ESPERIMENTI DANTESCHI
All'universitā statale di Milano un ciclo di incontri sul Purgatorio
“Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.”
Canto III, Purgatorio
Dopo il successo dello scorso anno de l'Inferno, torna all'Università Statale 'La Divina Commedia'. A partire dal 18 febbraio alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani e stranieri di Dante ci accompagneranno ogni mercoledì pomeriggio alla scoperta del 'Purgatorio'.
Ha iniziato la professoressa Lucia Battaglia Ricci dell'Università di Pisa con i primi 2 canti. Noi eravamo presenti all'incontro del 25 febbraio, diretto dal prof. Carlo Sini, docente di casa, ordinario di filosofia teoretica all'Università degli studi, che ha spiegato il terzo e quarto canto.
Dante e Virgilio si trovano ancora nell'antipurgatorio: hanno appena trovato il pertugio per iniziare l'ascesa della montagna; su tutto sovrasta il sole, simbolo della grazia divina. Il messaggio che Dante ci vuole dare è che si sale grazie al sole e alla volontà di Dio. Il professor Sini mette qui subito in evidenza la dicotomia tra la volontà dell'uomo e quella divina nel raggiungimento di qualsiasi obiettivo.
Nel raccontarci la salita accompagnata dal sole non c'è un solo verso che descriva lo spettacolo a cui i 2 personaggi devono aver assistito: Dante "non fa estetica pura, tutto ciò che scrive ha un significato morale, educativo". Il messaggio è sempre etico e politico.
Dalla difficoltà di Virgilio di dare una spiegazione a ciò che lo circonda e al destino delle anime del purgatorio, emerge l'incapacità della ragione umana di comprendere. La ragione è fragile, fallace; l'arte è fuorviante e Dante suggerisce di affidarsi all'esperienza, unica guida possibile di fronte all'ignoto.
Sini ci parla poi della figura di Manfredi e della sua conversione in extremis di fronte a Dio: dall'incontro con questo personaggio Dante sottolinea il mistero del rapporto della creatura con l'Onnipotente. Solo l'Amore divino può tutto, è sopra ogni cosa, e anche sopra la Chiesa, che secondo il poeta si arroga diritti che non ha.
Nel quarto canto Dante e Virgilio incontrano Belacqua, amico di Dante, artigiano di strumenti musicali. Come fa spesso nel poema, qui Dante mischia il registro pubblico, quello cioè della storia e dell'umanità intera, con quello privato, personale. Il quarto è il canto dell'umiltà, che deve servire per emendare i peccati.
Qui il professore suggerisce che attraverso l'uso di un personaggio umile e pigro come l'amico Belacqua, Dante ci dice che di fronte a Dio la sapienza non serve, ma è importante riconoscere di essere in errore. L'umile artigiano canzona il saggio poeta dubitando che si possa fare d'un fiato la salita. Nel Purgatorio "l'impazienza non è ammissibile": occorre saper aspettare.
Il prossimo appuntamento è mercoledì 4 marzo alle ore 17 nell'aula 211 della Statale con il professor Gian Carlo Alessio dell'Università Cà Foscari di Venezia.
Il programma completo su www.esperimentidanteschi.it