PERCHÉ HO UCCISO PIERRE, STORIA SCOMODA A FUMETTI
La graphic novel di Olivier Ka & Alfred conferma il lavoro importante svolto su questo genere dalla Tunué di Latina
La combinazione di scrittura di alto livello, in tutto simile a un romanzo sceneggiato, e di uno stile di disegno fortemente autoriale, hanno fatto negli ultimi anni della graphic novel un genere letterario cross over tra il linguaggio del fumetto, tradizionalmente confinato nell’ambito delle "B-culture", e legittime aspirazioni a entrare nel novero della vera e propria letteratura, portandovi per di più la forza di una lezione figurativa capace di attirare nuovi target verso la lettura.
Esistono prodotti che si configurano, per complessità strutturale, piani di lettura e finanche lunghezza, come veri e propri romanzi. Ma la graphic novel frequenta anche i territori del reportage, della letteratura di viaggio, della cronaca di guerra, della riflessione sociologica e dell’autobiografica. Lontano dalla logica frammentaria della “striscia”, pone in maniera nuova il rapporto tra scrittura e disegno, e dunque tra autore dei testi e disegnatore. Due figure che possono coincidere nella stessa persona, oppure restare separate. Esistono peraltro alcuni esempi negli ultimi anni di generazione di film animati di grande successo proprio a partire da questo nuovo genere. E spesso i contenuti veicolati sono estremamente significativi, per elaborazione del pensiero politico-sociale che supportano, e per la forma narrativa in cui questo stesso contenuto è, per così dire, sciolto.
Una delle case editrici che sta compiendo da qualche anno un lavoro seminale in Italia per quel che riguarda la graphic novel è la Tunué di Latina, diretta da Massimo Clemente, al quale va riconosciuto lo sforzo compiuto per accompagnare la pubblicazione di fumetti con quella di saggistica, che vada a creare una cultura della materia sempre più paragonabile alla saggistica relativa alla critica letteraria tout court.
Tra le pubblicazioni più recenti di Tunué, ha avuto meritato successo un romanzo francese, “Perché ho ucciso Pierre”, firmato da Olivier Ka e dal disegnatore Alfred, entrambi transalpini. Questa graphic novel è stata premiata al Festival di Angoulême 2007, come miglior fumetto.
Si tratta in realtà di una storia autobiografica, legata dunque alla vicenda personale dello sceneggiatore, Olivier Ka. Il tema è molto forte: l’abuso sessuale compiuto su di un adolescente da parte di un prete. Una storia che si pone curiosamente nel punto di intersezione di due tra le opere editoriali più interessanti degli ultimi anni. Da un lato, il romanzo di Michel Houellebecq “Le particelle elementari”, e dall’altro, la pellicola di Pedro Almodovar “La mala educacion”. In realtà, proprio in ragione delle radici autobiografiche del racconto, il tema è raccontato senza scandalismi né ricorso a scene violente o situazioni brutali. Il racconto procede per così dire per “accumulo”, creando una situazione disturbante che mette progressivamente a disagio il lettore ancor prima di capire quale sarà l’evoluzione della vicenda e il suo nucleo drammatico, con grande sapienza nell’economia della gestione del racconto, e un tratto garbato, con forti richiami paesaggistici, capace peraltro di seguire con il proprio respiro il ritmo stesso del racconto, dall’altro.
Dicevamo delle tangenze a “Le particelle elementari”. Olivier è un ragazzo cresciuto nell’ambiente di una famiglia permissiva, dagli ideali marcatamente libertari. Una coppia di hippie, che si è avvicinata alla pratica del libero amore, e che però permette, anche per gratificare i nonni del ragazzo, che questi abbia un’educazione religiosa 'tradizionale'. I due entrano in contatto con un prete anticonformista, Pierre, tutto chitarra e campi estivi. Pierre diventa presto per Olivier il modello di riferimento che i genitori hanno cessato di essere. Durante una vacanza in colonia, il prete avrà dunque buon gioco ad approfittare della fiducia del ragazzo per molestarlo e costringerlo a rapporti sessuali, senza l’esercizio della forza fisica, e contando solo sul suo ascendente. In questo la storia si divide dunque dalla vicenda di abusi e coercizione del film di Almodovar. Ma l’elaborazione da parte di Olivier di questo fatto è terribilmente faticosa e dolorosa, e dura per decenni. Finché, diventato uomo, non si confida con l’amico Alfred, e insieme decidono appunto di raccontare la storia all’interno di questa graphic novel.
A questo punto però, fumetto e vita s’intrecciano, perché i due decidono di tornare nei luoghi della colonia estiva. Qui trovano che inaspettatamente nulla è cambiato. Ma la sorpresa sconvolgente è che Pierre vive ancora lì. Se lo trovano di colpo davanti, e spiegano allora il motivo del loro viaggio. Segue una conversazione surreale e straniante, con i due ragazzi che lasciano il posto raggelati dal corto circuito emotivo che si è venuto a creare. Non vi è dunque nessun assassinio, né un corpo del delitto vero e proprio. Ma in quella giornata allucinante avrà in qualche modo fine il desiderio da parte di Olivier di uccidere metaforicamente Pierre, con una sorta di tragico “passaggio del testimone” del senso di colpa, a cui però non corrisponde né un sentimento di espiazione, né tanto meno, un’idea di liberazione. Potremmo in tal senso definire questa graphic novel un “horror intimista”, in cui tutto avviene sottotraccia, e proprio per questo il senso di sopraffazione di fronte alla banalità del male è ancor più deflagrante.