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LETTERATURA  ›  NARRATIVA

SALVATORE NIFFOI, SARDITÀ E BALENTÌA

Presentando "Il pane di Abele", lo scrittore di Orani ha spiegato il rapporto tra lingua e mondo barbaricino

 
 

Nel circolo dello stilista Antonio Marras, originario di Alghero, si è tenuta lunedì pomeriggio la presentazione dell'ultimo romanzo di Salvatore Niffoi, "Il pane di Abele", edito da Adelphi.

La giornalista e conduttrice Tv Daria Bignardi ha introdotto il discorso su Niffoi, accompagnato dalla cantante Teresa De Sio.

Ed è col richiamo ad una Barbagia antica ma drammaticamente moderna, dilaniata dagli strappi antropologici, capace di distinguere, dopo anni di dominazione, ciò che è bene da ciò che è male, che Niffoi prende la parola, per leggere e commentare passi della sua opera.

Come sempre al centro del racconto troviamo sentimenti forti; qui a far da protagonista sono l'amicizia tra Zosimo e Nemesio, novelli Caino e Abele, “vrades pro sempere” (fratelli per sempre, in lingua barbaricina), sardo il primo e continentale il secondo, e l'amore comune che li dividerà per la bella Columba, segnata da un'opulenza boteriana.

É una storia che ha in sé elementi tragici ed epici, di uomini che vivono in simbiosi con la natura. Ed è la tridimensionalità della scrittura di Niffoi a sorprendere, capace di far rivivere i personaggi nella mente del lettore, conducendolo per mano tra gli odori e i sapori di una Crapiles, nella realtà Orani, che diventa metafora della Barbagia, di quella parte di Sardegna che trasmette ancora emozioni e situazioni archetipe a chi è capace di avvicinarla senza rèmore.

La lingua oranese costituisce la struttura portante del racconto: non dunque un dialetto-comparsa, strumentale e ancillare rispetto al cuore della scrittura, utilizzata come esercizio di ostentazione. Bensì un’ anima, che è nello stesso tempo carne e sangue della storia.

Una rilettura della scrittura e dei temi di Niffoi ha poi contraddistinto i 3 brani estremamente passionali con cui Teresa De Sio ha cantato “l'amore con le parole del Sud”.

Interrogato dal pubblico riguardo alla sua fedeltà al tema della Sardegna e ad un ipotetico romanzo fuori dall'isola natìa, così risponde lo scrittore: “Ogni figlio della propria terra ha il dovere etico di cantarla e poi non c'è cosa migliore del conosciuto; racconto cechovianamente quello che ho dentro. Le mie sono radici di carne, di testa, di palle. L'amore, l'amicizia, la vendetta sono sentimenti forti che esistono e io lavoro per raccontarli, soprattutto ai giovani, per tenerne in vita la memoria e rifuggire da una pasoliniana omologazione”.

É l'immagine di un “sardo pensante”, che ha fatto della balentìa di testa” la sua bussola di vita, quella che si percepisce da questo incontro, uno scrittore che, in un'epoca di romanzieri “mocciosi”, vuole che la gente pensi, perpetuando l'eternità insita nella vera Arte.

 
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Autore: Paola Santoro
18/03/2009 - 12.40.58
 
Salvatore Niffoi, sardità e balentìa
FOTO: Salvatore Niffoi, sardità e balentìa
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