"VI RACCONTO IL PROSSIMO MITO"
Intervista a Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura del Comune di Torino
Milano Cultura, con l’obbiettivo di parlare della prossima edizione di MiTo, ha intervistato Fiorenzo Alfieri, Assessore alla Cultura del Comune di Torino. Il dialogo ci dà anche modo di esplorare il perimetro di collaborazione tra le città di Milano e Torino, in virtù di uno scambio allargato, dalla cultura alle infrastrutture. Proprio mentre le 2 amministrazioni promuovono un miglioramento dell’offerta culturale, gli assetti nazionali sembrano indicare la strada di una progressiva riduzione dei finanziamenti mirati alle attività culturali.
Quali saranno i punti di forza di questa 3° edizione?
"Dal punto di vista generale del festival, possiamo dire che l’esperienza di successo delle 2 passate edizioni ha portato quest’anno a un’integrazione e a uno scambio sempre più forti tra le 2 città, producendo una crescente visibilità dell’evento oltre i loro stessi confini. Riguardo all’offerta artistica, è sempre difficile, in un cartellone che conta oltre 200 appuntamenti, evidenziarne alcuni rispetto ad altri. Mi preme tuttavia sottolineare (oltre la presenza delle più grandi orchestre internazionali, gli approfondimenti di musica contemporanea, il sempre ampio ventaglio di generi rappresentati nel cartellone e l’ormai consolidato rapporto con la danza) la monografia dedicata quest’anno alla musica del Giappone, un’operazione culturale che assume per noi un significato particolare soprattutto in relazione alla recente apertura a Torino del nuovo Museo Arte Orientale, dove non a caso abbiamo tenuto la presentazione del festival alla stampa torinese. Sono poi sempre più significative inoltre le attività di avvicinamento e – potremmo dire – di accompagnamento del pubblico, come ad esempio il ciclo di incontri “impariamo ad ascoltare la musica”.
Quale valore aggiunto ha portato la compresenza della città Milano all'evento?
"Il rapporto fra le 2 città sta diventando in questi anni sempre più strategico e dunque bisogna vedere la relazione con Milano in MiTo oltre al semplice significato artistico e organizzativo. Pensiamo ad esempio al fatto che, poco dopo la conclusione del festival, verrà inaugurata la tratta ad alta velocità che collegherà i centri cittadini di Torino e Milano in meno di un'ora. La musica ha anticipato il senso di questa nuova fondamentale infrastruttura e ha aperto la strada ad altre forme di cooperazione tra le 2 città; guardiamo ad esempio alla già avvenuta fusione tra 2 delle nostre maggiori banche, al lavoro che si sta facendo per mettere insieme le nostre 2 agenzie di trasporto pubblico, alle potenzialità di Italia 150 e dell'Expo 2015. Voglio ricordare che 5 anni fa si tenne un seminario a Cernobbio organizzato dalle 2 Camere di Commercio per stimolare la politica e le istituzioni verso una nuova fase di collaborazione, proprio in vista dell’alta velocità. MiTo è una prima risposta positiva alle aspettative delle forze economiche e siamo particolarmente orgogliosi del fatto che non ci si sia limitati a provvedimenti di tipo strutturale ma si sia saputo anche ingentilire i processi grazie alla musica e alla cultura in genere, ben consapevoli del fatto che la buona cultura ha sempre anticipato, facilitato e comunicato in modo efficace i grandi cambiamenti sociali."
Crede che le 2 città diventeranno una sorta di unico grande contenitore culturale? Sono previste altre collaborazioni?
"Già l’anno scorso, in occasione della promozione di MiTo, abbiamo provato a evidenziare la ricchezza dell’offerta culturale delle 2 città, perfettamente integrabile, che se presentata nel modo giusto non ha eguali in altre parti: pensiamo al patrimonio museale complementare e alle ricchissime collezioni, pensiamo al cartellone di eventi culturali dal grande potenziale di attrazione. Anche sulla scorta di queste considerazioni stiamo provando a estendere la collaborazione ad altri campi, primo fra tutti quello dell’arte contemporanea, dove esiste un interesse reale delle 2 città e molta materia su cui lavorare."
Attraverso quali proposte, in questa edizione di MiTo, viene sollecitata la partecipazione dei giovani in qualità di spettatori?
"Innanzitutto con una politica di “accessibilità” del festival: sono moltissimi i concerti gratuiti mentre, per quelli a pagamento, tutti i nati dal 1995 in poi pagheranno solo 5 euro. Ma naturalmente questo non basta, occorre invitare e accompagnare i più giovani all’incontro con la musica d’arte e a questo scopo sono stati organizzati appuntamenti con “divulgatori” dedicati a un pubblico meno abituato alle frequentazioni delle sale da concerto. E sempre in questa direzione, cioè il rapporto con le generazioni più giovani, è stato aperto il discorso dell’utilizzo delle nuove tecnologie; laddove non si impongano come soggetti che si sostituiscono alle ricche e consolidate forme di produzione culturale, ma al contrario come strumenti che ne arricchiscano e ne amplino le modalità d’offerta, possono costituire una risorsa importante proprio con le generazioni più giovani che dimostrano maggiore confidenza con i nuovi linguaggi."
A proposito di nuove tecnologie, quest'anno per la prima volta ci sarà una web-tv dedicata interamente a MiTo, come è nata l'idea di un nuovo canale comunicativo?
"L’idea è quella di sfruttare al massimo l’effetto festival, una presenza che deve essere avvertita il più possibile nelle città e al di fuori delle città stesse. Per questo anche la rete diventa un ambiente dove far parlare del festival, creare curiosità in chi non lo frequenta ancora e magari anche creando opportunità di interazione e scambio fra i partecipanti."
Nell'era di Internet, delle tecnologie per la comunicazione e della conoscenza in rete, crede che un evento come l'Expo possa attrarre i milioni di visitatori auspicati dalla Moratti?
"Ce lo auguriamo vivamente, e credo proprio sarà così. È vero che le esposizioni universali hanno conosciuto in questi anni fortune alterne, ma il progetto di Milano mi pare davvero di grande valore e Torino vede nell’Expo di Milano un’occasione importante cui darà massima collaborazione. Abbiamo già creato legami fra le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, che avrà a Torino la sua sede nel 2011, e l’Expo del 2015. Il programma di MiTo stesso, nelle sue pagine finali, evidenzia questo legame."
Come è stato concepito il rapporto tra evento e spazio urbano?
"Già dalle sue prime edizioni tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, Settembre Musica è stato un festival che ha “usato” la città, vale a dire che ha provato a creare, attraverso la musica, nuovi legami con il territorio. Non a caso non appena si creano novità in tema di spazi urbani (nuovi edifici, ristrutturazioni, riqualificazioni), il festival non manca mai di prevedere una puntata. Pensiamo ad esempio, negli anni, all’utilizzo di nuovi edifici olimpici, di nuove e suggestive costruzioni come la Chiesa del Santo Volto progettata da Botta o alla sede raddoppiata del Politecnico su un’importante area di riqualificazione, quella di Spina 2, fino alla già citata novità del Museo d’Arte Orientale che quest’anno ospiterà diversi incontri dedicati al Giappone."
Cosa si sta facendo a Torino per valorizzare i contesti periferici attraverso la cultura?
"Al di là di progetti specifici che da anni si stanno portando avanti in città su questo tema (molti, per la verità: dal teatro di comunità ai processi partecipativi nel campo dell’arte pubblica o della storia locale), sono 2 i punti che mi preme sottolineare a questo proposito. Il primo è la necessità che tutta la città, periferie in testa, sia dotata di servizi culturali di base. Pensiamo al ruolo che giocano in questo senso le biblioteche: non semplici luoghi dove andare a prendere in prestito un libro ma veri dinamici centri culturali dove assistere a dibattiti, frequentare gruppi di conversazione in lingua, permettere ai bambini di partecipare a laboratori di lettura, persino ricevere consulenza gratuita dai notai cittadini. È in questo senso che negli anni abbiamo impostato a Torino il ruolo delle biblioteche civiche torinesi, 15 in tutto il territorio cittadino, cui si aggiungono punti di prestito e servizi di diverso genere in aree particolari. Si tratta di una linea di intervento fondamentale e stiamo valutando la possibilità di estendere tale principio alle sale di spettacolo.
Il secondo punto ha a che fare più in generale con il tema del decentramento: chiarita la questione della necessità di servizi culturali, decentrare non significa spostare un’attività dal centro alla periferia, un’operazione che rischia di risultare a volte macchinosa e forzata, ma al contrario riuscire a creare nuove centralità a partire dalla valorizzazione delle specificità e delle opportunità dei singoli territori. Anche qui facciamo alcuni esempi: in un’area intorno al nuovo passante ferroviario sono nate, con l’aiuto e il sostegno delle istituzioni, due fondazioni private che operano nell’arte contemporanea e proprio in quella zona è partito il progetto di nuove opere d’arte nello spazio pubblico. Attraverso la cultura dunque quella zona ha acquisito una valenza cittadina, è diventata una nuova centralità grazie a questa sua nuova vocazione legata al tema dell’arte contemporanea. Una cosa simile si sta verificando sulla cosiddetta Spina 3, dove la trasformazione di vecchie fabbriche e la nascita di nuovi edifici si sta legando sempre di più al tema della scienza, dell’educazione ambientale, dei problemi dell’energia. "
Numerosi tagli hanno "ridimensionato" l'entità di svariati eventi torinesi, la città ha manifestato contro la politica dal Governo, in che direzione sta andando l'offerta culturale del nostro Paese?
"Se facciamo un discorso generale di pubblica amministrazione, mettendo insieme enti locali di vario genere fino al governo nazionale, si nota come spesso, di questi tempi, l’idea dei tagli alla cultura venga associata alle esigenze indotte dalla crisi economica che stiamo attraversando. Sicuramente il momento è difficile e tutti devono fare la loro parte. Il rischio però è quello di far passare come effetto della crisi economica attuale un disimpegno delle amministrazioni nel campo della cultura, considerandola non prioritaria per la vita e lo sviluppo del nostro Paese. Fosse così, sarebbe ancora più grave della crisi, che tutto sommato passerà. Perché non farebbe che rimandare ulteriormente le riforme necessarie per rilanciare quella che da più parti viene indicata come la vera, unica e insostituibile ricchezza italiana."
Spesso ciò che è cultura sembra derivare da un contesto di "sinistra"? Le cose stanno davvero così?
"Mi resta difficile rispondere a una domanda che ruota intorno alla parola “sembra”. Preferirei parlare delle cose che “sono” anziché di quelle che “sembrano”, altrimenti qualsiasi ragionamento rischia di girare a vuoto. Consideriamo una cosa reale come MiTo che “è” da ormai 3 anni. Io non ho mai chiesto a Francesco Micheli se è di destra o di sinistra, anche perché la cosa mi è del tutto indifferente. Micheli sapeva bene la storia di Settembre Musica: nato sotto una giunta di sinistra, continuato sotto giunte di pentapartito, rilanciato successivamente dal centro-sinistra. Così come noi sapevamo benissimo di “aiutare”, con il nostro consenso a realizzare un festival unico tra Torino e Milano, una giunta di centro-destra. Semplicemente non ci ha neppure attraversato la mente l’idea che il colore politico delle giunte in carica avesse qualcosa a che fare con l’opportunità di offrire ai cittadini di Milano e di Torino una grande occasione di incontro attorno alla musica. Ho iniziato ad avere a che fare con l’amministrazione della mia città nel 1975. Da 8 anni sono il presidente dell’Associazione delle Città d’Arte e di Cultura (CIDAC), di cui fa parte anche Milano e tante città amministrate dal centro-destra. Idem per l’Associazione Giovani Artisti Italiani (GAI). In tutto questo tempo e in questi diversi ruoli mi sono convinto che quando si lavora davvero per lo sviluppo della cultura nella società, “destra” e “sinistra” non significano nulla, a meno che non faccia comodo a qualcuno che significhino qualcosa, per pigrizia. Ma allora questo è un altro discorso."