FICTION FEST, SE IL GLAMOUR È IL CANE REX
Attorno alla manifestazione capitolina infuria la bagarre tra PD e Pdl. Ma la realtà è che continua a trattarsi di un non evento, sospeso tra Mipcom e Telegatti
Ha tagliato corto Renata Polverini sulla questione del debito di 7 milioni di euro della Fondazione Rossellini, evitando le trappole della conferenza stampa (senza nemmeno microfoni in sala, e dunque con domande dei giornalisti che nessuno ha sentito) di presentazione del Roma Fiction Fest. E vorremmo tagliare corto anche noi. Il problema non è se i soldi sono spesi da amministrazioni di destra o di sinistra, dalla fondazione x o da quella y. Si tratta di capire piuttosto a cosa serve questa manifestazione, che sembra un po’ un duplicato del Mipcom, un po’ un’anteprima della Festa del Cinema e un po’ la versione capitolina del Telegatti. Si è tanto parlato anzitutto della sezione “Industry”, lo spazio in cui broadcaster internazionali e produttori italiani dovrebbero prendere accordi in merito all’esportazione del nostro prodotto. Ma è proprio così azzeccata in tal senso l’idea della nuova calendarizzazione, con l’evento romano a ridosso del mercato televisivo di Cannes (l’uno ha chiuso venerdì 29, l’altro apre lunedì 3 ottobre). Dietro c’è probabilmente la convinzione che molti buyer possano fare una sorta di tour dell’Europa mediterranea, tra sponde del Tevere e Costa Azzurra. Una suggestione più da Dolce Vita che da crisi economica globale, ma tant’è. Quel che ci sembra più importante rilevare è l’assoluta indifferenza della città verso la manifestazione. Il Roma Fiction Fest resta a tutti gli effetti un appuntamento per gli addetti ai lavori. I cinque giorni di proiezioni (gratuite) all’Auditorium non sono infatti riusciti a massificare il pubblico, che continua ad affollare solo gli eventi legati alle produzioni italiane e diserta quelli incentrati sulle anteprime delle serie Tv internazionali. Mercoledì 28, per esempio, il RFF ha ospitato una serata interamente dedicata ai nuovi prodotti di Sony Pictures Television, nel corso della quale è stato proiettato il pilot di "Pan Am", che è considerata dagli addetti ai lavori la serie Tv più attesa della stagione (con una media di spettatori negli Usa pari a 11 milioni per la prima stagione). A “contorno” c’era il piloto del nuovo "Charlie’s Angels" (8 milioni di spettatori, per il ritorno di quello che è stato un fenomeno di costume) e due nuovi prodotti, "Necessary Roughness" e "Unforgettable", entrambi di una qualità che fa invidia alla maggior parte dei nostri film che transitano dalla sala. Ma al Teatro Studio c’erano poco più di cento persone: la sala si era svuotata poco prima delle 20. Chi, come il sottoscritto, attendeva a quell’ora di entrare, ha visto sfilare il pubblico che abbandonava l’anteprima italiana di "Rex IV", affollata all’inverosimile, mentre la security fremeva perché di lì a poco sarebbe passata “la delegazione di Distretto di Polizia”: con tutto il rispetto per il team del X Tuscolano, sembrava che fossero in attesa del Presidente della Repubblica. Lo scenario della Roma Fiction Fest a oggi francamente è questo: screening di novità di prodotto quali si vedrebbero a delle ipotetiche “giornate professionali” della televisione, trasformati artificiosamente in un festival. Con una certa confusione tra mondi professional e consumer, una patina glamour casereccia, e la sensazione che i prodotti migliori finiscano per passare inosservati. Ah, dimenticavamo i premi: Migliore serie televisiva è stata nominata “Romanzo criminale 2”. Come a dire, siamo qui a vedere il prodotto nuovo, e poi premiamo un prodotto “vecchio”. No, decisamente c’è qualcosa che va ripensato. A prescindere dall’entità dei finanziamenti e da chi li sborsa.