processi, concedendo quella parte di sé che il mercato chiedeva, e per il resto limitandosi al dibattito in “altra sede”.
Ecco allora che "MMX" risponde a domande ineludibili per chi osserva cos’è accaduto nell’ultimo decennio (e non a caso i numeri romani rivelano l’ambizione del testo a essere di strettissima attualità). Con alcune premesse fondamentali, come quella di Stefano Guidarini nel contributo “Real Estate-Architettura Incerta”, all’interno del quale viene spiegato come siano oggi le Società di Risparmio Gestito a guidare le logiche del mercato immobiliare, e in definitiva a determinare il cambiamento del paesaggio urbanizzato, attraverso le discontinuità del lock living (anche se poi ci si dimentica di definirlo). La questione che sta alla base della frammentazione attuale della morfologia urbana è allora, in una prospettiva analitica che certamente è ancora informata da un approccio marxista, frutto delle scelte compiute da quelle forze che detengono il capitale e dunque le capacità imprenditoriali. La figura del property manager, a cui viene affidato il compito delle SGR di reperire progettisti e struttura tecnica, è chiamata a selezionare le offerte economiche più convenienti, valutando i progetti anzitutto dai preventivi. Viene in mente il secondo capitolo di “Gomorra”, dove Saviano descriveva il processo seguito dalle grandi griffe di moda per produrre i capi per le grandi sfilate, attraverso il ricorso a cottimisti in gara l’uno contro l’altro, con un solo tra tutti che si vedrà ripagato il lavoro fatto. La differenza qualitativa (ma non siamo qui a fare un’apologia della degenerazione del processo industriale seguito dall’industria della moda) la fa il fatto che lì, almeno, il controllo del processo è ancora nelle mani di chi detiene il know how. Nel caso dell’edilizia residenziale invece il ricorso ai progettisti di fama internazionale è legato solo alla necessità di far parlare delle realizzazioni in essere le riviste che seguono l’architettura come un fatto di glamour, e che condizionano in maniera importante la domanda.
È questo solo un esempio della determinazione a ricostruire le cause profonde di quello che sta accadendo, non accontentandosi di quegli epifenomeni che vengono scambiati spesso per la concretizzazione del male, mentre ne sono solo un derivato. Allo stesso modo, “MMX Architettura Zona Critica”, nella sua sezione più accessibile e meno specialistica, prende in esame la questione delle Grandi Stazioni, e ancora la nuova sede della Regione Lombardia, Citylife, la “verdolatria” (non risparmiando una frecciata a Stefano Boeri), l’abuso di affissioni pubblicitarie (nel caso specifico a Venezia), il fallimento epocale di Santa Giulia e la realtà di via Padova. Che sono poi, in definitiva, i temi dei nostri interventi negli editoriali comparsi su Milano Web, affrontati in quella sede ovviamente con il taglio non specialistico che ci è proprio e a cui ci attentiamo. Oggi quelle questioni vengono finalmente definite con un approccio scientifico che, lungi dal ridurle all’ambito iniziatico del dibattito teorico, le restituisce a un quadro più ampio, sprovincializzato dalla sua contingenza locale. Dopo aver firmato una “Storia dell’architettura contemporanea” che secondo qualcuno (penso alla recensione che ne fece Claudia Conforti, e che è ripresa nel libro) non s’aveva da fare, Biraghi (che infatti è uno storico dell’architettura contemporanea, e dunque che avrebbe dovuto fare?), unitamente alle altre voci che animano il gruppo di ricerca Gizmo, lancia dunque questo guanto di sfida: “MMX” è infatti un’opera “aperta” come poche altre, e chiederebbe forse già oggi un aggiornamento (“dalla gentrificazione alla perequazione e ritorno”?). Ma la sua forza è proprio quella di stare sul crinale più problematico del dibattito, non solo dalla parte delle scelte che sono già state fatte, ma sul piano di quelle che, a Milano e altrove, si devono ancora fare.