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LETTERATURA  ›  NARRATIVA

CHE COSA RESTA DI CHRISTA WOLF?

Da "Il cielo diviso", a "Cassandra" il tratto distintivo della scrittura della narratrice tedesca resta la forte compenetrazione tra la condizione femminile e le la libertà limitata dell'intellettuale sotto il regime della DDR

 
 

La morte di Christa Wolf ci priva di una delle più importanti scrittrici di lingua tedesca, autrice di una delle poche narrazioni credibili del contesto politico e culturale dell’Europa dell’Est dal Secondo Dopoguerra alla caduta del Muro di Berlino. Spesso accusata dai suoi detrattori di non essere una convinta oppositrice del regime comunista, la Wolf appartiene al numero ristretto di scrittori che ha tentato di trasfigurare la condizione dell’intellettuale in forme narrative e mitiche che trascendono lo schiacciamento sul proprio contesto, cercando anzi di individuare un continuum psicologico all’interno della cultura tedesca ed europea tra la frustrazione delle proprie ambizioni e la precognizione di un’inevitabile decadenza e imbruttimento della società.
Christa Ihlenfeld nasce, nel marzo 1929, a Landsberg sulla Warthe, oggi in territorio polacco. I suoi genitori Otto e Herta gestiscono un negozio di generi alimentari e la famiglia gode perciò di un certo benessere. Nel 1933 il padre Otto aderisce al partito nazionalsocialista tedesco, ma né lui né la moglie Herta saranno mai di fede nazista. Christa, per contro, trascorre l'infanzia e l'adolescenza sotto i dogmi di Hitler e, come tutte le ragazze della sua età, viene inquadrata nella Lega delle fanciulle tedesche, nella quale arriva a distinguersi e a diventare, nonostante il parere contrario della madre "allieva del Fuhrer ". A scuola Christa è un’allieva studiosa e ordinata, con la tendenza a primeggiare e un bisogno di eccellere; l’educazione orientata non alla conquista dell’autonomia, ma dell’obbedienza, avrebbe avuto come esito che solo il riconoscimento da parte degli altri, dell’autorità, avrebbe potuto rafforzare la sua fiducia in sé stessa. Durante la guerra il padre è richiamato al fronte e viene fatto prigioniero dai russi. Terminata la Seconda Guerra Mondiale, Christa e la sua famiglia vivono l'odissea dei profughi provenienti dalla parte orientale del Terzo Reich di fronte all'avanzata dell'esercito russo; nel giro di due anni sono costretti a spostarsi più volte. Gli eventi del 1945 producono in Christa uno stato di choc: d’un tratto incominciò a maturare il lei la consapevolezza di aver creduto nel falso. Il padre ritorna dalla prigionia nel 1946; Christa si ammala di tubercolosi e trascorre un inverno in sanatorio. Ricorda di aver letto il suo primo testo marxista il 21 aprile del 1946. Da quel momento Christa subisce una trasformazione apparentemente radicale: da giovane hitleriana diventa una giovane socialista; nel novembre 1948 si iscrive alla Gioventù libera tedesca e nel febbraio 1949 entra nella SED, il Partito Socialista Unificato di Germania. In questa trasformazione, la ribellione verso i genitori, in particolare verso il padre, svolge un ruolo importante. Opponendosi alla passiva complicità della vecchia generazione, la figlia sceglie l’impegno: entrando nel partito crede di distinguersi dai genitori.
La nascita della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca, suggella, qualche mese dopo, quella decisione. Alla fine del 1949 Christa si iscrive all’Università di Jena; studia germanistica con il prof. Hans Mayer e si laurea nel 1953 discutendo una tesi su Hans Fallada. Nel 1951 sposa lo scrittore Gerhard Wolf e si trasferisce con lui a Lipsia; qui nasceranno le due figlie, Annette e Katrin. In questi anni inizia ad occuparsi di letteratura, scrivendo delle recensioni. Nel 1953, dopo aver rifiutato un posto di assistente del professor Mayer, si iscrive alla DSV, l’Associazione tedesca degli scrittori; dal 1955 al 1977 sarà poi membro del Consiglio di tale Associazione. Nel 1956 diviene caporedattrice di una casa editrice e, successivamente redattrice della principale rivista di letteratura della RDT. Durante tutti gli anni Cinquanta, e nonostante gli importanti eventi politici che sconvolgono il suo mondo, l’insurrezione del giugno 1953, sedata dalle truppe sovietiche, la denuncia dei crimini dello stalinismo nello storico XX Congresso del PCUS, la rivolta ungherese, la giovane scrittrice crede con fermezza nella missione anche politica della letteratura e, soprattutto, segue impavida i diktat del "Realismo Socialista", stroncando tutto ciò che esula dal tipico e dall’esemplare ( secondo gli insegnamenti di G.Lukacs il realismo è visto come riproduzione fedele di circostanze tipiche in cui si intrecciano realtà con caratteristiche unitarie, dialettiche e problematiche. Lo scrittore, con la sua opera, deve creare un nesso tra la spontaneità delle masse e la consapevolezza storica della classe dominante). Sono anni, questi, molto travagliati per la RDT: la città di Berlino, la cui parte Est è la capitale della Germania Orientale, diventa - con l'inizio della guerra fredda - il centro della contrapposizione in blocchi; a livello nazionale pesano poi sia i pesanti risarcimenti di guerra a Mosca sia il flusso migratorio verso Occidente che dissangua con il tempo la "zona di occupazione sovietica" della forza lavoro più qualificata; internamente trionfa lo stalinismo e la segreteria di Ulbricht soffoca la popolazione con il primo piano quinquennale di pianificazione, a passi accelerati, economica.
Nel 1959 la famiglia Wolf si trasferisce ad Halle, nella regione industriale; entrambi i coniugi sono impegnati come giornalisti e consulenti editoriali. A trent’anni Christa Wolf era una propagandista fedele che non solo predicava, ma anche credeva in ciò che diceva: "La pietra di paragone della letteratura sarà ogni giorno di più la nuova società che si serve della letteratura socialista per dare corso alla rivoluzione culturale". Prima di trasferirsi ad Halle, nel marzo 1959, Christa fa conoscenza con la Stasi. Dopo una fase di osservazione durata quasi cinque anni, i signori del Ministero per la Sicurezza di Stato predisponevano il piano per reclutarla. Vi fu una serie di approcci e contatti preliminari, poi, in un colloquio conclusivo, quando si trattò di sancire la sua collaborazione in qualità di informatrice, lei stessa avrebbe scelto lo pseudonimo di “Margarete”. Sarebbe stata in realtà una collaborazione piena di reticenze e priva di sostanza; ben presto lei stessa divenne una sorvegliata speciale della polizia segreta del regime. Questo non bastò però a salvarne l’immagine dopo il crollo del muro di Berlino quando, nel 1993, si resero pubblici i fascicoli secretati della Stasi. A marzo del 1960 Christa diventa membro di una brigata della fabbrica di vagoni Waggonbau Ammendorf, e insieme al marito guida un circolo di scrittori operai. Ad Halle prendono forma definitiva le sue prime opere letterarie: nell’estate 1961 va in stampa “Novella moscovita” concepita secondo i canoni del realismo socialista, nel frattempo, fin dal 1960, inizia la stesura della sua seconda opera, che è ispirata, fra l’altro, anche alla sua esperienza di lavoro in fabbrica. Nasce il romanzo sulla divisione della Germania che la pone al centro dell'attenzione della critica internazionale: "Il cielo diviso" (Der geteilte Himmel, 1963). Nel 1963 le viene assegnato il premio Heinrich Mann e nel 1964 il romanzo riceve una riduzione cinematografica per il cinema dal regista Konrad Wolf. “Un tempo, le coppie d’amanti prima di separarsi cercavano una stella, su cui i loro sguardi la sera potessero incontrarsi. Che cosa dobbiamo cercare noi? – Il cielo almeno non possono dividerlo – disse Manfred beffardo. Il cielo? Tutta questa cupola di speranza e di anelito, di amore e di tristezza? – Si, invece, - disse lei piano – Il cielo è sempre il primo a essere diviso.” Nella RDT Il cielo diviso veniva accolto in un rovente clima di critiche ed elogi. Ambientando la sua storia ai tempi della costruzione del Muro, Christa Wolf era riuscita a rappresentare il tema cruciale dell’epoca con un linguaggio accessibile alle masse, infondendo nel popolo diviso della RDT la certezza di trovarsi dalla parte giusta. Per contro individualismo, distorsioni piccolo-borghesi, scarsa coscienza di classe e via dicendo, secondo l’inesorabile legge del contrappasso, le idee che la stessa autrice avrebbe potuto formulare dieci anni prima, adesso venivano brandite contro di lei. La pubblicazione de Il cielo diviso rappresenta infatti il momento in cui la sintonia tra la scrittrice e il regime inizia ad incrinarsi. Negli anni dal 1963 al 1968 Christa continua ad alternare la sua attività di scrittrice con quella politica e sociale. Nel dicembre 1965 si tiene l’XI Plenum del Comitato Centrale della SED, che passerà alla storia per aver fatto tabula rasa della vita culturale della RDT; la conseguenza non fu semplicemente la messa al bando di film e libri sgraditi al regime, ma anche una sostanziale esautorazione degli artisti: il partito sostituiva al primato dell’ideologia quello dell’economia. Sullo sfondo di una crisi economica irrisolta, anche l’arte veniva sottoposta alla fredda logica del rapporto costi-profitti, chiarendo che non si intendeva più proseguire sul cammino della democratizzazione della società.
Christa, che era intervenuta al Congresso con un discorso che sottolineava il ruolo peculiare e specifico della letteratura, ne rimase sconvolta, ebbe un attacco cardiaco e cadde in un periodo di profonda depressione. Nel 1967 Christa inizia a scrivere il racconto "Riflessioni su Christa T." (Nachdenken über Christa T.), che affronta il disagio dell'individuo all'interno di una società dirigistica e omologante. La pubblicazione del testo, dapprima autorizzata nella primavera del 1968, viene sospesa dopo la Primavera di Praga, nonostante la posizione non schierata assunta dalla Wolf, sulla quale, però, i fatti di Praga hanno un profondo impatto, come lei stessa ricorderà nel 1989: “Naturalmente nei primi anni avevamo nutrito speranze più grandi. Nel 1968, con l’ingresso dei carri armati in Cecoslovacchia, ogni possibilità è stata annientata. Quell’evento è stato per noi un trauma esistenziale”. "Riflessioni su Christa T." viene poi pubblicato nel 1969, con grande successo in patria e nella Germania Federale, ma viene fatto oggetto di infinite critiche da parte del regime e da parte degli scrittori “allineati”. Come scrive un recensore a lei favorevole: “ la storia che Christa Wolf ha voluto narrare della propria generazione, è la storia di coloro che subito dopo il 1945, all’età di diciotto, vent’anni, avevano salutato con enfasi ed entusiasmo l’alba di una nuova epoca, per vedersi subito dopo sprofondare nel grigio e desolato quotidiano di Lipsia e Berlino Est. Credevano di aver scatenato l’uragano della rivoluzione, mentre quel che arrivava non era che il tanfo della RDT ”.
E’ comunque certamente a partire da questa opera che i contrasti con il regime diventano sempre più pronunciati, anche se la Wolf insiste, con estrema coerenza, e lo farà fino e dopo la caduta del Muro, a tentare di cambiare le cose dall’interno, a dare sostanza a quella che piano piano è diventata una mera utopia. Negli anni ’70, con l’avvento di Honecker alla guida della RDT, viene concessa una certa maggiore libertà in campo letterario, ma ciò non comporta nessuna vera inversione di lotta verso la politica dell’XI Plenum: la letteratura non sarebbe più stata al servizio del regime, semplicemente non avrebbe svolto più alcuna funzione. Nel 1976 esce "Trama d’infanzia" (Kindheitsmuster), con il quale la Wolf si confronta con il passato hitleriano; nel 1978 scrive un breve testo particolarmente interessante, "Che cosa resta" (Was bleibt). Il libro parla, con espliciti riferimenti autobiografici, di una donna, una scrittrice famosa, sorvegliata dalla Stasi. Ovviamente non può essere pubblicato nella RDT, né la Wolf intende farlo pubblicare in occidente. Perciò il libro esce solo nel 1990 a pochi mesi dalla caduta del Muro di Berlino, in piena campagna elettorale, e provoca un boomerang perché, da quel momento, esplode una campagna denigratoria molto violenta, soprattutto ad opera della stampa occidentale, ai danni della Wolf. Alcuni recensori vi vedono le dichiarazioni di chi vuole presentarsi come vittima: certo, nel testo, la denuncia nei confronti di Honecker e della dittatura è chiara ma tardiva. Alla fine degli Anni Settanta l’io scrivente, per poter dire e capire, è costretto a indossare maschere, a saldare la sua parola a quella di voci di altri tempi. Per seguitare ad agire nella realtà, la scrittura deve retrodatarsi, deve dire il suo presente servendosi del passato. La Wolf inizia a fare una rilettura del romanticismo tedesco tra Rivoluzione e Restaurazione; nei romantici trova un modello storico per il ruolo di outsider rivestito dagli intellettuali, e soprattutto dalle donne. Scrive un saggio sulla poetessa Karoline von Gunderode, morta suicida a ventisei anni, un altro saggio su Bettina von Armin ed inizia a pensare a Cassandra. “Ipotesi: con Cassandra ci viene tramandata una delle prime figure femminili il cui destino prefigura ciò che, per tremila anni, accadrà alle donne: essere ridotte ad oggetto”. L’incidente di Rita Seidel ne Il cielo diviso, la vicenda di Christa T., il suicidio della Gunderode, la fine di Cassandra, erano tasselli di una realtà che si componeva in un crescendo drammatico. Nel 1983 escono "Premesse a Cassandra", testo che raccoglie quattro lezioni tenute dalla Wolf all’Università di Francoforte, in cui l’autrice illustra la genesi del racconto e, finalmente "Cassandra" ( Kassandra. Erzahlung). Christa Wolf era una convinta socialista ed avrebbe mantenuto un ruolo attivo all'interno della vita politica del suo paese e nel Partito. Sebbene talvolta si dimostrasse critica nei confronti del Governo, non ha mai posto in discussione il marxismo. Famoso rimane il suo appello ai concittadini della RDT pronunciato l'8 novembre 1989, affinché non lasciassero il paese. L’abbattimento del Muro la sera del 9 novembre avrebbe cambiato tutto: l' appello della notte precedente sarebbe risultato inutile. Soprattutto dopo la riunificazione tedesca le opere di Christa Wolf hanno dato luogo a molte controversie. La critica della Germania occidentale rinfaccia alla scrittrice di non aver mai criticato l'autoritarismo del regime comunista della Germania orientale. Altri hanno parlato di opere intrise di "moralismo". I suoi difensori hanno invece riconosciuto il ruolo svolto dalla scrittrice nel far emergere una voce letteraria della Germania orientale.

   
Autore: Giovanni Dusio
01/12/2011 - 23.59.00
 
Che cosa resta di Christa Wolf?
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