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LA POESIA ROMANA A CONFRONTO

Quattro voci diverse, edite da LietoColle, si incontrano alla Libreria del Mondo Offeso

 
 

I poeti contemporanei Maddalena Capalbi, Faràon Meteosès, Gabriele Pepe e Salvatore Contessini, accompagnati da padrini d’eccellenza come Piero Marelli, Michelangelo Coviello, Luigi Cannillo e Guido Oldani, si congiungono insolitamente nella città meneghina, per accostare le loro individualità stilistiche e creare un’intesa di arricchimento culturale e di integrazione, al di fuori dei loro confini laziali.
Un'amalgama quadrangolare di letture in versi, tutti editi da LietoColle.

Piero Marelli, poeta del dialetto brianzolo e traduttore di versi provenzali, parla del libro neodialettale “Arivojo tutto” di Maddalena Capalbi, come di “un libro innocente nei confronti della parola dialettale, dotato di una sua ingenuità positiva di fondo, in cui ci si ritrova in una tradizione popolare romanesca e si sente addirittura il battito della canzone del folclore. La sua autenticità espressiva è la ricerca del sentimento che non è mai sentimentale. Il suo vero punto di forza è cercare nella corporeità la ragion d’essere della propria poesia” .

I suoi versi, ricchi di pathos e immediatezza colpiscono ed entrano dentro, arrivando anche alle orecchie dei meno avvezzi alla liricità. Da “Arivojo tutto”: “Aridamme tutto/ puro l'inzogni/ li vojo nasconde/ drent' ar còre/ ce metto puro le parole/ e li baci de ‘na fijetta/ ch'hai fatto sentì bella/ e sei riuscito a dàje/ puro ‘na sgargamella/ li silenzi tua/ nun sò che segni/ appiccicati all'anima/ come li pegni. / Va' fora/ da sta capoccia appesantita/ va' fora/ nun vali manco un cinichetto/ de sta vita!”.

Faràon Meteosès è invece l’anagramma e lo pseudonimo di Stefano Amorese, l’autore di “Psicofantaosessioni”, performer dell’underground romano, conosciuto soprattutto per le sue esibizioni nelle piazze della capitale, come i lontani ed estinti cantastorie.

Lo scrittore Michelangelo Coviello, nella duplice veste di curatore della prefazione di “Arivojo tutto” e padrino di Amorese, sintetizza così: “Sono entrambi due poeti di strada: Stefano perché legge la sua poesia nelle piazze, Maddalena perché la sua linea nasce proprio da lì”.
E poi si addentra parlando dell’autore di “Psicofantaosessioni”: “Faràon Meteosès concepisce i suoi versi per essere letti fuori, per acquisire una caratteristica orale che proprio per la sua velocità di comprensione deve apparire come un manifesto esplicito. La gente passa e va via con quel qualcosa in più che le rimane dentro. Ed è per questo che il suo modo di fare poesia deve essere ostinato come ostinata è la sua vitalità. Se dovessi fare un’analisi critica, i suoi componimenti sembrano poco italiani. Si sente nella sua formazione il contributo notevole della Beat Generation, questo parlare sempre agli altri e con gli altri, mai per sé. Ma poi approfondendo, si intravede un tocco di italianità, un omaggio a Petrolini : quel velo d’ironia, che lo contraddistingue, che forse negli americani manca un po’”.

Una mescolanza di sonorità, sovrabbondanza lessicale e talento istrionico, come si evince da alcuni versi della poesia “Incipit”, tratta da “Psicofantaosessioni”: “Apro le porte della Mente/ scavalco le fortezze del Nulla/ supero i palinsesti del Programma/ e dò il segno d'Attacco/ con una bacchetta magica e orchestrale,/ vi batto come la maestrina tra le unghiette e la manina,/ bombardo i bambini di birbe di bambagia,/ di coriandoli di cartoon, i vecchietti di fumetti:/ sguaino la scimitarra che scintilla d'Argentil,/ spacco lo specchio lucidato dal Vetril/ e non contento/per un mio moto ondoso in aumento/ non mi sento più... più pervenuto/ e mi spavento/ se sulle alte perturbazioni/ tu non mi turbi più, tu non mi sturbi/ in una gamma di erezioni in sottocute/ in una somma di creazioni incompiute…”

Luigi Cannillo, milanese doc, introduce i versi de “L’ordine bisbetico del caos”, del premiato poeta romano, Gabriele Pepe: “ha un forte interesse per la storia umana e per il cosmo in tutta la sua estensione, dal lontano mito fino all’attualità e alla ordinaria cronaca dell’informazione mediatica. La sua generosità si manifesta nell’uso di un lessico ricco e impegnato. Ordine e caos sembrano stare in contrapposizione, come si evince anche nella bella citazione di Yung, che parla di un caos nel quale c’è un cosmo e di un cosmo nel quale comunque c’è un ordine. L’autore oscilla, accorciando le distanze, dalle epoche storiche più lontane a quelle attuali, come gli eventi naturali, i fenomeni legati all’immigrazione e lo sfacelo della modernizzazione. L’asse in cui si muove Pepe è sempre molto ampio. E’ come se su di lui si concentrassero tutte le energie che la storia dell’uomo e tutti gli avvenimenti personali e collettivi possono suggerire. E’ un impegno molto gravoso, ma io credo che la sua poesia non si sottragga a questo impegno. Il rapporto tra poetica ed etica della scrittura è molto forte e lui non può sfuggire. Una testimonianza di se stesso come punto di disordine”.

Da “Le colonne immerse”: “...i corvi gracchiano dai tempi del disgelo/ e il cacciatore arranca/ senza fiato, rincorre la sua vita/ preda cangiante che del cosmo/ si crede l’epicentro” .

Da “Sperperato incanto”: “Non vivo a saldo cuore combattente / ma vigliacco bivacco nell’addome / uccel di grasso a casalinga piuma (…)/Non voglio più lambire incanti cortigiani / talmente vasto regno dell’abbaglio che occhi / bruciano a contemplare stimmate profane / opache stelle d’ineffabile entropia.”

Come ultima comparsa della serata, si esibisce la poesia ruminata e interiore di Salvatore Contessini, con il suo “Criptogrammi”, che privilegia un io al centro di tutto, nella sua dotta nudità e criptica essenza: “Le piazze ermetiche interiori / difendono la forma temporale. / Così la mia presenza umana / vive di un’esistenza in ombra.” “Su l’incertezza del poeta / si gioca il doppio sogno del veggente. / L’enigma dell’ora senza tempo / fa la giornata che viaggia perturbata / in direzione delle piazze vuote / per inquietanti muse senza volto / e quinte d’archi che escono dall’ombra”.

Guido Oldani, riconosciuto uno dei maggiori poeti del Novecento, esprime il suo lauto commento: “Una poesia non facilissima senza dubbio quella di Contessini. Purtroppo siamo in una situazione di blocco poetico e bisogna uscirne in qualche modo, rendendo la poesia più percepibile e musicale, più spettacolare o gestuale. Articolare le membra per rivolgerla al lettore. Il lavoro di Salvatore è una ricerca paziente, anche alle volte un po’ sgomenta, di una sapienzialità che approfondisce un po’ il senso del perché e anche il perché del senso e si muove come se ci fosse una possibilità di capire senza rinunce. Muove da una poesia che è quella determinata dalle antologie. E’ in altre parole, un poeta per i poeti.

Tanti assaggi, in un unico evento, per saturare i più assetati e magari per far riconquistare il podio meritato al mercato delle versificazioni, di certo tra i meno favoriti dell’epoca moderna.

 
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Autore: Enza Varvara
31/03/2009 - 9.42.01
 
La poesia romana a confronto
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