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BEIJING STORY: IL "BEST SELLER" PROIBITO

L'autore di questo "testo proibito", censurato in Cina e pubblicato solo in Italia, nasconde la propria identità dietro allo pseudonimo Tonghzi

 
 

C'è sempre qualcosa di emozionante dietro uno pseudonimo; uno pseudonimo cinese, poi, aggiunge quel tocco vagamente esotico agli occhi del lettore occidentale che può immaginare a suo piacimento un qualsiasi significato per la parola Tonghzi.

Ma quando ti rigiri tra le mani Beijing Story e scopri dalla quarta di copertina che quel nome misterioso dietro al quale l'autore si nasconde significa “compagno” (alla Palmiro Togliatti, per intenderci, non alla “compagno Garrone” del libro Cuore), ma più comunemente si può usare per dare del “frocio” a un omosessuale, allora ti viene il dubbio che forse questo sarà uno dei pochi libri in grado di scardinare un po' di quella sensazione del vivere perennemente “in tempo di pace” che buona parte della letteratura di oggi trasmette.

C'è un'altra cosa straordinaria da sapere, prima di cominciare a leggere: quella italiana, per Nottetempo curata da Mario Fortunato, è l'unica edizione cartacea che sia mai stata realizzata, in tutto il mondo. E non è certo perché si tratta di un brutto libro, anzi.

Beijing Story
sta facendo, da qualche anno a questa parte, il giro di tutta la Cina: ma non può uscire dal web, dove è apparso per la prima volta (www.shuku.net:8082/novels/beijing/beijing.html), perché la censura di Stato non permette la diffusione di una storia d'amore omoerotico, sempre in virtù della famosa teoria dei “compagni che sbagliano” che è stata tristemente famosa anche dalle nostre parti, e in tutti gli altri regimi dittatoriali.

La storia è semplicissima, forse per riflettere l'immediatezza e la spontaneità di un amore puro fino ad essere istintuale: un ricco imprenditore cinese convinto di poter comprare tutto, anche gli affetti, intraprende una relazione clandestina con Lan Yu, giovanissimo studente cantonese che gli vende la sua verginità.

Due universi che cammineranno paralleli senza mai toccarsi veramente (le “camere separate” di Tondelli sono ormai un topos in questo genere di letteratura), si delineano poco a poco i tratti essenziali del protagonista e voce narrante, Chen Handong, convinto fino all'ultimo di essere in realtà un eterosessuale molto trasgressivo, e quelli del suo giovane amante, un Bartleby orientale ancora più taciturno, che ai mille interrogativi del suo partner e della società che gli sta intorno risponde con una vitalità e una semplicità disarmanti, che lo rendono l'unico essere genuino in un mondo che ha paura di se stesso.

Il travolgente amore tra i due alternerà picchi di eros impetuoso a scatti d'odio, passando per la sconvolgente “terapia riparativa”, quella che dovrebbe “guarire” dall'omosessualità; Chen Handong, sempre in bilico tra il suo istinto e le pressioni familiari deciderà di sposarsi con una donna qualunque, tentando di inscenare per se stesso un “lieto fine holliwoodiano” sgangherato e destinato al fallimento (o al fallimento della felicità, perlomeno).

Ma quello che veramente colpirà il lettore sarà la semplicità e la scorrevolezza di questa scrittura, pulita anche se per nulla letteraria, tipica di chi ha una storia da raccontare ma non lo fa per mestiere: non si può non lasciarsi prendere da un desiderio irrefrenabile di arrivare fino alla fine, di mangiare queste pagine misteriose e avvolgenti per poi, una volta finitele, lasciarsi andare a una 'profonda commozione'.

Il libro infatti si chiude così (non sto per svelare il finale, ma anzi, il punto di partenza implicito di qualsiasi testo appartenente al genere della letteratura gay o LGBT): con la presa di coscienza da parte del protagonista dell'impossibilità, per sé e per tantissime persone con lui, di lasciarsi andare e accettare la propria vera identità, per paura degli altri ma per autocensura ancora prima, per paura di non essere più virile, di guardarsi allo specchio e doversi dire “Tonghzi”.

Perché un lettore italiano dovrebbe leggere questo libro? Perché è una storia universale, ha tutta la forza di un best seller (l'intensità e la scorrevolezza dell'Amante di Marguerite Duras con una particolarità in più), la capacità di urlare fino a bucare la censura, ma soprattutto una sua grande attualità: in tempi impossibili per l'approvazione di una legge contro l'omofobia, la scommessa di leggere questo libro in Italia, oggi, è quella che il lettore non si fermi all'idea “Non vorrei essere un gay in Cina”, ma riesca, agevolato dalla facilità con cui questo libro si legge, a fare un salto in più, ad ambientarlo nella sua testa tra le scritte fasciste sui muri di Roma, e allora sentirne davvero tutta l'urgenza, tutta la spontaneità, e tutta la commozione.

"Beijing story"
Tonghzi
a cura di Mario Fortunato
traduzione di Lucia Regola
Nottetempo, giugno 2009

 
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Autore: Gaia Rayneri
19/11/2009 - 8.45.00
 
Beijing Story: il "best seller" proibito
FOTO: Beijing Story: il "best seller" proibito
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