Milano Cultura
Milano Notizie
 
 
LETTERATURA  ›  FILOSOFIA

HEGEL LEGGE DOSTOEVSKIJ

Al Teatro Franco Parenti il terzo appuntamento con gli Aperitivi con Sophia

 
 

Lunedì 1 aprile il Teatro Franco Parenti ha ospitato il terzo dei quattro “Aperitivi con Sophia”, guidato dal docente di Filosofia Morale dell’ Università Vita-Salute San Raffaele, Roberto Mordacci. Il fil rouge degli incontri è l’espressione dell’Io all’interno di quattro documenti letterari scelti dal docente: partito da Giulietta e Romeo e dalla nascita dell'io, attraverso l'identità medioevale di Abelardo ed Eloisa, il percorso ha raggiunto con Dostoevskij e Hegel l'era moderna.

Una lettura del capolavoro di Dostoevskij, Delitto e Castigo, quella del professor Mordacci, attraverso le pagine della Fenomenologia dello spirito di Hegel, scritta circa sessanta anni prima del romanzo. Dostoevskij mette in scena la scissione della coscienza moderna, finalmente libera ma, proprio per questo, sempre colpevole e bisognosa di perdono.

La storia dell'identità dell'uomo è legata con Giulietta e Romeo al ruolo all'interno della famiglia di origine; in Abelardo ed Eloisa l'essere umano cerca di affrancarsi dal proprio ruolo e di esplorare con autonomia la propria identità. Nel romanzo di Dostevskij il tema dell'io risulta connesso con quello della colpa. La libertà e l'autonomia dell'individuo non sono identificabili come il libero arbitrio, ma sono legate alla sua capacità di creare un mondo morale; deriva quindi dall'etica. Egli si dà delle regole morali attraverso un criterio che non deriva però né da Dio né dal re, ma solo da se stesso.

Sappiamo che Dostoevskij ha letto Hegel durante il suo confino in Siberia. La struttura di Delitto e Castigo ricalca quella della Fenomenologia dello Spirito. L'epopea della libertà comincia con la creazione morale del mondo: la coscienza scopre però nell'autocoscienza di avere un potere, quello cioè di non adeguarsi alle norme. L'apertura sull'azione è rischiosa: non c'è nessuna regola che dica all'uomo cosa è bene e cosa è male e non essendo la perfezione di questo mondo il tentativo di creare un mondo perfetto è al di là dell'effettualità.

La coscienza quindi si persuade che le regole da essa create vadano bene: crediamo cioè all' uso della libertà che facciamo. Siamo consapevoli di non poter vivere nella perfezione ma ci convinciamo che le nostre regole funzionino. Il punto di arrivo di questo comportamento ipocrita è la scissione dell'individuo: non possiamo sempre fingere di vivere nel giusto. Il protagonista di Delitto e Castigo, Raskol'nikov, prima di compiere il delitto è alla ricerca di un modo in cui realizzare il “Grande Ideale”: nel suo paragonarsi a Napoleone egli si considera un “uomo straordinario” , che avrebbe potuto commettere in modo giustificato un'azione spregevole se ciò gli avesse portato la capacità di operare dell'altro bene, più grande, con quell'azione. Raskol'nikov pensa di poter trascendere il limite morale uccidendo l'usuraia, guadagnando i suoi soldi, e usandoli per fare del bene.

La libertà dell'essere è quindi al servizio di qualcosa di più grande, fino al punto di giustificare anche un delitto. E' a questo punto che si fa riferimento a Hegel: egli parla di due momenti della coscienza dello spirito: la coscienza agente, quella cioè che svolge l'azione, e la coscienza giudicante, quella che giudica appunto, che nel romanzo è incarnata da Porfirij Petrovic, il giudice istruttore. Quest'ultimo sa della colpa di Raskol'nikov e lo inchioda al suo crimine. Coscienza contro autocoscienza. L'uomo non potendo raggiungere la perfezione nel mondo che si crea, pecca sempre e comunque. Ed è anche consapevole di farlo.

La coscienza giudicante vince sempre, dimostrando che la colpa deriva dalla natura stessa dell'uomo, dalla sua identità agente. La coscienza giudicante può accettare la coscienza agente, e quindi raggiungere la sintesi hegeliana, solo attraverso il reciproco riconoscimento: la prima si riconosce nella seconda e può avvenire la riconciliazione, l'esserci dell'Io nella Dualità.

Lo Spirito Assoluto si identifica nell'unità nella colpa
. Io-Tu-Noi.

Il percorso dell'Io è quindi dal Soggetto attraverso l'Identità nella Colpa e grazie al Perdono.

Nel romanzo abbiamo diversi esempi di perdono, di riconciliazione quindi dell'Io agente con l'Io giudicante: Semen Zakharovic Marmeladov è un ubriacone senza speranza, padre di Sonja, costretta a prostituirsi (e quindi colpevole) per provvedere al sostentamento della sua famiglia. Quando un giorno l'uomo, ubiaco, viene investito da una carrozza, chiede perdono a sua moglie e a sua figlia. Il perdono viene concesso a lui e anche a Sonja nel corso della vicenda.

Raskol'nikov non raggiunge mai pienamente la sintesi: è sempre a rimuginare sulla sua azione, alla ricerca di una giustificazione. Ma il perdono per lui arriva solo alla fine, nel riconoscimento e nell'accettazione della sua azione da parte di Sonja.

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

La fotogallery necessita di JavaScript e Flash Player. Scarica Flash qui .

   
Autore: Sara Belotti
11/04/2009 - 11.11.00
 
Hegel legge Dostoevskij
FOTO: Hegel legge Dostoevskij
PRIMO PIANO
INTERVISTE
Quotidiano di notizie, eventi e personalità
Registrato presso il Tribunale di Milano con il n° 518 del 15/09/2008
Direttore Responsabile: Gianluca Grossi
Edito da Milano Web Publishing Snc  -  Web Hosting Company: Aruba SpA