BRECHT PREDICA COME LUTERO
Presentato alle Segrete di Bocca "Hauspostile", il libro delle devozioni domestiche
“Io, Bertolt Brecht, vengo dai boschi neri. Mia madre dentro le città mi portò quand’ero ancora nel suo ventre. E il freddo dei boschi fino a che morirò sarà dentro di me.”
Bertolt Brecht ha scritto “Hauspostille” (“Il libro delle devozioni domestiche”) dal 1918 al 1927 e, il volume porta quest’ultima data di uscita. La traduzione globale delle poesie e di queste ballate popolari, alcune musicate da Kurt Weill, è uscita nei tascabili Einaudi ed è tuttora reperibile a prezzo modico.
Franco Mereghetti è parente di Paolo Mereghetti (è il figlio del fratello Sandro), critico cinematografico, noto autore di quella che è ormai la “Bibbia dei film”, molto amata dagli appassionati e da tutti coloro che si scervellano in cerca di un titolo o di un interprete di un film. Tutta questa premessa per dire che Brecht ha preso in prestito lo stesso titolo dei sermoni di Lutero “Hauspostille” del sedicesimo secolo, per fare un ”suo” libro di devozioni e che, Franco Mereghetti ha scelto alcuni testi del libro per comporre lo spettacolo di voci recitanti e musiche “Brecht predica come Martin Lutero”, titolo dal senso ironico in quanto, come si sa, Brecht era ateo.
Presentato alle Segrete di Bocca, in via Molino delle Armi, 5, questo recital è un buon esempio di come si svolgono gli incontri “Pensieri e parole” (quasi sempre al lunedì alle 18,30), nello spazio curato da Barbara Frigerio e Giorgio Lodetti.
Nonostante l’attivismo di Giorgio Lodetti che, com’è noto fa “pendant” con la Libreria Bocca, quindi in pratica fa una “doppia promozione” dei vari eventi, quasi sempre si ritrova un pubblico circoscritto agli animatori della serata, cosa, intendiamoci, sufficiente, dato lo spazio di nicchia bello e ricercato, ma pur sempre limitato, e c’è da chiedersi se non sia “il virus” della poesia, quasi sempre presente alle serate Bocca, a contagiare i vari eventi.
Oltre a Franco Mereghetti, animatore del recital, erano presenti un buon trio d’interpreti: Luisa Da Domo, Felice Forcella, Anna Maria Lisi, esperti attori ben affiatati tra loro, che hanno creato una buona atmosfera per rievocare i testi teatrali di Brecht, in questo caso mediati da una buona base musicale con brani di Kurt Weill e alcuni arrangiamenti adatti allo scopo, come un brano da “Milva canta Brecht” e “Petit fleur” di Sidney Bechet nel finale.
La poesia narrativa di Bertolt Brecht evoca drammi di tutti tempi, purtroppo anche quelli attuali, e narra del mite Jakob Apfelboeck che, “ammazzò il padre e la madre suoi” e della infanticida “Marie Farrar, nata in aprile, senza segni/ particolari, minorenne, rachitica, orfana,/ finora, pare, incensurata, sostiene/di aver ucciso un bambino nel modo che segue…” .
In questa sconvolgente cruda realtà che la cronaca non riconosce, nè ammette, Brecht, nonostante tutto evoca il perdono e la pietà.