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"LA LEGGENDA DEL MORTO CONTENTO", L'ANDREA VITALI CHE NON TI ASPETTI

Il nuovo romanzo dello scrittore bellanese è ambientato a metà Ottocento: una "fuga all'indietro" che dà un respiro diverso a quello che è forse il suo lavoro più ambizioso

 
 

Andrea Vitali firma con “La leggenda del morto contento” (Garzanti) il suo libro più ambizioso e spiazzante. Affrancandosi dallo scenario collaudato della Bellano di epoca fascista, ambienta il suo nuovo romanzo nel 1843, senza per questo abbandonare il paese e la sua commedia umana, venandola però di un’inedita inclinazione tardo romantica e “biedermaier” nella descrizione del protagonista, un innocente vittima di un caso di malagiustizia, e ancor prima delle angherie della moglie.
Lepido Bernasconi, rivierasco del Lago Maggiore, scienziato e meteorologo per vocazione, sarto per necessità dopo essere migrato sul Lario, si trova un giorno ad assistere impotente al naufragio di un imbarcazione su cui navigano due rampolli della buona società. Avvertendo l’arrivo del Favonio, ha cercato con tutti i mezzi di sconsigliare ai due di salpare dal molo di Bellano:“Con un’occhiata il sarto controllò la nuvola a forma di cane che si stava sfrangiando in lacerti sempre più numerosi, si intuiva solo il muso del cane, le sue mascelle pronte a mordere”. Il sarto prova anche a rintracciare l’addetto al molo, a quell’ora (siamo alle due del pomeriggio) imboscato all’Osteria del Crachen, per avvisarlo del pericolo imminente. Ma viene cacciato in malo modo dall'uomo, un energumeno di paese da manuale, mentre all’esterno, nell'indifferenza generale, si scatenano gli elementi. E per i due improvvisati naviganti il fortunale finisce in tragedia.
Il resto della storia, che vi lasciamo scoprire, è scandito dal tentativo di ciascuno dei comprimari di svincolarsi dalla porzione di responsabilità in quel che è accaduto. Se fossimo in un romanzo di Sciascia parleremmo di “insabbiamento” della verità. In questo caso basta invece qualche slittamento e omissione per confondere l’ordine degli eventi, e far del sarto un colpevole invece che un mancato eroe.
Sotto gli austriaci, sembra dirci Vitali, le cose non erano poi così diverse che nell’Italia del Ventennio. Gli stessi intrallazzi, le medesime inefficienze. Uguale anche l’ambizione dei piccoli funzionari, le piccole miserie che determinano le carriere, il disinteresse assoluto per far bene il proprio lavoro. Scettico sino al midollo sulla società degli uomini, anche quando questa s'incarna nel volto di un regime apparentemente illuminato, lo scrittore bellanese simpatizza in definitiva solo con il suo eroe all’incontrario, il “morto contento”, finendo per raccontare la vicenda di un suicidio che somiglia a un allontanamento  “saggio” e atarassico, una fine scelta col sorriso sulle labbra, come unica possibile riconciliazione con le proprie aspirazioni. Ma non si tratta di una condanna della provincia e dei suoi orizzonti angusti: proprio l’espediente dell’arretramento nell’Ottocento consente a Vitali di dirci che probabilmente il mondo è tutto uguale, basta scendere a valle dopo un’ubriacatura di cime, nubi e orizzonti sconfinati per riemergersi nella modestia di sempre.
L’altro protagonista de “La leggenda del morto contento” è il lago, che partecipa, con la sua indifferenza alle vicende degli uomini, determinandole con le regole ineffabili delle correnti, quasi possedesse la potenza terribile e cieca del vulcano della “Ginestra”. Ma la sua natura si manifesta anche nelle le acque ferme per giorni, l’odore “misto di muschi e pesci morti”, la capacità dunque  di trasmutare dall’una all’altra delle condizioni dell’esistenza, il movimento incontrollabile da un lato e, dall'altro, la calma profonda che somiglia alla “fatal quiete”, per dirla, rimanendo in territori romantici, con Foscolo.
Quest’evasione dal contesto che gli è più famigliare costituisce di certo una sorpresa per i lettori più fedeli dell’autore bellanese. Ma il risultato è un racconto eccezionalmente vivo e ribelle, che mette in discussione la grande convenzione che è la vita, fingendo di navigare sotto costa, e in realtà fregandosene e sfidando il mare aperto, dimenticandosi per il respiro breve di una storia che navighiamo tutti in acque chiuse.

 
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Autore: Andrea Dusio
29/06/2011 - 11.00.00
 
"La leggenda del morto contento", l'Andrea Vitali che non ti aspetti
FOTO: "La leggenda del morto contento", l'Andrea Vitali che non ti aspetti
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