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L'OCCHIO TAGLIATO DI LUIS BUŅUEL E LA FERITA DEL CINEMA

Un passpartout per l'inconscio nei primi lavori d'impronta surrealista del grande maestro spagnolo

 
 

La collana "Eccentriche Visioni" di Rarovideo dedica al genio di Luis Buñuel Portolés (Calanda 1900 – Città del Messico 1983) un cofanetto di DVD assolutamente imperdibile per gli amanti del genere; una raccolta di 3 film che rappresentano un traguardo essenziale sia per la storia del cinema che per la vita del celebre regista. L’analisi di queste straordinarie pellicole è agevolata dai contenuti extra che completano il cofanetto; tra questi sono sicuramente molto interessanti gli approfondimenti curati dal professor Bertetto (docente di filmologia presso l’Università La Sapienza di Roma) e alcune curiosità sulle abitudini e i pensieri del regista spagnolo.

Dopo aver frequentato il collegio dei Gesuiti, esperienza che segnerà profondamente la sua futura produzione cinematografica e le sue posizioni politiche, Luis Buñuel termina gli studi universitari a Madrid, per poi trasferirsi a Parigi nel 1925. La capitale francese, abituata ad accogliere talenti di ogni arte, sarà anche per lui luogo di ricca sperimentazione, come testimoniano i suoi primi film raccolti in questo cofanetto, nei quali appare più o meno evidente l’influenza del gruppo surrealista. La raccolta si apre con il cortometraggioUn chien andalou girato da Buñuel nel 1929, con l’aiuto dell’amico Salvador Dalì. E’ un traguardo cinematografico dichiaratamente avanguardista sin dal titolo antifrastico, nel quale taluni critici hanno individuato indiretti intenti polemici legati agli incontri accorsi in ambito universitario.

L’inventiva onirica e gli orizzonti cinematografici presentati dalla pellicola sembrano indizi utili ad attribuire un ruolo centrale al surrealista Dalì, già avvezzo al metodo di creazione artistica d’avanguardia, intenzionato a creare una pellicola dedicata al mondo dell’inconscio e ai turbamenti del desiderio. In effetti è in questo particolare periodo sperimentale che il cinema diviene il nuovo tramite attraverso il quale analizzare la dimensione dell’immaginario, proprio in concomitanza con l’invenzione del metodo paranoico-critico teorizzato dallo stesso Salvador Dalì, secondo il quale tutto il materiale emerso dal mondo dell’irrazionale deve essere sottoposto ad un processo di riordino concettuale dettato dal delirio. Tale analisi potrebbe essere stata applicata anche in “Le chein andalou”, film interpretato da taluni critici come la rappresentazione del processo di sviluppo sessuale che avviene nel mondo maschile; una maturazione fatta d’incontri ed esperienze che coinvolgono l’universo femminile, attraverso una scrittura filmica incentrata sull’oggettivazione dell’inconscio e dei suoi fantasmi.

Il giovane protagonista, inizialmente rappresentato nella condizione di androginia che caratterizza l’infanzia, matura successivamente verso forme di autoerotismo e desiderio sessuale anche regressivo. E’ possibile ipotizzare che l’intenzione di Buñuel fosse di esaltare l’istinto sessuale maschile, fragile e spesso ostacolato dalla religione e dalla cultura; tali istituzioni sarebbero qui incarnate nelle forme di pianoforti, monaci maristi e asini putrefatti, rappresentati nell’atto di frenare passivamente la tensione sessuale del protagonista. La maturazione interiore cui potrebbe accennare la trama della pellicola è introdotta da un epilogo di nota fama; si tratta del taglio dell’occhio eseguito per mano dello stesso Buñuel, atto cruento e irrimediabile che suggerisce una lettura meta-cinematografica delle immagini.

L’organo della vista tagliato con il rasoio nel centro della pupilla, oltre a suggerire la consapevolezza di offrire allo spettatore una visione diversa che oltrepassa la normale percezione della realtà - senza tuttavia precludere la sofferenza fisica e psichica che ciò comporta - introduce ad una serie di componenti sadiche (donna-feticcio, etc…) che accompagneranno i personaggi verso una rappresentazione pessimistica dell’eros, irrimediabilmente destinato a una fine drammatica. Ne è prova l’ultima inquadratura, nella quale i due protagonisti, dopo aver appagato i propri desideri sessuali, restano sepolti nella sabbia, immobilizzati in uno stato di morte apparente.

L’anno successivo all'uscita del primo cortometraggio, Buñuel irrompe nuovamente nell’ambiente cinematografico conL'âge d’or (1930). Le analogie con “Un chein andalou” sono evidenti.
Il titolo inneggia a un’età dell’oro, in realtà identificativa di una società profondamente segnata dalle contraddizioni e da componenti negative che ne infangano lo sviluppo civile.

La trama del lungometraggio, dall’andamento frammentario e in parte sconnesso, narra la sofferta storia d’amore di 2 giovani la cui serenità è ostacolata dalle Istituzioni e dai principi di decoro imposti dalla società. Il film è articolato in 6 episodi, introdotti da un documentario sugli scorpioni, cui segue la fondazione di una città mediterranea ad opera di alcuni maiorchini, irrazionalmente identificata coma la 'Roma Imperiale'. La cerimonia è interrotta dall’atteggiamento trasgressivo di una coppia di giovani colti da improvvisa passione; essi, abbandonandosi a effusioni amorose e rotolandosi nel fango sotto gli occhi scioccati degli spettatori, sono stati interpretati dalla critica come la metafora del contrasto che intercorre tra i diritti dell’eros e la logica organizzata della società.

Il percorso intrapreso dai personaggi – di chiara derivazione freudiana – conduce sino all’oggettivazione stessa dell’attrazione amorosa, rivelando tutta la fragilità del desiderio maschile animato dalla mancanza e dalla trasgressione, cessati i quali perde d’intensità e svanisce. Il delirio emergente dal turbamento psichico del protagonista sfocia nell’episodio conclusivo della pellicola dall’intento dichiaratamente blasfemo; in esso Cristo (interpretato da Lionel Salem) veste i panni del duca di Blangis, personaggio della celebre opera di De Sade Le 120 giornate di Sodoma, nel quale gli atti impuri, compiuti senza alcun freno morale, spiegano il motivo della censura vivamente richiesta dalle Istituzioni cristiane. L’attacco alla religione non cessa neppure nell’ultima scena, ove l’inquadratura di una croce da cui pendono scalpi di uomini è stata interpretata come la metafora del ruolo repressivo esercitato dal cristianesimo nei confronti delle tensioni sessuali.

Nel complesso "L'âge d'or" colpisce per l’eterogeneità dei temi affrontati non più convogliati verso il ruolo dell’uomo come in “Un chein andalou”, ma piuttosto incentrati sul concetto di violenza ed eros che giocano un ruolo essenziale nel progresso delle società. A tale riguardo alcuni critici hanno individuato in questa pellicola un volontario riferimento allo sviluppo della civiltà occidentale, collegamento che potrebbe essere stato suggerito da Buñuel tramite la riproposizione in "chiave polemica" di alcuni pilastri fondamentali della società, quali l’antica cultura romana e le istituzioni religiose.

A completare la raccolta è il film documentarioLas Hurdes (1933), girato un anno dopo il rientro in Spagna di Luis Buñuel grazie ai finanziamenti stanziati da un amico anarchico, intenzionato a produrre una pellicola di forte denuncia sociale.

Il documentario è caratterizzato da un testo duro e sgradevole che mostra le condizioni di povertà di alcuni paesi della profonda Spagna, dimenticati dal resto dell’Europa e dunque estromessi dal processo di sviluppo sociale. A caratterizzare il montaggio del film è l’occhio antropologico adottato da Buñuel, uno sguardo insistente e documentario di una realtà fatta di miseria e privazioni. Proprio in questo approccio è stata individuata la volontà del regista di effettuare una ricerca mirata al recupero delle forme sgradevoli e mostruose assunte dai corpi devastati dalla malattia, secondo una tradizione tutta spagnola che trova il suo primo esponente in Francisco Goya (Fuendetodos 1746 – Bordeaux 1828) e nelle sue opere pittoriche di forte impatto umano.

Alla base dell’investigazione antropologica svolta da Buñuel non vi è la semplice registrazione della realtà, bensì un processo di manipolazione delle immagini e assemblaggio delle riprese finalizzato a coinvolgere 'emotivamente' lo spettatore affinché sia lentamente suggestionato a condividere gli stessi intenti polemici che animano il regista. L’importanza di questo film è dettata pertanto non solo dal particolare processo di montaggio che lo distingue dalle altre produzioni documentarie ma anche dalle particolari analisi interpretative avanzate dalla critica alla luce dell’innovativo approccio adottato dal regista.

Alcuni sottolineano la profonda svolta compiuta da Buñuel con il ritorno in Spagna, un allontanamento dal fertile ambiente parigino che a loro avviso implicò la maturazione di uno spiccato interesse verso la ricerca di un realismo puro, sia a livello concettuale che formale. Altri critici invece, preferiscono evidenziare la continuità intercorrente tra questo tipo di produzione cinematografica e le precedenti sperimentazioni d’avanguardia, poiché a loro avviso entrambe manifestano la posizione anticlericale e di contrasto verso tradizioni e istituzioni sociali che contraddistingue il pensiero di Buñuel.

Prescindendo dalle interpretazioni testé riportate, “Un chein andalou”, "L'âge d'or" e “Las Hurdes” sono unanimemente riconosciuti come traguardi fondamentali nella storia del cinema, sia per gli 'orizzonti cinematografici' raggiunti grazie all’influenza diretta del surrealista Salvador Dalì, sia per il metodo assolutamente innovativo maturato da Buñuel negli anni a venire.

"Visioni Eccentriche"
Anno: 2009
Nazione: Francia
Formato: 35mm
Produzione: RAROVIDEO

 
GALLERIA FOTOGRAFICA

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Autore: Alice Sala
29/10/2009 - 19.27.00
 
L'occhio tagliato di Luis Buņuel e la ferita del cinema
FOTO: L'occhio tagliato di Luis Buņuel e la ferita del cinema
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