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LETTERATURA  ›  NARRATIVA

UNA "LOVELY PLANET" DEGLI EMIRATI PER WALTER SITI

La boom city di Dubai esplorata dallo scrittore romano in un racconto cinico e tagliente

 
 

Né guida né romanzo. Il "Canto del diavolo" di Walter Siti - accolto oltretutto nella "effervescente" collana "24/7 magazine" di Rizzoli - di cui emana new style e spirito libero, esce dagli schemi e dai generi, si legge per utilità e per piacere. Sorta di "Lovely Planet" degli Emirati Arabi, il resoconto di quest’ultimo viaggio del “vecchio” Siti, è un utile strumento per gli spostamenti di luogo e di cuore, tra Dubai e la fuga d’amore. Ed è altro.

E’ riflessione vagabonda ma puntuale che traccia una mappa turistica pulsante. E’ occhio-lente d’ingrandimento teso a mettere a fuoco la trave, l’Occidente, i suoi fallimenti, le sue contraddizioni, per svelare la pagliuzza, l’Oriente, il mondo emiratino, i suoi integralismi annacquati nel petrolio, la sua liquidità solida.

Cinico e tagliente, è racconto che scava, oltre i preconcetti e i luoghi comuni, una traccia profonda, è, senza soste, un viaggio geografico e umano. La millenaria storia dei 7 Emirati Arabi, antica penisola del Qatar, di cui beduini, sceicchi, regnanti e nababbi confermano leggendarie memorie, sconvolta dalla modernità di un’esigenza di spurgo occidentale trasformatasi in disneyane caricature urbane, si accompagna, in questo diario di viaggio del sincero gay Walter Siti, a fronzoli sentimentali di poetica bellezza, e non poco strumentali al racconto.

Casto come il colore delle perle che agitarono i pirati sulle vecchie acque del Golfo, l’inveterato tabù omosessuale si accomoda nel panorama delle contraddizioni circostanti. Come anche spesso negli affari di cuore, tra oasi, dune rosse e paesaggi sabbiosi e bollenti, l’aria rarefatta, striata da colate di lusso e cemento, è linfa vitale.

Non cattedrali ma mall nel deserto, “i centri commerciali, sono i veri monumenti, l’equivalente di quello che nella vecchia Europa sono le chiese e i musei”. Un territorio su cui sono in azione “un sesto di tutte le gru del mondo” e in cui “pare che tutta l’energia del Paese si spenda nello sforzo di ciascuno di dimostrarsi all’altezza”.

Dagli enormi cartelloni della "boom city" Dubai a plastici anche più verosimili della finale realizzazione, gli Emirati sono il “luogo della ricchezza che celebra la sua potenza intransitiva, il suo celibe giubileo”. Oasi mondiale del benessere e del we can, all’ombra di città u.c., under construction, si vendono promesse, si offre il miraggio di “quello che non c’è”.

Il "Canto del diavolo" è l’eco di un viaggio, l’urlo di un riscatto, è la grassa consolazione di un oriente che imbusta l’occidente, riducendolo a "merce in vendita", a un accumulo di “roba” in cerca d’acquirenti. E’ l’amara accettazione del bisogno occidentale di gongolarsi nel Burj al-Arab - l’albergo a forma di vela, il più alto e lussuoso del mondo, sette stelle, 18.000 $ a notte - è il fumetto di un Occidente "Paperino e Paperone", la caricatura dello straricco che straborda in vizi e del turista di borgata che sbava per un Rolex.

E’ il disegno del Paese dell’utopia in terra, del paradiso di Mefistofele, dove i sogni diventano cose, la bellezza muscoli, la fatica centro estetico, la mignotta russa ketchup sull’insalata libanese. E’ come per il deserto, anche se c’è, non serve.

E’ la denuncia di un Occidente che oltrepassa senza mistica l’ologramma di una terra fabbricata con il Lego, che calpesta luoghi in cui la geologia ha modificato spazio e desideri e il petrolio ha trasformato i cammelli in Ferrari, le capanne in torri di Babele. Il "Canto del diavolo" è viaggio di ricognizione in cerca di altri paradisi, e, nella consapevolezza che troppi son già andati perduti, l’analisi di Walter Siti è uno specchio riflesso sul capitalismo, è far luce sulla miseria dell’occidentale consumista sbeffeggiato da scaltri emiri che sfidano il progresso, riciclano l’eccesso.

Con rinnovata capacità pandemica, l’autore del "Contagio", ci restituisce così l’ultima fotografia di una realtà patinata resa ruvida dalla mancanza di anima e sentimento. “Miscela instabile di cloni imperfetti posti proprio all’imboccatura di uno dei più potenti geyser dell’economia mondiale”: la ricchezza.

 
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Autore: Antonella Giani
22/09/2009 - 12.21.00
 
Una "Lovely Planet" degli Emirati per Walter Siti
FOTO: Una "Lovely Planet" degli Emirati per Walter Siti
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