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LA TRAGEDIA DI ROMEO E GIULIETTA TRA LETTERATURA E FILOSOFIA

Primo appuntamento per gli Aperitivi con Sophia, organizzati al Teatro Franco Parenti dall'Universitā Vita-Salute San Raffaele

 
 

Quando la Filosofia incontra la Letteratura e il Teatro, può risultarne una commistione decisamente gradevole e di notevole spessore. Gli spunti di riflessione non mancano, e stimoli nuovi si presentano allo spettatore. Se poi il tutto è corredato da un aperitivo nel foyer di un teatro accogliente e innovativo, l’esperienza si fa davvero imperdibile.

E’ cominciata lunedì 16 marzo, presso il Teatro Franco Parenti, la serie degli “Aperitivi con Sophia”, che prosegue per altri 3 appuntamenti nei prossimi martedì (23 e 30 marzo e 6 aprile) alle 18.30.

Il percorso letteral-filosofico mira ad indagare il tema dell’ “Io” attraverso quattro documenti lettarari: le storie medievali di Abelardo ed Eloisa e di Romeo e Giulietta, l’opera moderna di Dostoevskij letta attraverso la Fenomenologia dello Spirito di Hegel, e il romanzo contemporaneo dello statunitense Paul Auster Follie di Brooklyn.

Scopo degli incontri è analizzare la genealogia dell’Io e osservare il percorso che ha compiuto nel tempo: nell’antichità l’individuo si definiva in quanto appartenente alla polis; mentre per l’uomo medievale in quanto appartenente alla famiglia; l’Io moderno nasce invece tra il XV e il XVII secolo in quanto capacità dell’individuo di pensare e concepire se stesso nel mondo, responsabile di fronte a sé della propria identità e della propria storia; per arrivare infine all’Io contemporaneo frammentato e disperso.

La tragedia shakespeariana, in scena col titolo di “Romeo e Giulietta: nascita e tragedia dell’io moderno”, ha consentito di indagare il modo in cui l’identità cerca di affermarsi, per la prima volta, in modo indipendente dall’appartenenza alla gens e alla civis.

L’incontro a teatro è stato guidato da Roberto Mordacci, docente di Filosofia Morale all' Università Vita-Salute San Raffaele, e interpretato sul palcoscenico da un gruppo di attori (Valentina Cova, Daniele Bosio, Luca Girati e Francesco Viletti) diretti da Anna Traini, regista, attrice e insegnante teatrale.

A differenza di Abelardo ed Eloisa, che si definiscono conformandosi a certi schemi, Romeo e Giulietta sono visti come i primi personaggi a definire il proprio Io in senso moderno. Il testo shakespeariano va oltre l’essere semplicemente un dramma romantico: è un documento letterario molto più profondo che veicola numerosi significati tra cui la consapevolezza dell’importanza di definire se stesso oltre la città e la politica.

Quando Romeo e Giulietta si incontrano, si riconoscono e innamorano ‘prima’ di ogni ruolo sociale (celebre ed emblematica, appunto, la frase di Giulietta “Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo nome…”): per la prima volta acquisiscono senso i pronomi ‘io’ e ‘tu’ e l’identità si determina contro ogni struttura sociale, cioè autonomamente dal nome di famiglia.

“Nel Medioevo”, spiega Roberto Mordacci, “in un nome c’era tutto: gens, legami di sangue, stirpe. Gli individui si identificavano nel nome”. Romeo e Giulietta, invece, smettono di identificarsi col sangue e la politica, e spezzano il vincolo di identicità precedente.

Tuttavia, il loro tentativo risulta fallimentare perché, nonostante il matrimonio clandestino che afferma l’identità dei due giovani reciprocamente, il duello che porta alla morte di Mercuzio prima e Tebaldo poi riporta Romeo a legare la propria identità alla famiglia. Il reo sarà quindi condannato all’esilio, a conferma di come l’Io pre-moderno della gens abbia avuto la meglio. “Nella morte di Tebaldo per mano di Romeo”, spiega Roberto Mordacci, “è in realtà Romeo stesso a morire. E’ tutto qui il dramma dell’Io che tenta, ma non riesce, ad essere moderno e slegato dalle convenzioni”.

Giulietta si rifiuta di sposare il giovane prescelto dai genitori per lei, il padre la insulta e vede nel suo atteggiamento un tradimento verso la famiglia. La moralità del senso comune si identifica nella nutrice, la cui saggezza e prudenza evitano lo scontro tra la ragazza e la famiglia proteggendo l’Io convenzionale, ma lo riconsegnano all’identità comune. Anche per lei, l’Io smette di essere autentico e torna alla condizione pre-moderna.

La morte di Romeo e Giulietta avviene infine per consentire ai protagonisti di essere loro stessi.
La dialettica di Mordacci si alterna all’abile recitazione dei giovani attori che, in abiti contemporanei e copione alla mano, si muovono tra palco e balconata in una sala teatrale buia e suggestiva, con sottofondo di musiche di De Andrè e, al centro, una storia che parte dalla disamistade per raggiungere il nucleo e la profondità dell’io.

 
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Autore: Elisa Di Battista
23/03/2009 - 14.55.09
 
La tragedia di Romeo e Giulietta tra letteratura e filosofia
FOTO: La tragedia di Romeo e Giulietta tra letteratura e filosofia
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