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L'UTOPIA "FAI DA TE" DI STEVEN WILSON

Intervista al leader dei Porcupine Tree che ci ha parlato del cd "Insurgentes", sua prova solista

Ci sono personaggi che fanno un disco ogni due/tre anni (il 90% della categoria...) e poi cercano di capitalizzare il tutto con un bel tour mondiale prima di eclissarsi nuovamente per un altro paio di stagioni. Loro lo chiamano comodamente "non inflazionarsi". Poi ce sono altri, i cosiddetti "infaticabili", per cui fare musica ogni giorno (e pubblicarla magari ogni sei mesi...) è una assoluta necessità umana, corroborata spesso da egregi risultati artistici. Bè, Steven Wilson, inglese, classe 1967, è uno di "questi".

Leader acclamato dei "neo-progster" Porcupine Tree (ma a lui non fatelo sapere che i PT sono "neo-proghettari": andrebbe decisamente su tutte le furie...), il nostro lavora a pieno regime anche per Blackfield (progetto di pop sognante condiviso con il cantante israeliano Aviv Geffen), No-Man (vale a dire l'altra faccia della medaglia Porcupine Tree...), Bass Comunion (ambient-music di assoluta qualità realizzata con il maestro Robert Fripp dei King Crimson) e I.E.M. (vale a dire i fantastici Incredibile Expanding Mindfuck in cui Wilson dà sfogo alla sua passione per il kraut-rock più radicale).

Oltre a tutto ciò e a fare il produttore part-time per i suoi amici Opeth, Steven ha trovato il tempo - tra gennaio ed agosto dell'anno scorso - di realizzare il suo primo album in proprio "Insurgentes" (un'altra costola, leggermente più incrinata e free-oriented del suono-Porcupine Tree) e di presentarcelo oggi, una volta per tutte, sulle pagine di MilanoCultura.
Ascoltiamolo incuriositi...

Che effetto ti fa parlare di questo tuo "solo-album" proprio qui in Italia? Un Paese, il nostro, dove uno come Steven Wilson è particolarmente apprezzato. Ed amato...
"Well, la situazione in effetti mi crea perfino qualche imbarazzo... L'ultima volta che sono venuto a suonare dalle vostre parti, assieme ai Porcupine Tree, abbiamo fatto 'sold-out' in un locale di Milano e lì ho davvero capito quanto la mia musica fosse apprezzata dal pubblico italiano. In passato nutrivo qualche dubbio perché spesso i Porcupine Tree sono stati accostati con faciloneria ai Pink Floyd e ai Van Der Graaf Generator e pensavo che l'audience tricolore accorresse ai nostri show solo perché era in cerca di una certa idea di 'progressive romantico'. Invece siamo piaciuti loro anche con un album ostico come 'Fear Of A Blank Planet' (l'ultima prova in studio del 'Porcospino' datata 2007, Ndr), un'opera che prendeva spunto da band decisamente più pesanti come Meshuggah, Opeth e, ovviamente, i miei amati King Crimson... Insomma, la mia ultima esperienza milanese mi ha spiegato che voi italiani credete in me come vero artista e non solo come leader di una band, ehm, prettamente malinconica...".

E' stato questo tuo essere costantemente "artista 24 ore al giorno" che ti ha portato alla realizzazione di un disco come "Insurgentes"? Non bastavano già Porcupine Tree, Blackfield, I.E.M. e Bass Comunion ad esprimerti in tutto e per tutto?
"No, perché - se lo ascolti attentamente - 'Insurgentes' svela ai miei fan un'ennesima visione della musica di Steven Wilson: in questo caso, quella più estrema e disturbante... Ti faccio un esempio: quando compongo per i Porcupine Tree so già in partenza che, per quanto libera, la mia musica dovrà comunque esprimere solamente un lato di ciò che è già il 'sound' di quella band. Non potrei mai, da questo punto di vista, incidere un disco dei PT completamente unplugged o, all'opposto, incentrato su sonorità aspramente dissonanti: sarebbe una sorta di suicidio artistico... Quando faccio musica come Steven Wilson, invece, posso mischiare tranquillamente rumori industriali e chitarre acustiche, King Crimson e Nine Inch Nails. Scordarmi completamente delle tastiere oppure tornare ad utilizzarle come strumento-base. Flirtare per nove minuti con il riff in 21/8 di 'Salvaging'. Esperimenti del genere non li senti in ogni cd. E' un modo completamente diverso di concepire l'arte, credimi...".

Ok, ma agendo in questa maniera non si crea anche un po' di confusione? Voglio dire: ti capita mai di andare in studio per realizzare un tuo disco solista e poi uscirtene con una idea che, al tirar delle somme, suonerebbe meglio su di un disco dei Porcupine Tree o dei Blackfield?
"Assolutamente sì: ogni volta che entro in studio ho sempre a che fare con una gran confusione (ride, Ndr) ! Non per niente, nelle pause di 'Insurgentes', mi sono trovato a comporre qualche nuova canzone per i Porcupine Tree e così facendo...".

Così facendo... Vai pure, avanti.
"Bè, ora come ora, il nuovo cd dei Porcupine Tree è definitivamente scritto ed arrangiato, questo mese di marzo lo incideremo una volta per tutte per darlo poi alla Roadrunner in vista di un'uscita ufficiale che avverrà il prossimo settembre. Come vedi, il mio mondo è sempre in costante movimento ed ogni cosa che svolgo, inevitabilmente, finisce per echeggiarne un'altra".

Facciamo un passo indietro: perché un titolo come "Insurgentes"?

"Perchè uno degli studi in cui lo abbiamo registrato si affacciava su Avenida de los Insurgentes che si trova a Città del Messico ed è la via più lunga del mondo. Mi piaceva quella parola in spagnolo che richiamava i 'ribelli' perché, in un senso prettamente romantico del termine, un po' ribelle lo sono sempre stato anch'io. Nel mio approccio alla materia musicale, naturalmente, e anche nei rapporti con le varie case discografiche, grandi o piccole che siano. Meglio le piccole, comunque (sorride, Ndr)...".

Non per niente il tuo disco esce per la minuscola "K Scope"...

"Sì, inizialmente lo avevo fatto uscire in edizione limitata solo tramite il mio website assieme ad un libro fotografico che documenta il mio anno sabbatico (il 2008, Ndr) dal mondo dei Porcupine Tree; però in due settimane appena avevo già esaurito tutte le copie stampate... E così ho preso in considerazione anche l'ipotesi di una release tradizionale. Nonostante questi siano tempi grami per l'intera industria discografica...".

Di conseguenza è dura vivere d'arte in questo 2009 che grida sempre più spesso a "fenomeni a scadenza controllata"? Lo chiedo soprattutto a te che hai un approccio molto "Seventies" in quel tuo modo di fare musica senza barriere...

"Mah, io non posso davvero lamentarmi perché, non avendo una famiglia da mantenere, bambini da sfamare o manager da compiacere con un hit-single ogni sei mesi, posso permettermi di fare tutto quello che mi passa per la testa. Per molti non è così e quindi ecco spiegato perché, al giorno d'oggi, escono molti dischi brutti. Ma, business a parte, credo che la cose basilari che contino in questo 'mestiere' siano la curiosità infantile e la personalità. In musica non si scopre più nulla di artisticamente inedito dal fenomeno della techno, a fine anni '80, e quindi ben vengano personalità come quelle degli Smiths o dei Nirvana che, con strumenti tradizionali, hanno generato rivoluzioni che celebriamo ancora al giorno d'oggi... Morrissey ha personalità esattamente come ce l'aveva Kurt Cobain o sperimentatori odierni tipo Thom Yorke (nome non a caso: sentite come Steve canta nel brano "Harmony Korine", il primo singolo di "Insurgentes", Ndr), Trent Reznor e forse pure Steven Wilson (ridacchia, Ndr) ...".

Domanda secca: qual è il più grande male, quindi, della musica contemporanea?
"Per me ha principalmente a che fare con la predominanza assoluta del RnB moderno in ogni settore del music-business. Prendi un programma come 'American Idol' o la versione inglese di 'X Factor': possibile che tutti, ma proprio tutti, i concorrenti in gara debbano cantare come cloni di vocalist RnB e non come Robert Plant, Ian Gillan o Jon Anderson?! Il diavolo, in senso buono, al giorno d'oggi è Kanye West come, dieci anni fa, lo era Puff Daddy, uno che è diventato famoso rovinando una vecchia hit dei Police ("Every Breath You Take" tramutata in "I'll be missing you", Ndr). E poi che altro ha fatto di artisticamente rilevante questo Puff Daddy? A me risulta niente... Vogliamo parlare di vero hip hop? Ok, allora ridatemi Public Enemy, A Tribe Called Quest, De La Soul, etc. Non fraintendermi: amo le sonorità nere, Donna Summer è una delle mie artiste preferite per il gusto nell'azzeccare il groove ma, ora come ora, vedo la black music di questi anni ficcata davvero in un bel pasticcio. Un brutto posto dove io non voglio entrare".

Ti piacerebbe tornare a fare il produttore a tempo pieno? E magari riprendere a lavorare con gli Opeth con i quali, nel 2003, hai inciso lo strepitoso "Damnation"...?

"Scherzi? Mikael (Akerfeldt, il leader della formazione svedese, Ndr) me lo domanda ogni volta che deve preparare un nuovo disco e pure io amerei ripetere un'esperienza del genere. Ma, purtroppo, non ho tempo nè per loro, nè per altre band: tra Blackfield, carriera solista, Porcupine Tree, la rimasterizzazione in versione quadrofonica dei vecchi album dei King Crimson (i primi titoli saranno disponibili a maggio, Ndr) e impegni vari, non posso proprio permettermelo. Magari in futuro, chissà...".

Deduco dunque che per te sarà un problema andare in tournée per la promozione di "Insurgentes"...
"Esatto. Io vorrei organizzare un tour per suonare questi brani ma è come se ti dicessi che mi piacerebbe realizzare una colonna sonora per un film di culto: tra il dire ed il fare, infatti, ci stanno di mezzo spese di produzione, impegni dei musicisti (nell'album suonano anche Gavin Harrison dei Porcupine Tree, Tony Levin e il tastierista dei Dream Theater, Jordan Rudess... Ndr) e il nuovo disco dei PT di cui ti accennavo prima. No, la vedo dura come situazione...".

Quindi, quando ci si rivede?
"Probabilmente l'autunno prossimo, quando i Porcupine Tree torneranno a suonare dal vivo un po' ovunque. Italia compresa, ovviamente".

Il sito ufficiale di Steven Wilson (in italiano).

Guarda il video di "Harmony Korine".

La storia e la discografia dei Porcupine Tree.

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Autore: Simone Sacco
10/03/2009 - 9.00.00
 
L'utopia "fai da te" di Steven Wilson
FOTO: L'utopia "fai da te" di Steven Wilson
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