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LETTERATURA  ›  NARRATIVA

"DUCHESNE", BUONA LA SECONDA

Dopo che il suo debutto "Studio Illegale" è diventato un caso letterario, Federico Baccomo pubblica, ancora con Marsilio, "La gente che sta bene", apologo sul carrierismo

 
 

Giuseppe Ilario Sobreroni è il monumento all’inquietudine della corsa alla carriera. Machiavellicamente immorale e mancante di autoironia, il protagonista di “La gente che sta bene”, più un soggetto cinematografico che un romanzo, fa fatica a farsi amare dal lettore. Forse perché incarna alla perfezione il modello dell’italiano medio e borghese, quello che tradisce ma non lascia la famiglia, che la macchina è uno status symbol ma il lavoro di più. Scritta da Federico Baccomo detto “Duchesne”, quest'opera seconda promette di bissare il successo avuto con il precedente “Studio Illegale” – romanzo di esordio pubblicato sempre da Marsilio - che sarà interpretato sul grande schermo da Fabio Volo.
Ilario, avvocato rampante in ascesa iperbolica, non conosce ironia nonostante gli succedano avventure ardimentose che non mancano di un effetto domino spesso comico per quanto inverosimili. Ingenuamente innamorato di se stesso, crede che al centro dell’universo ci sia la sua carriera, a tal punto da trasformare in occasioni d’oro tutte le avventure in cui inciampa. Una su tutte l’intervista che gli viene proposta per un prestigiosissimo giornale di settore. Nella sua tabella di marcia, dove ogni compartimento è in assetto, non sono previste sbavature né casualità, tanto che decide di prepararsi in anticipo le risposte a tutte le domande. Con un effetto grottesco che finisce per suscitar tenerezza nel giornalista che gli intima di lasciarsi andare all’improvvisazione, un termine che Ilario fatica a prendere in considerazione. L’evento-fulcro del libro è forse il party più “cool” dell’anno – al quale Ilario è stato invitato per misteriosi motivi, poi svelati – che dà il via a un susseguirsi di incastri e coincidenze ben riuscite e avvincenti. Ma “La gente che sta bene” non è solo una parodia semplificata e leggera del narcisismo di un avvocatuccio presuntuoso, è un tiro a segno alla decelabrazione compiaciuta dell’era del consumismo precario, abilmente travestita in Ilario Sobreroni; uomo banalmente megalomane e tristemente normale. Per non dimenticare questa nostra epoca, votata alla dialettica dell’uomo vincente-perdente. In loop.

 
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Autore: Chiara Todeschini
31/05/2011 - 12.26.00
 
"Duchesne", buona la seconda
FOTO: "Duchesne", buona la seconda
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